Formula 1

Merzario: "Per Bianchi non c'entra la sicurezza, ma la sfortuna"

Il pilota che salvò Lauda dalle fiamme del Nurburgring assolve gli organizzatori di Suzuka: nessuna mancanza, solo colpa del caso

Jules-Bianchi

Dario Pelizzari

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La vita di Jules Bianchi - vittima di un grave incidente sulla pista di Suzuka, nel corso del Gran premio del Giappone (leggi qui il resoconto della tragedia) - è appesa a un filo. Per Niki Lauda, “è stato un incidente sfortunato, incredibile e purtroppo grave”. Come dire, c'entra e non poco anche la sorte. La pensa così anche Arturo Merzario, ex pilota della Formula 1 negli anni Settanta e compagno di squadra di Jacky Ickx in Ferrari.
“Sono d'accordo con Lauda al cento per cento – spiega Merzario a panorama.it - Per me, va considerato un incidente di percorso. Sia chiaro, sono molto dispiaciuto per quanto è successo a Bianchi e spero con tutte le mie forze che ce la faccia, ma credo che andare alla ricerca dei perché e delle responsabilità non porti da nessuna parte. Per come la vedo io, Bianchi si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non abbiamo potuto vedere le immagini televisive dell'impatto (ndr, la Fia ha deciso fosse meglio così), ma le corse sono le corse. La Formula 1 resta comunque uno sport pericoloso e cose come queste possono accadere. Lo dico senza voler far torto a nessuno: Bianchi è stato soprattutto molto sfortunato”.

La domanda alla quale presto o tardi sarà chiamata a rispondere la Fia: l'incidente che ha coinvolto Bianchi si sarebbe potuto evitare se dopo il botto di Sutil la direzione gara avesse deciso di mandare subito in pista la safety-car?
“No, non lo credo assolutamente. I fatti si sono succeduti così rapidamente che non sarebbe cambiato nulla. E poi l'incidente di Sutil non prevedeva l'uscita della safety car. La zona era già stata messa in sicurezza e il pilota non aveva riportato alcun danno. Un incidente come tanti, insomma, ecco la mia. La gru a bordo pista? Avete mai visto quante gru ci sono dietro ai guard rail della pista di Montecarlo? Le abbiamo volute noi piloti per intervenire in modo tempestivo e sgomberare il tracciato. Ripeto, il pericolo c'è ovunque. Si muore anche a piedi, è la vita. In Formula 1 ci eravamo abituati a non vedere incidenti particolarmente gravi, però succede”.

Secondi alcuni addetti ai lavori, e tra loro ci sarebbe anche Sutil, la gara andava anticipata e “al diavolo i diritti tv, la sicurezza prima di tutto”. Secondo altri, vedi Lewis Hamilton, le condizioni della pista al via della corsa erano più che accettabili, dunque giusto rispettare il copione. Lei da che parte sta?
“Sto dalla parte di Hamilton, senza dubbio. Al di là dei diritti televisivi, che sono determinanti perché se non ci fossero i soldi delle tv nessuno sport oggi potrebbe sopravvivere, si poteva soltanto scegliere se annullare tutto o iniziare nei tempi stabiliti dal calendario. Cosa si sarebbe detto se fosse capitato un incidente simile pur avendo anticipato la gara di qualche ora? Sono situazioni al limite, ma a mio modo di vedere, tranne casi eccezionali, è necessario rispettare i patti con il pubblico. Si corre come previsto e fine della questione”.

Per Felipe Massa, “la gara si sarebbe dovuta fermare 5 giri prima”, quando sul circuito aveva ripreso a piovere con grande intensità. Ma mancavano pochi giri al traguardo e Charlie Whiting ha deciso di far proseguire. Ha sbagliato?
“Whiting ha fatto soltanto quello che avrebbero fatto quasi tutti al suo posto. Massa? E' quindici anni che corre in Formula 1 e dopo i risultati messi da parte alla Ferrari avrebbe dovuto rimanere in Brasile per giocare a golf. Lo dico senza cattiveria, si intende. Massa è già soddisfatto di quanto ha fatto in carriera, evidentemente. Al contrario di Hamilton, che invece ha ancora una grande fame e l'ha dimostrato anche ieri, volendo correre la gara. Il codice sportivo spiega che bisogna adattarsi alle condizioni in cui si svolge la manifestazione, l'evento. E oggi via radio ti dicono già qualsiasi cosa, quindi è già molto più facile rispetto a quando si correva ai miei tempi”.

Si dice: “i piloti di oggi non sono più abituati a guidare in condizioni estreme”. Negli anni Settanta, i piloti erano preparati ad affrontare sfide come quella di Suzuka?
“Sono perfettamente d'accordo. I piloti di oggi arrivano a fare gare di alto livello senza avere la preparazione necessaria. Non è sufficiente correre da soli 5000 Km su una pista qualsiasi per essere pronti a una gara in Formula 1. L'esperienza si acquisisce con le corse vere. Perché in gara ti può capitare di tutto. Col denaro si è trovato il modo di bruciare tutte le tappe. E' vero, i casi di Lauda, Senna e Piquet testimoniano che ci sono piloti con il portafogli gonfio e pure molto bravi, ma si contano sulle dita di una mano. Gli altri corrono e rischiano. La propria vita e quella degli altri”.

Max Verstappen, anni 17, nel 2015 correrà in Formula 1 con la Toro Rosso.
“Che dire, avessi potuto scegliere, non l'avrei permesso. Con l'avvento di Ecclestone i piloti si cercano più per la capienza della valigia che per il talento. Per carità, Verstappen sarà sicuramente un fenomeno, perché la scuola Red Bull è spietata e di altissimo livello, ma il prossimo anni si troverà a gareggiare con piloti assatanati che non gli concederanno nulla. Quando arrivai io alla Ferrari, sui giornali scrissero: 'A Maranello mandano allo sbaraglio un ragazzino' e avevo 25 anni. E dire che avevo già fatto un bel numero di gare vere. Ripeto, tra i tanti c'è anche il fenomeno, ma possibile che ora siano così tanti?”.

Il 24 ottobre del 1976 James Hunt vinse il Mondiale ai danni di Niki Lauda sul tracciato giapponese di Fuji. Il pilota austriaco della Ferrari si ritirò al secondo giro perché ritenne troppo rischioso correre sotto una pioggia torrenziale. Tra i piloti in pista, c'era anche lei. Cosa ricorda di quel giorno?
"Ricordo che Niki Lauda fece di tutto e di più per annullare la gara per via della pioggia. Che cadeva né più né meno come ieri a Suzuka. Il problema vero è che Lauda era reduce dal gravissimo incidente del Nurburgring  (ndr, Merzario fu tra coloro che estrassero il pilota austriaco dalla macchina in fiamme), causato da una pozza d'acqua. Da allora, per Lauda l'acqua era un nemico invincibile, peggio che gli sparassero con il cannone. Per questo, decise di ritirarsi. Ieri non c'erano in pista piloti che avessero vissuto nei mesi precedenti un incidente come quello occorso a Lauda. E poi c'è il buon senso, che dice che in condizioni di pista difficili bisogna guidare con prudenza・

Da allora nella Formula 1, e più in generale nelle corse automobilistiche, sono stati fatti moltissimi passi in avanti in tema di sicurezza. Tuttavia, i fatti dimostrano che gli interventi dei commissari in pista lascino spesso desiderare. Come risolvere questo problema?
“La grande svolta nella sicurezza avvenne nel 1994 per merito di Max Mosley (ndr, ex presidente della Federazione internazionale), dopo la tragedia di Senna a Imola. E i costruttori, giusto ricordarlo, non furono subito d'accordo con tutte le nuove direttive che furono loro imposte. Perché richiedevano investimenti molto importanti. Grazie a Mosley, le macchina si trasformarono. Da cancelli divennero navette spaziali. Tutto provato al millimetro in laboratorio. Quante volte negli ultimi 20 anni abbiamo visto incendiarsi una monoposto in pista? Una volte, forse due? Bene, prima del 1994 succedeva spesso e volentieri. A volte, bastava prendere male un cordolo e bum, arrivava il fuoco. I commissari? Sono persone come no, possono sbagliare anche loro. Vero, si potrebbe migliorare la loro preparazione, ma potranno sempre commettere degli errori. E poi, devo ripeterlo. Altro che gru, ai miei tempi si finiva contro gli alberi e nei fiumi. Gli organizzatori ieri non potevano fare diversamente”.

Ieri è stata la giornata nera dell'automobilismo. Nel tardo pomeriggio, ha perso la vita in un incidente stradale Andrea De Cesaris, ex pilota con 208 partenze in F1.
“Un altro colpo durissimo. L'ho visto crescere, prima sui kart poi nelle gare italiane. E' arrivato ufficialmente in Formula 1 l'anno dopo al mio addio alle corse, ma già nel '79 l'avevo visto correre in alcuni test con la McLaren. Era uno bravo, anche se finiva fuori pista un po' troppo spesso”.

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