Mark Webber, dalla F1 all'Endurance

Intervista al pilota australiano che lascia la Red Bull per la Porsche

Il pilota australiano a Montecarlo, dove ha vinto due Gran Premi in dodici anni di carriera – Credits: Red Bull Content Pool

Cristina Marinoni

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L’ultimo GP della stagione di Formula 1 – il 24 novembre in Brasile – è stato anche l’ultimo della carriera di Mark Webber. Il 37enne pilota australiano del team Red Bull ha dato l'addio al paddock con un ottimo secondo piazzamento (alle spalle del fenomeno Sebastian Vettel, suo compagno di scuderia, vincitore del quarto Mondiale consecutivo) ma non ha chiuso con le quattro ruote. Ecco i suoi programmi lontano dalla monoposto, tra gare e vita di campagna.

Non appendi il casco al chiodo, allora.

“No, ai motori non riesco a rinunciare: cambio solo categoria”.

Perché?

“Perché la F1 è il top, è vero, ma per me salirci stava diventando quasi una routine; avevo bisogno di stimoli nuovi, di adrenalina, per divertirmi e dare il massimo”.

Dove li hai trovati?

“Su una Porsche: l’anno prossimo gareggerò nel Mondiale Endurance”.

Quindi continuerai a fare il globetrotter: la tua compagna come ha preso la decisione?

«Ann (Neal, ndr) è felice, è anche la mia manager e mi capisce. Stiamo insieme da quasi 20 anni proprio perché non le pesa la mia vita da nomade. E poi il campionato è breve, viaggerò molto meno».

Rimpianti o rimorsi, se pensi all’esperienza in F1?

“La verità? Nessuno”.

Qualcosa che ti mancherà dei circuiti?

“Le persone con cui ho condiviso tutti questi anni. Con alcuni colleghi - li conto sulle dita di una mano - sono amico”.

Chi?

“Jenson Button, Fernando Alonso, Ruben Barrichello, senatori come me. Insieme ne abbiamo passate tante”.

Il più bel ricordo in pista?

“La vittoria a Montecarlo e Silverstone, nel 2010. Due tracciati che amo, infatti ho rivinto le tappe nel 2012”.

Il più brutto?

“L’incidente a Valencia, sempre nel 2010: sono decollato dopo aver tamponato Kovalainen, un volo spettacolare ma paurosissimo. Di crash ne ho fatti diversi ma nessuno mi ha spaventato così tanto”.

Starai più a casa, hai detto: non hai paura di annoiarti?

"No, anzi: finalmente avrò un po’ di tempo per me stesso! Giocherò con i due cani e l’asino, che girano tranquilli fuori casa, io e Ann abitiamo nella campagna inglese, mi dedicherò al giardino – il massimo che ho fatto sinora è stato tagliare l’erba – e allo sport, la mia grande passione. Dal tennis alla bicicletta, sono così fissato che, dal 2003, organizzo in Australia lo Swisse Mark Webber Tasmania Challenge. L’edizione 2013 si è conclusa giusto ieri: sono stati cinque giorni massacranti”.

Di cosa si tratta?

“È una prova di resistenza, 350 km tra corsa, trekking, mountain bike e paddle per una buona causa: il ricavato va alle associazioni che si occupano di bambini malati. Ogni volta, finisco la prova a pezzi; la soddisfazione, però, è immensa”.

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