Formula 1

Non solo Haas: dalla Ferrari tanti tecnici nei team di F1

Agathangelou capo dell'aerodinamica della scuderia americana, Costa alla Mercedes, la coppia Tombazis-Fry alla Manor. Oltre Maranello c'è di più

haas-grosjean

Dario Pelizzari

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Oltre Maranello, c'è di più. Lo dimostrano i tanti tecnici della Formula 1 che negli scorsi hanno prestato servizio per la Ferrari prima di trovare sistemazione altrove, perché silurati dal Cavallino o perché in cerca di soddisfazioni e riconoscimenti che probabilmente avrebbero fatto fatica a incrociare sulla strada che porta a Modena. La Mercedes ringrazia. Il progetto della monoposto che da due anni detta le regole del gioco sulle piste di tutto il mondo porta infatti la firma dell'ingegnere Aldo Costa, ex uomo Ferrari per 15 anni fino all'allontamento forzato avallato nel maggio 2011 dal presidente Luca di Montezemolo, stanco di raccogliere delusioni e promesse. Costa esce ed entra. Esce dalla Ferrari e pochi mesi dopo viene assunto dalla Mercedes, che gli affida le chiavi delle officine di Brackley, quartier generale del colosso tedesco per le cose della F1. La genesi di un trionfo destinato a far parlare di sé ancora a lungo. Sliding doors, porte girevoli. Chi controllava il passato, controlla il presente. Forse, il futuro.

Ma che la tappa a Maranello faccia bene al talento oltre che al curriculum, lo testimonia anche Ben Agathangelou, ingegnere britannico classe '71 che ha lavorato negli uffici della Ferrari dall'aprile 2012 fino a pochi mesi fa (anche se il suo profilo su Linkedin, tutto da verificare, dice che l'avventura non si è mai conclusa). Dietro allo straordinario esordio del Team Haas nella Formula 1 (sesto e quinto posto di Romain Grosjean nei primi due gran premi del campionato) c'è anche il suo contributo. Sì, perché Agathangelou è stato arruolato dalla casa automobilistica americana con i gradi di responsabile dell'aerodinamica, mica chiacchiere. E va bene che tra la Haas e la Ferrari c'è una comunione d'intenti che produce numeri e componenti (la scuderia a stelle e strisce ha acquistato dal Cavallino motori, sospensioni e cambio), ma la carriera e il talento di Agathangelou si muovono in assoluta autonomia, nel rispetto di regole e ruoli. Non potrebbe essere altrimenti.

Se la Haas vola che è un piacere, sorprende in positivo anche l'avvio di stagione della Manor, fu Marussia, ex ultima ruota del carro di una Formula 1 povera di idee e contenuti. In Australia i primi segnali, in Bahrain le prime conferme. La Manor c'è e ha imparato a correre. Merito di un pilota debuttante, Pascal Wehrlein, che sa il fatto suo, ma anche e soprattutto di una piccola grande rivoluzione che ha interessato la scuderia nei mesi scorsi. Chiusa l'esperienza con la Ferrari per la fornitura della power unit, il team diretto dal britannico John Booth ha strizzato l'occhio alla Mercedes, gettando le basi per una collaborazione che ricorda per aspettative la sinergia Ferrari-Haas. Ma anche qui Maranello ci ha messo lo zampino. Due nomi due: Nikolas Tombazis e Pat Fry, ex direttori d'orchestra del Cavallino lasciati a spasso per ragioni diverse e accolti dalla concorrenza con un carico di stima che sa di rivincita. Se la Manor ha cominciato a fare sul serio, il merito è anche loro. Si dirà, fare bene in fondo al gruppo è sempre più facile di lottare per vincere. Verissimo, ma vuoi mettere la soddisfazione?

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