Vi racconto com’era Senna a sedici anni

Attuale vicepresidente del colosso alimentare, Paolo Barilla ha un passato da pilota. Che lo ha portato a sfidare, da ragazzino, l’icona della F1. A vent’anni dalla morte ecco il suo ricordo

Un giovanissimo Ayrton Senna – Credits: Getty

"Ricordo bene l’arrivo dello “straniero” nel 1978. Al tempo, Parma aveva la pista di kart più importante del mondo, San Pancrazio. Qui Ayrton Senna si vedeva spesso".

A vent’anni dalla scomparsa nel Gran premio di San Marino Paolo Barilla racconta l’apparizione nella Bassa di quello che in pochi anni diventerà l’icona della F1. L’attuale vicepresidente del colosso alimentare che porta il suo cognome, in gioventù è stato un pilota di talento: sui kart ha vinto un campionato italiano nel 1976. Il circuito dove osservò i primi passi dello "straniero", che sorgeva vicino agli stabilimenti di famiglia, non esiste più: al suo posto c’è un centro commerciale. Ma è qui che, nei giorni in cui l’Italia piange la morte di Papa Albino Luciani, fa il suo primo incontro con quel brasiliano dall’espressione malinconica arrivato in Italia per inseguire il proprio sogno. Ayrton è riuscito a farsi dare dal padre i 7.500 dollari necessari per correre il mondiale di kart. "Andò alla Dap, un produttore di kart che però aveva già in squadra un pilota molto forte, Terry Fullerton. Eravamo entrambi ragazzini, ma quando lo vidi guidare pensai: ecco uno differente. Aveva un’altra classe, un’altra mentalità, un altro modo di comportarsi".

Senna era già un gradino sopra gli altri. "Si inventò uno stile di guida" continua. "Bisognava vederlo per capire: in frenata metteva il kart di traverso, sia nelle curve veloci che in quelle lente. Poi, toglieva una mano dal volante e la metteva sul carburatore". Una tecnica che i kartisti adottavano solo negli ultimi 20 metri del rettilineo per non far grippare il motore. "Lui lo faceva anche in altre parti del circuito per avere più benzina nel momento in cui avrebbe dato gas. Una tecnica sviluppata solo con la sensibilità: allora non esistevano il rilevamento dati e il flussometro per capire se un certo stile di guida pagava".

La comune passione pistaiola li farà incrociare anche anni dopo, nel 1990, in Formula uno. È la stagione in cui Senna vince il secondo mondiale. Barilla guida una Minardi e comincia a vedere altre sfumature nella personalità del pilota. "Domingos Piedade, un portoghese che gli faceva da manager e che seguiva anche Michele Alboreto, mi disse che era geloso del fatto che stesse anche nel box di Michele. Mi raccontò di un suo ordine perentorio: “Tu stai qui e guardi me”. Non voleva che guardasse l’altro pilota" ricorda divertito.

Senna era sì un campione, ma diverso dai piloti-computer della generazione successiva. "Parlava pochissimo, stava in officina tutto il giorno, ma era una persona assolutamente conviviale" ricorda Angelo Parrilla, 68 anni, il patron della Dap che ai tempi gli dava ospitalità due volte all’anno, nei periodi delle gare europee più prestigiose, nella sua villetta di Rozzano, periferia sud di Milano. "Era un piacere viverci assieme. E si vedeva che era un ragazzo con un’educazione superiore". Ancora oggi ne conserva con gelosia molti ricordi e cimeli. "I biglietti d’auguri che ci mandava ogni Natale ce li ho ancora tutti".

Parrilla è stato testimone anche di un lato meno noto del campione che, al culmine del successo, fu oggetto di una calunnia di Nelson Piquet: come mai Senna non si faceva mai vedere in giro con belle ragazze? "Disse che era gay. Una cattiveria pazzesca" racconta con la voce che ancora si indigna. "Ma gli piacevano, le donne. Eccome. Una volta andammo a Fano per correre il campionato europeo. Vide una ragazza con un tanga pazzesco. I fotografi erano scatenati. Non so come, si mise d’accordo con lei. Finita la gara di domenica sparì e ricomparve, stravolto, il giovedì successivo. Dovevamo andare a girare a Parma, ma non stava in piedi. Lo redarguii e lui mi rispose con il suo mezzo sorriso: “Ne valeva la pena”".

Anni dopo, con già un paio di titoli mondiali di F1 in tasca e i paparazzi sempre alle calcagna, Senna gli telefona. "“Ciao Angelo” mi dice “ho bisogno di un favore. Mi presti l’appartamento di Milano per una settimana?”. Venne a Rozzano a prendere le chiavi" racconta ridendo di gusto "e si presentò con Carol Alt. Gli diedi le chiavi dell’appartamento di viale Sabotino. Rimasero chiusi là per una settimana, non uscirono neanche per mangiare. Quando lasciarono l’appartamento era pulito come glielo avevo lasciato". Che quella di Piquet fosse una calunnia lo conferma anche Barilla: "Mi dissero che era dovuta alla gelosia di Nelson nei suoi confronti. Fu poco cavalleresco e poco rispettoso. Probabilmente aveva capito molto bene quanto Ayrton fosse forte".

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