Ferrari 2009-2014: tanti errori, tanta sfortuna

Marchionne è pronto ad accompagnare alla porta Montezemolo, responsabile, a suo dire, “di sei anni senza vittorie”. Il resoconto dettagliato delle ultime stagioni

Il presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo, con Alonso e Massa alla presentazione della F150 nel 2011 a Maranello – Credits: ANSA/FERRARI PRESS OFFICE

Dario Pelizzari

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Sergio Marchionne, numero uno di Fiat Chrysler Automobiles, non voleva fare prigionieri. “I risultati economici di Montezemolo sono molti buoni – ha detto da Cernobbio l'amministratore delegato della Fiat - ma nel caso della Ferrari un manager deve essere valutato anche per i risultati sportivi. Sono sei anni che non vinciamo, abbiamo i migliori piloti del mondo e non possiamo partire tra il settimo e il tredicesimo posto”. Fine del messaggio. La Ferrari arranca e Marchionne non ci sta più. E così, dopo aver assistito in disparte all'allontanamento forzato del direttore della Ges, Stefano Domenicali, e del responsabile motori, Luca Marmorini, approfitta di un mezzo autogol del presidente del Cavallino, Luca di Montezemolo, per affondare il colpo e servire l'addio dell'ex assistente del capopopolo Enzo Ferrari, che paga a caro prezzo (pure se la buonuscita sarà sicuramente da favola) i risultati degli ultimi sei anni.

Il 2014 è stato l'ennesimo buco nell'acqua. Merito della Mercedes che ha dato forma a una macchina che sfreccia come un missile. Colpa della Ferrari che non è riuscita a prepararsi per tempo alla rivoluzione regolamentare e tecnica prevista per il campionato in corso. Nelle precedenti cinque stagioni, più gli scivoloni che i momenti di grazia. Ecco, nel dettaglio, come sono andate le cose in casa Ferrari anno per anno.

2009

Stagione sfortunatissima e maledetta. Felipe Massa e Kimi Raikkonen raccolgono 3 punti nelle prime quattro gare del campionato: merito del pilota finlandese, che arriva sesto in Bahrain. Il collega brasiliano, secondo per una lacrima nel Mondiale dell'anno precedente, parte col piede sbagliato. E' infatti costretto al ritiro sia nella prima corsa della stagione in Australia sia in Cina. La Ferrari F60 dimostra di essere almeno un passo indietro alle scuderie più competitive, Brawn e Red Bull su tutte. Poi, ecco la speranza.

Sulla pista di Montecarlo, Raikkonen sale sul podio, il primo dell'anno per la scuderia di Maranello. Bene anche Massa, che finisce quarto. Due mesi più tardi, il dramma che sfiora la tragedia. Sul circuito di Budapest, Massa viene colpito al volto da una molla persa dalla macchina di Barrichello e viene trasportato all'ospedale in tutta urgenza. Rimarrà fuori dei giochi fino al termine del campionato. Al suo posto, viene annunciato Michael Schumacher, che però rinuncia per problemi al collo. La Ferrari affida così il volante al collaudatore Luca Badoer, in pista per due gare due. A Maranello non sono convinti della sua scelta e lo sostituiscono con Giancarlo Fisichella, che chiuderà comunque la stagione senza grandi acuti.

Classifica finale piloti: 6° Raikkonen, 11° Massa, 15° Fisichella.

Classifica finale costruttori: Ferrari al 4° posto, dietro Brawn, Red Bull e McLaren.

2010

La Ferrari F10 disegnata dalla coppia Nicholas Tombazis-Aldo Costa nasce veloce e affidabile, grazie e soprattutto a una migliore distribuzione del carico aerodinamico. Silurato Kimi Raikkonen, viene accolto al suo posto Fernando Alonso, che fa coppia con il confermato Felipe Massa, pronto al rientro dopo l'infortunio di Budapest. Buona la prima. In Bahrain, i primi due gradini del podio sono rosso Ferrari. Vince Alonso davanti a Massa. Bene, anzi, benissimo. Peccato però che un simile risultato venga ripetuto soltanto 10 gare dopo, in occasione della doppietta in Germania. Nel mezzo, le prime grandi incertezze di Massa, che sembra ormai lontano parente del pilota velocissimo del 2008, e i pericolosi saliscendi di Alonso, che perde contatto con il vertice della classifica gara dopo gara.

Il punto più basso, a Silverstone: 14° e 15° posto. La gara successiva, a Hockenheim, ha inizio la prodigiosa risalita. In Germania Alonso taglia il traguardo al primo posto, precedendo il compagno di squadra. Da lì in poi, l'asturiano colleziona un podio via l'altro, arrivando a giocarsi il titolo sulla pista di Abu Dhabi. Ad Alonso basterebbe fare risultato davanti a Vettel e Webber per laurearsi per la terza volta campione del mondo, ma il box Ferrari sbaglia clamorosamente la chiamata per il pit-stop e l'ex pilota della Renault termina la gara al settimo posto, consegnando il campionato a Sebastian Vettel.

Classifica finale piloti: 2° Alonso, 6° Massa.

Classifica finale costruttori: Ferrari al 3° posto, dietro Red Bull e McLaren.

2011

L'anno dell'allontanamento in corsa dell'ingegnere Aldo Costa, responsabile di aver firmato una F150 non competitiva. La decisione viene presa dal direttore della gestione sportiva, Stefano Domenicali, che gli indica la porta prima del Gran premio di Montecarlo. Nelle prime cinque gare della stagione, un mezzo disastro o poco meno. La Ferrari arranca dietro Red Bull e McLaren, collezionando soltanto un podio (terzo posto in Truchia) con Alonso. Con l'arrivo del nuovo direttore tecnico, Pat Fry, le cose migliorano, con il pilota spagnolo spesso e volentieri in lotta per le prime posizioni e il solito Massa a seguire e sperare. In tutto il campionato, non riuscirà a fare meglio del quinto posto. Un fallimento o poco ci manca.

Classifica finale piloti: 4° Alonso, 6° Massa.

Classifica finale costruttori: Ferrari al 3° posto, dietro Red Bull e McLaren.

2012

Si parte da zero. La F2012 nasce sotto la supervisione di Pat Fry, cui viene affidato il compito di trasformare e rendere finalmente competitiva la monoposto. Tuttavia, pronti e via e arrivano i primi problemi. Che si chiamano mancanza di trazione e di velocità e consumo eccessivo delle gomme. Eppure, gara dopo gara i conti tornano, eccome. Dopo dodici gran premi, Alonso è in vetta alla classifica piloti. Precede il campione del mondo in carica, Vettel, che dimostra di non avere alcuna intenzione di ammainare la bandiera. Poi, la fortuna. Che sorride al fenomeno della Red Bull e condanna la stella di Maranello.

A Suzuka, Vettel vince e Alonso è costretto al ritiro a causa di un contatto con la Lotus di Raikkonen. A Interlagos, tappa finale del campionato, Vettel viene toccato subito dopo la partenza dalla Williams di Bruno Senna, va in testacoda ma riesce a rimanere in gara, pur finendo in coda al gruppo, con Alonso che si strofina le mani pregustando la conquista del titolo. Peccato che Vettel sia autore di un recupero monstre che gli permette di tagliare il traguardo al sesto posto. Risultato che gli consente di mettere in tasca il terzo titolo consecutivo. Alonso è secondo con tre punti di svantaggio.

Classifica finale piloti: 2° Alonso, 7° Massa.

Classifica finale costruttori: Ferrari al 2° posto, dietro la Red Bull.

2013

“Speranzosa” l'ha battezzata il presidente Luca di Montezemolo. E' la nuova Ferrari, la F138, quella che almeno sulla carta dovrebbe riuscire a interrompere il monopolio della premiata ditta Vettel-Red Bull. E in effetti, nella prima parte della stagione, la monoposto di Alonso fila che è un piacere, lottando quasi ad armi pari con la macchina del collega tedesco. Dopo cinque gare, il conto delle vittorie dice 2-2. Finalmente ci siamo, dice già qualcuno. Anche se i guai al Drs in Bahrain e alcuni errori dei piloti e del box in Malesia lasciano l'amaro in bocca al pilota spagnolo. Dal Gp del Belgio, però, tutto cambia.

A metà stagione, la Red Bull prende il volo grazie a sviluppi azzeccatissimi, mentre la Ferrari segna il passo. A Spa inizia il personalissimo valzer di Vettel, che non sbaglia più un colpo, piazzando un filotto di 9 vittorie di fila. Alonso si batte da par suo, ma non è sufficiente. Vettel fa poker con tre gare di anticipo. E Maranello si dispera per il sorpasso nella classifica costruttori a opera della Mercedes, che soffia al Cavallino il secondo posto. Altro giro, altra corsa.

Classifica finale piloti: 2° Alonso, 8° Massa.

Classifica finale costruttori: Ferrari al 3° posto, dietro Red Bull e Mercedes.

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