Ferrari: Montezemolo lascia, arriva Marchionne

Con una nota diffusa in mattinata, il Lingotto definisce le logiche della separazione. L'ex presidente si fa da parte dopo 23 anni - Fotostoria - I Numeri di LDM con la Ferrari

Montezemolo lascia la guida della Ferrari dopo 23 anni – Credits: ANSA / PATRICK HERTZOG

Dario Pelizzari

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E' ufficiale: Luca di Montezemolo non è più il Presidente della Ferrari. Al suo posto, soluzione probabilmente provvisoria nell'attesa di organizzare le necessarie contromisure, il numero uno di Fca, Sergio Marchionne, che domenica scorsa aveva di fatto sollevato dall'incarico il presidente del Cavallino girandogli responsabilità di pista (“da sei anni non vinciamo nulla”) pesanti e decisive. L'incontro di ieri a Maranello ha messo il cappello alla fine di un rapporto che pare facesse acqua ormai da tempo. Montezemolo lascia il timone della Ferrari dopo 23 anni, durante i quali ha raccolto gioie e trofei di tutto rispetto. Ma pure delusioni e amarezze che ne hanno segnato il percorso. “Del futuro della Ferrari - ha fatto sapere l'ad di Fiat in una nota diffusa poco fa dal Lingotto - io e Luca abbiamo discusso a lungo. Il nostro comune desiderio di vedere la Ferrari esprimere tutto il suo vero potenziale in pista ci ha portato ad alcune incomprensioni che si sono manifestate pubblicamente nello scorso weekend. Voglio ringraziare personalmente Luca per quanto ha fatto per la Fiat, per la Ferrari e per me”. Marchionne ha detto stop.

“La Ferrari avrà un ruolo importante all’interno del gruppo FCA nella prossima quotazione a Wall Street - ha spiegato nel comunicato Montezemolo - e si aprirà quindi una fase nuova e diversa che credo giusto debba essere guidata dall’Amministratore Delegato del Gruppo. Finisce un’epoca e ho quindi deciso di lasciare la presidenza dopo quasi 23 anni meravigliosi e indimenticabili, dopo quelli passati a fianco di Enzo Ferrari negli anni Settanta. Il mio ringraziamento va innanzitutto a donne e uomini eccezionali in fabbrica, negli uffici, nei campi di gara, sui mercati di tutto il mondo che sono stati i veri artefici in questi anni della grande crescita dell’azienda, delle tante memorabili vittorie e del successo del marchio diventato grazie a loro uno dei più forti al mondo. Un saluto e un ringraziamento a tutti i nostri partner tecnici e commerciali, ai dealer di ogni Paese e in modo particolare ai clienti e ai collezionisti con cui condivido la stessa passione. Ma il mio pensiero va oggi anche ai nostri tifosi che non hanno mai fatto mancare alla Scuderia il loro entusiasmo soprattutto nei momenti più difficili. La Ferrari è la più bella azienda del mondo e per me è stato un grande privilegio e onore esserne stato il leader. Le ho dedicato tutto il mio impegno ed entusiasmo e insieme alla mia famiglia ha rappresentato e rappresenta la cosa più importante della mia vita. Auguro agli azionisti, e in particolare a Piero Ferrari che mi è stato sempre vicino, e a tutte le persone dell’Azienda ancora tanti anni di successo che la Ferrari merita".

Montezemolo si fa da parte perché altro non avrebbe potuto fare e raggiunge Stefano Domenicali e Luca Marmorini fuori dei cancelli di Maranello. Come loro, paga sei anni di rincorse e delusioni che non hanno consentito alla Ferrari di alzare al cielo alcun titolo piloti e costruttori. E poco importa che nel mezzo ci siano stati fatti e misfatti (il k.o di Felipe Massa a Budapest nel 2009, i tre secondi posti di Fernando Alonso dietro a Sebastian Vettel, i risultati da record nei bilanci del Cavallino) che potrebbero, meglio, dovrebbero almeno parzialmente giustificare e dare conto del grande lavoro portato a termine dalla squadra di Maranello. Perché vincere - come diceva un altro illustre dipendente di casa Fiat, Giampiero Boniperti - non è importante, è l'unica cosa che conta. Alla Juventus, come pure alla Ferrari. Che di certo prima che ritorni a fare la voce grossa nella Formula 1 dovrà aspettare almeno un paio di stagioni. Si cambia il manico, non la pentola.

Twitter: @dario_pelizzari

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