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Formula 1

Gp Italia: Monza sotto scacco per la pressione della gomma di Hamilton

Ennesima brutta figura della Fia, che per tre ore congela il podio nell'attesa di fare luce sul presunto errore/inganno della Mercedes

Povera Formula 1. A Monza, pista che fa titolo nella storia dei motori, ha preso forma l'ennesimo trionfo dell'improvvisazione in uno sport che rappresenta da sempre l'elogio della precisione applicata alla macchina. Un paradosso che fa a spintoni con la logica. I fatti in pillole. Lewis Hamilton strapazza gli avversari con un ritmo da extraterrestre e stravince il Gran premio d'Italia per la terza volta in carriera (clicca qui per leggere l'articolo). Il pubblico da divano non lo vede mai. Colpa, meglio, merito, di una regia televisiva che giudica poco interessante seguire il monologo senza sbavature del gladiatore britannico della Mercedes. L'unico sussulto arriva a pochi chilometri dalla bandiera a scacchi. Lo regala la scuderia tedesca, che chiede al suo pilota di spingere il più possibile senza fare domande. Obbedisci, Lewis. Lui esegue, carico di dubbi per una comunicazione che odora di problemi grandi come una casa. Non ci saranno scossoni. Lewis il gladiatore taglia il traguardo con un vantaggio siderale (25 secondi) sulla Ferrari di Sebastian Vettel. La Mercedes tira il fiato. Tempo qualche minuto e si capisce perché. 

 

La Federazione internazionale punta il dito sulle due monoposto di Stoccarda.

La ragione è un treno merci che deraglia sul circuito brianzolo: al via della gara, la pressione delle gomme posteriori sinistra di entrambe le monoposto era inferiore di una virgola (per Hamilton, un'inezia o poco più) rispetto al limite imposto dalla Pirelli alla vigilia del gran premio.

Ragioni di sicurezza, niente scherzi. Hamilton scende dal podio dove poco prima aveva ricevuto applausi e fischi e mette la vittoria in naftalina, nell'attesa che Fia e Mercedes chiariscano l'accaduto.

Passano tre ore o poco meno, durante le quali nascono e muoiono ipotesi di sanzioni più o meno probabili (tra queste, i 20 secondi di penalizzazione al traguardo, da qui la richiesta della Mercedes ad Hamilton di spingere sull'acceleratore) poi l'annuncio: tutto bene, primo posto confermato, nessuna sanzione. Né al pilota, né alla scuderia.

Per tre ore il Gran premio d'Italia rimane appeso a una decisione che non trova conforto nel regolamento, colmo di falle dalla notte dei tempi. La Mercedes spiega e la Fia comprende. E giustifica.

Sbagliano tutti, non ha sbagliato nessuno.

“La semplicità e la verità sono le sole cose che contano veramente", diceva Audrey Hepburn. Semplice e vero, facile eppure difficile. Almeno per i papaveri della Fia. Che a conti fatti sapevano prima del via della gara come stavano le cose, ma nulla hanno fatto per evitare il desolante spettacolo di un podio sub iudice. La semplicità: la Pirelli avrebbe potuto ordinare alla Mercedes di sistemare la pressione degli pneumatici sulla griglia di partenza. Questione di pochi istanti, forse meno. Impresa impossibile? Bene, e allora che dire di una punizione durante il gp? La verità: sarebbe stato probabilmente opportuno e auspicabile, per il regolare svolgimento della corsa, che l'impasse di Stoccarda fosse reso noto a tutti a motori accesi. Perché va bene che Hamilton è in uno stato di forma straordinario e avrebbe quasi certamente dominato la gara anche con una benda sugli occhi, ma nello sport vale la regola della trasparenza a prescindere. Anche se è difficile da digerire e far digerire. Nessuna giustificazione: la Fia è inciampata in una buca grande così. Cambierà le misurazioni in futuro, ha promesso prima di lasciare Monza. Ma c'è già chi scommette sul prossimo scivolone. 

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