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Formula 1

Alonso torna in Spagna dopo l'incidente del Montmelò

L'ex pilota della Ferrari assicura di essersi messo alle spalle il fuoripista dello scorso febbraio. L'obiettivo della stagione? "Scalare la montagna"

Da qualche mese, l'aria del Montmelò non porta bene a Fernando Alonso. Come è noto, lo scorso 22 febbraio, l'ex condottiero della Ferrari è stato vittima sulla pista catalana che ospiterà domenica prossima il Gran premio della Spagna di un incidente sul quale non è ancora stata fatta chiarezza. "Macchina perfetta, colpa del vento", disse subito la McLaren, salvo poi rivedere almeno in parte la propria posizione di fronte all'evidenza. Il pilota spagnolo è stato ricoverato in un ospedale di Barcellona per 72 ore. Altro che controlli di routine: Alonso non aveva preso una semplice "botta", c'era qualcosa di più, che tuttavia è finora venuto a galla con il contagocce, tra intuizioni, mezze confessioni e frecciatine di dubbio gusto fuori e dentro il box McLaren. Due mesi e 14 giorni dopo e ci risiamo, altro intoppo. Alonso si è presentato alla tradizionale conferenza stampa del giovedì con gli occhiali da sole. E mica per fare la star, tutt'altro. Il problema questa volta si chiama congiuntivite, che il pilota sta curando come possibile per risolvere il guaio prima di domenica. Come se per lui non fosse una stagione già abbastanza movimentata. 

 

"Sappiamo che cosa fare, abbiamo il potenziale per rientrare fra i leader, ma dobbiamo sacrificare qualche mese ancora. È come se stessi per scalare una montagna partendo dalla base. Sarà difficile ma arriveremo in vetta", il pensiero del samurai di Oviedo. Che nelle prime quattro gare del campionato ha raccolto zero punti zero e un carico pesantissimo di preoccupazioni. Fuori in Australia per l'incidente del Montmelò, ai box in Malesia dopo 21 giri, quindi 12° in Cina e 11° in Bahrain. La nuova McLaren targata Honda fa acqua da tutte le parti. La falla più grande? Il motore. La casa giapponese ha sistemato sulla MP4-30 una power unit che spinge pochissimo e non consente né ad Alonso né a Button - leggi campioni del mondo non novellini - di fare il proprio lavoro con il sorriso sulle labbra. Andrà meglio? "In Formula 1 non c’è nessuna garanzia. La vivo come una sfida, mi diverto, e questo mi rende felice", dice lui, sperando che qualcuno gli creda. Il passato? E' alle spalle, meglio guardare avanti: "Ormai sono passati due mesi dall'incidente, ho avuto tutto il tempo per riprendermi e adesso non c’è più alcun timore". Domenica sera sarà a cena con i medici che l'hanno assistito nei giorni drammatici di Barcellona, offre lui. 

 

Strana la vita. Via Alonso dalla Ferrari, dove il pilota spagnolo ha lottato e combattuto come un leone per cinque anni con una macchina piena di cerotti, e a Maranello è tornato il sole. Alonso ha lasciato il Cavallino per sfinimento. Voleva tornare a correre per il mondiale. Almeno una volta, prima di mettersi da parte e lasciare spazio alla concorrenza. Certo, a giudicare dai primi mesi in McLaren, non gli è andata benissimo. Ma attenzione a intonare il de prufundis: Alonso è un fuoriclasse e presto o tardi ricomincerà a dare del tu agli avversari più nobili. Nel frattempo, zaino in spalla, la salita è appena iniziata. "La Ferrari? Loro hanno fatto piccoli progressi, ma soprattutto sono peggiorate Williams e Red Bull. Per noi, la priorità adesso non è fare risultato contro gli altri, ma migliorare l’auto. Stiamo scalando una montagna, però abbiamo il potenziale per arrivare al vertice". La verità sta nella tradizione: Honda ha i mezzi e gli uomini per colmare il gap con le rivali più accreditate. E due anni di delusioni non sono ammesse al quartier generale di Saitama. 

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