Formula 1

Gp di Monaco: le 3 cause della crisi Ferrari

A Montecarlo altra pessima prova del Cavallino, che non va oltre il 4° posto con Vettel. Ecco cosa non sta funzionando

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Dario Pelizzari

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Ferrari, è già resa? E' la domanda che ha fatto il giro dei divani italiani al giro 78 del Gran Premio di Monaco, mentre Lewis Hamilton timbrava la prima vittoria della stagione, Daniel Ricciardo malediva il box Red Bull per un cambio gomme da barzelletta, e Sergio Perez regalava alla Force India il quarto podio della sua storia. A Montecarlo tanta pioggia e alcuni sbadigli: gara decisa dalla strategia, non dai sorpassi. Sorpassi che a Sebastian Vettel, quarto sul traguardo, vanno di traverso nei momenti caldi della corsa - quello su Felipe Massa avrebbe potuto cambiare il colore del suo weekend in Costa Azzurra - e che aggiungono delusione e tormento a un campionato iniziato con le campane suonate a festa in quel di Maranello per un progetto che presto, anzi, prestissimo avrebbe dovuto riportare il Cavallino in sella alla Formula 1. Kimi Raikkonen, fuori al decimo giro dopo aver testato le protezioni al Loews, la conferma che non sa di eccezione. A sei gare dal semaforo verde della stagione, Ferrari confusa e infelice, Mercedes ancora di un altro pianeta e Red Bull col vento in poppa. La pazienza di Sergio Marchionne, numero uno di Maranello, potrebbe già essere ai titoli di coda. Ma quali, nel dettaglio, i limiti dell'oggi della scuderia in rosso?

 

La temperatura delle gomme nelle qualifiche
In Spagna, come a Monaco, la SF16-H fa fatica a correre senza riserve. La causa è nascosta in una ruota, anzi, quattro. Che entrano in temperatura a singhiozzo, oscillando come bandiere in piena tempesta alle variazioni, pure se minime, della temperatura dell'asfalto. La chiamano "finestra" e sarebbe il momento, fuggevole quindi preziosissimo, in cui la monoposto può far rendere al meglio i propri pneumatici. Sembra una sciocchezza, ma non lo è, perché se non capisci il quando e il come della procedura rischi di perdere il treno e addio prima fila. E' successo a Barcellona, è capitato ancora a Montecarlo. Nelle qualifiche, Vettel e Raikkonen iniziano bene e finiscono male. Anzi, malissimo. A Maranello non hanno ancora capito perché.

L'affidabilità
Corto circuiti, fusibili saltati, cambi che non cambiano più e motori che chiedono riposo. Per colmare il gap di cavalli con la Merceces, a Maranello hanno dovuto spingere sull'acceleratore dello sviluppo, mettendo in conto di rischiare passaggi a vuoto e stop improvvisi. E così, quello che era il vanto numero uno della Ferrari 2015, ovvero l'affidabilità, è diventato un di cui tutto da verificare, perché soggetto ai saliscendi della sorte, per definizione poco benevola quando ci si aggrappa alla sua gonna.

Gli errori dei piloti
Alzi la mano chi è davvero convinto che Vettel non sia un pilota tecnicamente inappuntabile. Prima di raggiungere l'Emilia in rosso, faceva fuoco e fiamme al volante della Red Bull. Errori zero, prodigi milleuno. Poi, la Ferrari. Molto bene il primo anno, così così il secondo. Tra distrazioni, errorini ed erroracci. L'ultimo, il mancato sorpasso su Felipe Massa nel catino dorato di Montecarlo. Vettel scivola perché innamorato, del suo lavoro e della scelta che ha fatto raggiungendo il Cavallino in uno dei periodi più neri della storia di Maranello. Vorrebbe, ma non può. E firma imprecisioni che non fanno parte del suo dna. Raikkonen? Basta la parola. Premesse meravigliose, risultati ben al di sotto delle attese. Era la prova d'appello. Non un giuramento sine die.

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