Terruzzi: “Lauda? E' un finto cinico”

L'ex responsabile della rubrica Motori di Mediaset dice la sua sulle recenti dichiarazioni del presidente della scuderia Mercedes e spiega i limiti presenti e futuri della Ferrari

Il tre volte campione del mondo della F1, Niki Lauda – Credits: EPA/DAVID EBENER - POOL

Dario Pelizzari

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“La Ferrari? Ha una macchina di merda”. Firmato Niki Lauda, tre volte campione del mondo al volante della Rossa di Maranello (1975 e 1977) e della McLaren (1984), dal 2012 presidente della scuderia Mercedes. L'ex pilota austriaco, un concentrato di talento e di perizia da far venire i brividi agli avversari, ha affondato il colpo in un'intervista rilasciata al quotidiano spagnolo 'El Pais'. Tra lui e il Cavallino l'amore è finito da un pezzo.

“Lui parla così – spiega a panorama.it il giornalista e scrittore Giorgio Terruzzi, autore di 'Suite 200 – L'ultima notte di Ayrton Senna' – E' un finto cinico, uno che usa le parolacce italiane perché le ha imparate e sa che fanno effetto. Se ne frega della forma, dice quello che pensa. E poi, certo, rispetto alla Mercedes, la Ferrari non è messa benissimo”.

Si dice che nel 1974 disse più o meno la stessa cosa a Enzo Ferrari, il grande capo di Maranello.

“Come tutti i piloti di forte personalità, non piaceva al Drake. E tra i due non se la sono mai mandata a dire. Fino all'ultimo. Lauda vinse il mondiale del '77 a Watkins Glen, negli Stati Uniti, e la settimana dopo, a campionato in corso, decise di lasciare la Ferrari, costringendo Maranello a sostituirlo con il 27enne Jacques Villeneuve per le due gare successive, in Canada e in Giappone. Si portò via anche il suo capo-meccanico Ermanno Cuoghi, che finì con lui alla Brabham”.

“Il prossimo anno sarà diverso”, ha aggiunto poi l'ex pilota austriaco, “perché possono cambiare la metà del motore”. Sarà davvero così? Questa Mercedes può e deve temere il ritorno in forze della Ferrari?

“La Mercedes ha un reparto motori che sull'ibrido lavora con mezzi e uomini da molto tempo. Il problema è però molto più complesso, perché noi continuiamo a parlare dei limiti del motore Ferrari mentre in realtà è tutta la macchina ad avere dei limiti. Sul motore, bene o male, arriveranno tutti. Presto o tardi, il gap con la casa tedesca sarà colmato. Mi preoccupa invece il come verrà messa a terra la potenza del motore stesso. E' una questione di disegni, di idee, di aerodinamica. La Mercedes non vince soltanto perché ha una power unit migliore delle concorrenti. Vince perché ha una macchina superiore in molti aspetti”.

A Maranello pare che sia in atto una rivoluzione copernicana dagli effetti ancora tutti da interpretare. Fuori Stefano Domenicali, è stato messo alla porta anche Luca Marmorini, il responsabile del reparto motori, e c'è chi è pronto a giurare che il prossimo sarà Pat Fry, il direttore dell'ingegneria.

“Mettere pressione non sempre serve. La Ferrari ne ha già tantissima di suo. E poi, la chiave non è il direttore tecnico Pat Fry, non è Domenicali, è chi disegna la macchina. L'anno prossimo arriverà la prima monoposto della gestione Allison. Credo che sarà un anno decisivo. Perché Alonso potrebbe dare alla Ferrari l'ultima chance. Se dovesse andare male anche nel 2015, i guai saranno più seri”.

I limiti della F14 T sono da attribuire esclusivamente agli ingegneri di Maranello, oppure qualcosa non torna anche in pista? Nel dettaglio, Alonso e Raikkonen potrebbero fare di più?

“Alonso certamente no. E' di gran lunga il pilota di miglior rendimento degli ultimi cinque anni. Dicono che potrebbe fare di più per sviluppare la macchina? Può essere, ma questi sono problemi di poco conto se si considerano i risultati che è riuscito a fare il pilota spagnolo con una Ferrari piena di limiti. Raikkonen? E' uno dei piloti più emotivi della Formula 1, benché si continui a chiamarlo iceman. Era abituato a guidare monoposto che avevano una grande aderenza e fa fatica a fare bene con la F14 T. Ciò detto, è un pilota che sa il fatto suo, non è possibile che all'improvviso abbia dimenticato tutto. Ha una serie di problemi di adattamento da risolvere, ma questo non significa che si debba sostituirlo. Può soltanto migliorare. Lo dico chiaro: io non cambierei piloti. Il problema non sta lì, ne sono convinto”.

Twitter: @dario_pelizzari

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