Ferrari e Mercedes insieme per Schumacher

A un mese dall'incidente, le due scuderie aprono i test di Jerez incitando il campione. La cui gara per la vita ricalca quella dell'ex-pilota Philippe Streiff, da noi intervistato

Gli uomini della Ferrari "espongono" ai box il cartello d'incoraggiamento per Michael Schumacher. – Credits: Ansa.

Marco Pedersini

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Come sempre, Michael Schumacher sta correndo contro il tempo. Ma quella che combatte, al quinto piano dell’ospedale di Grenoble, è una lotta a cui i suoi tifosi non erano abituati. Sono corsi all’ospedale nei giorni dopo l’incidente e ancora vi ritornano, ora che è passato un mese dal giorno in cui il sette volte campione del mondo usciva di pista, a Méribel, urtava una pietra e andava a picchiare la testa su un masso.

“Michael è un combattente, non mollerà”, aveva scritto su Internet la famiglia di Schumacher, all’inizio del mese, prima di chiudersi in rigoroso silenzio, insieme a tutti i propri collaboratori. Secondo il francese Journal du Dimanche, i familiari non parlano perché i tentativi di svegliare Schumacher dal coma artificiale non hanno dato l’esito sperato. Gli amici non si arrendono: le vetture di Mercedes e Ferrari, oggi, hanno girato a Jerez de la Frontera con la scritta “Forza Michael”.

Sono momenti che Philippe Streiff, ex pilota di Formula 1, conosce molto bene. Ci erano voluti un mese e mezzo di coma e tre anni di riabilitazione per riportarlo in forze, dopo un terribile incidente nel 1989. L’ha salvato il professor Gerard Saillant, lo stesso che avrebbe operato Schumacher dopo il terribile incidente del 1999 a Silverstone. Lo stesso che si è precipitato a Grenoble nelle prime ore dopo l’incidente sugli sci. “Saillant gli ha salvato la vita”, dice Streiff a Panorama.it, “Schumacher aveva un’emorragia molto brutta e lui ha fatto di tutto per farlo operare una seconda volta. Dopo quella seconda operazione non è più in pericolo di vita, ma la ripresa, se ci sarà, sarà molto lenta”. Streiff dice di essersi salvato “perché avevo un casco diverso e perché la mia lesione non era al cervello. A preoccupare Saillant è la gravità della lesione al cervello di Schumacher, che ha riportato una lesione bilaterale”.

Gary Hartstein, che è stato medico della Formula 1 per quasi tutta la carriera di Schumacher, invita alla cautela: “Michael è tenuto in coma artificiale, cioè i medici stanno facendo in modo di ridurre il flusso di ossigeno che arriva al cervello, per farlo lavorare meno e dargli tempo di recuperare. Se e quando si risveglierà dal coma in cui è mantenuto, le sue condizioni saranno stabili, ma critiche. Dobbiamo essere franchi: è estremamente improbabile (lasciatemi dire, virtualmente impossibile) che vedremo mai più il Michael che conoscevamo prima di questa caduta”.

Per Hartstein è arrivato il momento di riflettere sugli standard di costruzione dei caschi da sci: “Sono disegnati e omologati (quando sono omologati) solo per prevenire il rischio di fratture al cranio. Il fatto è che si possono avere lesioni importanti che non hanno nulla a che fare con la rottura di ossa del cranio. E, purtroppo, gli ematomi di Michael Schumacher sono lì a dimostrarcelo”.

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