Formula 1

Gp Gran Bretagna: Ferrari raggiunta e superata dalla Williams

Il terzo posto di Vettel a Silverstone non nasconde una verità che riconosce lo stesso Arrivabene. Senza pioggia, sarebbe stata una disfatta

Silverstone ferrari

Dario Pelizzari

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In Canada l'aggancio, in Austria il sorpasso. La Ferrari - che tanto bene aveva fatto nelle prime uscite del campionato, proponendosi come testa di serie del torneo parallelo a quello ufficiale dominato dalla Mercedes - è stata prima raggiunta quindi superata da una Williams ancora fragile ma complessivamente migliore. Nel motore, soprattutto, perché la power-unit griffata Mercedes conferma di essere un gradino sopra tutti, anche alla Ferrari, che pure si era presentata a Montreal con un propulsore riveduto e corretto, complessivamente più competitivo e performante. Tre gettoni il costo dell'iniziativa. Che finora ha prodotto però più mugugni che soddisfazioni. A Silverstone, culla colma di storia del Gran premio della Gran Bretagna, il salto nel vuoto che ha fatto suonare l'allarme rosso a Maranello.

Parola di Maurizio Arrivabene, team principal della rossa: "Dobbiamo essere onesti: se la gara fosse stata tutta senza pioggia, il gap sarebbe stato molto diverso. Quindi bisogna andare avanti con umiltà e non fare i fenomeni perché abbiamo avuto un terzo posto grazie a un grande pilota e a una grande strategia. Ma ci vuole anche una grande macchina". I numeri della gara definiscono i contorni dello sconforto. Prima che Giove pluvio decidesse di mettere pepe sulla corsa britannica, storia del giro numero 35, Mercedes e Williams procedevano a braccetto in testa al gruppo con un vantaggio infinito sulla Ferrari di Kimi Raikkonen (16 secondi da Nico Rosberg, quarto in quel momento) e Sebastian Vettel (4 secondi dal compagno di squadra). Quattro motori Mercedes nelle prime quattro posizioni. Un colpo al cuore e uno allo stomaco. 

 

Poi, la pioggia. Che ha mandato in confusione la Williams (Bottas e Massa non riuscivano a controllare la monoposto nemmeno con le intermedie da pioggia) e ha consentito alla Ferrari di piazzare la zampata vincente che vale il settimo podio stagionale. Mica male, si dirà, considerando come erano andate le cose lo scorso anno (unico sussulto dopo 9 gare, il terzo posto di Fernando Alonso in Cina), ma certo un'altra storia rispetto a quella che avevamo iniziato a raccontarci dopo le prime gare del campionato. Sia chiaro: il lavoro portato avanti dallo staff di Arrivabene è stato fin qui di pregevolissima fattura. Dopo il disastro del 2014, atto I della rivoluzione fuori e dentro la pista pretesa a gran voce dal nuovo capo di Maranello, Sergio Marchionne, non si potevano pretendere miracoli a stretto giro di posta.

La Formula 1 è un animale lento, per stravolgere le sue abitudini ha bisogno di tempo e pazienza. Tuttavia, viste le prime incursioni del 2015 sembrava che sì, il letargo fosse prossimo alla conclusione. La Mercedes era meno lontana e irraggiungibile, mentre Williams, Red Bull e McLaren erano alle prese con guai ingombranti e probabilmente decisivi. Insomma, Ferrari avanti tutta: la seconda piazza è alla portata, si può fare. Fino alle ultime tre gare, che hanno ridisegnato le gerarchie in pista. Ora la Mercedes ha ripreso la rotta verso lo spazio e la Williams la segue a vista, imperfetta e scricchiolante eppure veloce come mai prima d'ora. Da qui la realtà con la quale il Cavallino è chiamato a confrontarsi per rivedere impegni e strategie nella seconda parte della stagione: se la Ferrari ha fatto progressi enormi per stare al passo della concorrenza, Mercedes e Williams non sono state da meno, rispondendo colpo su colpo alle intuizioni di Maranello. Anzi, hanno fatto meglio.

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