Formula 1

Terruzzi: "Dopo le lacrime, che la F1 rifletta sull'assurda morte di Bianchi"

Dedicata al pilota francese la vittoria del Bancarella con il libro sull'ultima notte di Senna, il giornalista invita a rivedere la sicurezza in pista

Jules-Bianchi

Dario Pelizzari

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"Era un ragazzo carino, perbene. E non è una frase fatta. Bianchi meritava di più e speravo che ce la facesse ad avere un po' di soddisfazioni". Il noto giornalista Giorgio Terruzzi ha ritirato il Premio Bancarella per il suo "Suite 200 - L’ultima notte di Ayrton Senna" a poche ore dalla notizia della morte di Jules Bianchi, alla cui memoria ha dedicato il premio. Un bagno di gioia in un mare di lacrime. "Era un pilota Ferrari: un privilegio, ma pure una complicazione. Perché per salire sulla monoposto del Cavallino devi avere la meglio su una concorrenza molto agguerrita e devi saper amministrare responsabilità enormi. Chi lo sa cosa gli avrebbe riservato il destino. Mi piace pensare che sarebbe riuscito a guidare macchine più competitive dei 'cancelli' con il volante che gli venivano consegnati". Bianchi non c'è più. Come Ayrton Senna. 

Ventuno anni dopo la morte del fuoriclasse brasiliano, la Formula 1 piange un altro pilota. Allora, come oggi, le cause dell'incidente sono state oggetto di analisi diverse e spesso contrarie.
"Senna è morto per un guasto meccanico, come moltissimi altri piloti. La storia delle corse è piena di episodi del genere. Per Bianchi è tutto un altro paio di maniche. C'era un mezzo di soccorso in pista durante una gara e io non sono affatto d'accordo con l'esito di un'inchiesta che ha parlato di fatalità. A mio avviso, non sta né in cielo né in terra che un pilota che esce dalla pista trovi sulla sua strada un trattore. Qualcosa non ha evidentemente funzionato. E va bene che i trattori in pista ci sono sempre stati: si sbagliava anche prima. Se un ragazzo muore perché va a sbattere contro un trattore non siamo più nell'ambito delle corse, ma di qualcos'altro. Abbiamo a che fare con un elemento estraneo al mondo della Formula 1. Per non parlare della gestione del momento, certamente non impeccabile. Si sbaglia, sbagliano tutti. Ma non liquidiamolo come incidente di pista".

 

Per ragioni diverse, anche l'incidente che ha coinvolto Fernando Alonso a inizio stagione è stato coperto almeno inizialmente da mezze bugie e omertà. A chi fa paura la verità?
"Spesso la verità è connessa a un interesse molto articolato. E la complessità di questo sport certo non aiuta. I dati telemetrici di una macchina, tanto per capirci, sono in mano alle squadre, che possono comunicarli se e come vogliono. Dietro a una gara di Formula 1, ci sono interessi grandissimi, mai come oggi legati al mondo della produzione di serie. E i motori ibridi della Formula 1 sono stati deliberati proprio in questa direzione. Secondo me non sapremo mai la verità sul caso di Alonso. Le possibili implicazioni tecniche di quanto è accaduto al Montmelò sono difficilmente comprensibili per noi. Se qualcosa si rompe, devi fidarti di quanto ti avevo detto, impossibile fare altrimenti".

Parole di Senna: "Ci sono molti modi per provare un’emozione e c’è solo una cosa particolare che la Formula 1 può fornire. Siamo sempre esposti al pericolo. Pericolo di farsi del male. Pericolo di morire". E' ancora così?
"Ogni tanto ci dimentichiamo che la Formula 1 è uno sport in cui morire è un attimo. Dalla scomparsa di Senna sono stati fatti tanti passi in avanti in tema di sicurezza, ma non è possibile scongiurare del tutto il rischio che è inevitabilmente collegato al mondo dei motori. Chi fa il pilota fa una scelta che contempla un'eventualità del genere. Lo mette in conto. Hanno un modo di trattare il rischio completamente diverso dal nostro. Non possiamo comprenderli fino in fondo. Il fascino delle corse sta anche in questo. Nel vedere persone che vanno oltre il limite del comune sentire. Non possiamo negarlo, il mito dell'automobile è cresciuto grazie al trittico sangue-velocità-rumore. Sì, si può morire, dobbiamo metterlo in conto sempre. E' un attimo".

Come giudicare le nuove soluzioni per la sicurezza in pista proposte dalla Fia dopo l'incidente di Bianchi?
"Ora se c'è un trattore in pista, fermano la corsa subito. E questo dimostra che prima c'era qualcosa che non tornava. L'incidente di Bianchi ha preso forma sulla pista bagnata in regime di bandiera gialla. Il pilota non ha rispettato il limite di velocità previsto e sappiamo come è andata a finire. La Fia lo dice da tempo: non lo rispetta nessuno. Perché con la bandiera gialla chi sta dietro corre più forte per recuperare il distacco con chi sta davanti. Cosa vogliamo fare? Sanzionare tutti? Sicuri che non nascerebbero polemiche anche su questo? Ecco, il problema vero sta tutto qui. La sicurezza vera non va quasi mai di pari passo con la voglia di fare spettacolo".

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