Turrini: "Per guarire la Ferrari ci vuole il dream team"

Alonso più Raikkonen. Ecco la soluzione del noto esperto della Formula 1 per guarire i mali della monoposto di Maranello. Le polemiche dei giorni scorsi? "Uno sfogo di frustrazione"

Alonso e Raikkonen al termine del Gran premio della Malesia 2013 (Credits: WILLIAM WEST/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

-

Prima la stoccata di Alonso, una sventola sotto la cintura che fa traballare Maranello e dintorni: "E' da quando sono in Ferrari che ho un'auto tra mezzo e un secondo più lenta del leader. Cosa vorrei in regalo per i miei 32 anni? La macchina degli altri". Poi, la risposta del presidente Montezemolo, che riporta il match in parità e suggerisce la strada del buonsenso: "Ai campioni che hanno guidato per la Ferrari è sempre stato chiesto di anteporre gli interessi della squadra a quelli personali. Ora bisogna rimanere calmi, evitare le polemiche e dare con umiltà il proprio contributo, stando vicino a team e uomini". Nel mezzo, il popolo degli appassionati del Cavallino che fa fatica a capire dove porta il vento. 

"Credo che in Ungheria siano successe due cose non simpatiche che vanno però tenute separate - dice a panorama.it Leo Turrini, una delle firme più autorevoli della Formula 1 -. Il fatto grave è che la macchina è andata troppo piano. Prima dell'Ungheria, dopo il Nurburgring, ci eravamo sentiti dire, da Alonso e pure da Domenicali, che avevano capito cosa non funzionava e che sarebbero stati in grado da Budapest in poi di ritrovare quella competitività che aveva caratterizzato fino al Gran premio di Spagna il rendimento della F138. E' qui arriva il dato preoccupante. Perché alla prova della pista le parole non siano state suffragate dai fatti: le modifiche studiate dagli ingegneri di Maranello non hanno portato all'esito che ci si attendeva. Tanto è vero che se Rosberg non avesse avuto il contatto con Massa a inizio gara e se non ci fosse stata la penalizzazione di Grosejan, la Ferrari di Alonso sarebbe arrivata settima oppure ottava. Perché andava più piano della Red Bull, della Mercedes e della Lotus".

Promesse non mantenute e macchina che non gira come dovrebbe. Poi?

"Be', poi ci sono le parole di Fernando dopo il gran premio di Budapest. L'abbiamo detto, le cose alla Ferrari non stanno andando bene, per rendimento e risultati. Se a tutto questo ci aggiungiamo un Alonso che dice quello che ha detto, come dire, i problemi diventano guai. Due le chiavi di lettura per interpretare lo sfogo del pilota spagnolo. Potrebbe essere la reazione di frustrazione di un campione che si rende conto che almeno per un altro anno il titolo andrà altrove. E lui, Alonso, ha vinto l'ultimo Mondiale sette anni fa e di anni ora ne ha 32. Si rende conto che il tempo gioca contro di lui. Gli anni passano e Vettel è più giovane. Da qui, lo scoramento che ha portato alle dichiarazioni al vetriolo. Fosse così, Alonso ha sbagliato i modi e i termini, ma ok, ci può stare".

Se così non fosse?

"Se invece l'esternazione ungherese di Fernando fosse l'avvio di una manovra di sganciamento dalla Ferrari, ecco allora non va più bene, perché questo la Ferrari non lo può accettare e credo che l'intervento di Montezemolo sia proprio da interpretare come un altolà. Con un tono che io ho apprezzato moltissimo, il presidente ha fatto capire ad Alonso che non può trattare la Ferrari come un taxi. Da prendere e lasciare quando si crede. C'è un precedente famoso che potrebbe aver fatto scattare l'allarme a Montezemolo.

"Parlo di Prost, uno dei più grandi campioni della Formula 1. Il francese aveva un contratto a lungo termine con la scuderia di Maranello. Bene, nel 1991 maturò la convinzione che con la Ferrari non avrebbe mai più vinto il Mondiale e fece di tutto, riuscendovi, per farsi mandare via. Credo che capiremo le vere intenzioni di Alonso dopo Monza. Io sono portato a credere che si sia trattato soltanto di uno sfogo, ma chissà. Certo è che proprio a causa delle dichiarazioni di Fernando ora tutta la scuderia è sotto pressione e tutti i giornali parlano dei guai della Ferrari. Insomma, poteva evitare". 

Quanto è importante oggi Alonso per la Ferrari e, soprattutto, quanto potrebbe esserlo nei prossimi anni? Si dice, tra le altre cose, che il manager del pilota spagnolo sia stato visto parlottare a Budapest con Chris Horner della Red Bull.

"Diciamola tutta. Il manager di Alonso è andato sicuramente a incontrare Horner in Ungheria. Ma da quello che dice lui la ragione della chiacchierata con il team manager della Red Bull è stata la prossima destinazione di Carlos Sainz junior, il figlio del celebre campione di rally. Il piccolo Sainz è nell'orbita Red Bull e i suoi interessi sono curati proprio dal manager di Alonso. Cosa dire, io gli credo. Anche perché, parliamoci chiaro, se avesse voluto mettere in piedi un affare di questa portata, vale a dire dettare le condizioni del trasferimento di Alonso in Red Bull al posto di Webber, non credo che lo avrebbe fatto davanti a tutti. In tutte le relazioni di lavoro, conta la fiducia reciproca. La Ferrari si fida di Alonso, che non è proprio l'ultimo arrivato. Al contrario di quanto si legge sui giornali nelle ultime settimane".

A onor del vero, puntano il dito anche su Stefano Domenicali, che secondo alcuni dovrebbe essere il primo a lasciare Maranello. 

"Domenicali dirige il reparto corse del Cavallino dal 1° gennaio 2008, in sostituzione del leggendario Jean Todt. Dal 2008 a oggi, la Ferrari ha vinto un titolo costruttori nel 2008 e ha perso tre mondiali piloti all'ultima gara: 2008 Massa, 2010 Alonso e 2012 Alonso. Io non penso che questo sia un bilancio catastrofico. Chiaro, saremmo tutti più contenti se i tre mondiali persi all'ultima gara fossero stati vinti, ci mancherebbe altro. Ma ci vuole equilibrio nel giudizio". 

Via uno spagnolo dentro un finlandese, Raikkonen, che a Maranello c'è già stato e ha vinto un Mondiale. Scenario possibile?

"Le cose stanno così. Raikkonen si è offerto alla Ferrari. Come aveva fatto l'anno scorso, in estate, durante la pausa estiva. Per due ragioni. Intanto perché alla Lotus fanno fatica a pagarlo. Sono in ritardo sugli stipendi, per intenderci. Poi, perché Raikkonen in Ferrari ha lasciato molti amici. A Maranello il pilota della Lotus ha vissuto una parte importante della sua carriera e non dimentichiamoci che è l'ultimo campione del mondo al volante di una Ferrari. Credo che il finlandese abbia fatto agli uomini di Montezemolo un discorso simile: 'Non ho ancora firmato per la Red Bull. Se voi avete intenzione di cambiare qualcosa nella vostra squadra, sappiate che io sono disponibile'. 

"Questa è la verità. Detto questo, credo che nessuno a Maranello stia valutando la possibilità di lasciar partire Alonso per prendere Raikkonen. Credo piuttosto che l'idea, tutta da costruire, sia di varare il dream team, mettendo insieme Alonso e Raikkonen. La mia opinione? Ne sarei entusiasta. Mi dispiace dirlo, ma da qualche tempo la Ferrari è il contrario della pubblicità dei fustini di detersivo: paga due piloti e corre con uno solo, perché Massa non serve a niente, ormai da anni. Ecco allora la soluzione: Raikkonen al posto di Massa. Sono sicuro andrebbe benissimo". 

© Riproduzione Riservata

Commenti