Gomme esplose in F1. Ivan Capelli: “I piloti al massimo anche in Germania”

Secondo il commentatore Tv, il problema di sicurezza dei pneumatici non condizionerà Massa & Co. nei prossimi GP. E non va comunque addebitato alla sola Pirelli…

Circuito di Silverstone: la gomma esplosa di Felipe Massa "esposta" ai box della Ferrari. (Credits: Ansa)

Paolo Corio

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Hamilton, Massa, Vergne, Perez e Gutierrez: non è l’ordine di arrivo, ma quello di ritiro per esplosione di una gomma nel GP di Silverstone. Domenica nera per la Pirelli, che ne esce con l’immagine a pezzi e con un’unica performance di rilievo: quella di essere riuscita, in un mondo come quello della F1 perennemente lacerato dalle polemiche, a compattare piloti e team in un’unica protesta per la scarsa affidabilità dei suoi pneumatici.“Quel che è accaduto domenica scorsa non gioca certo a favore del marchio italiano”, interviene Ivan Capelli, un passato da pilota e un presente da commentatore tecnico per la Rai, “ma va anche considerato come nel 2011 la Pirelli, appena arrivata in F1 e con soli 7-8 mesi per allestire gli pneumatici, ebbe una stagione senza alcun problema. E come anche l’anno scorso, dovendo rispondere alla richiesta di avere gare ancora più animate e quindi con più pit-stop, abbia saputo dare una risposta positiva. Quel che voglio dire, è che gli attacchi sono più che giustificati, ma che le cause stanno in un insieme di fattori che non dipendono solo dalla casa milanese”.

Possiamo allora analizzarli, per capire cos’ha causato la débâcle di Silverstone?

“Sicuramente c’entra l’ulteriore esasperazione della carcassa delle vetture di F1 e poi va considerata la congiuntura negativa sulla pista inglese di tutte le variabili tecniche che influiscono sulle gomme: i cordoli da affrontare ad altissima velocità, gli assetti scelti dai team che hanno esasperato l’angolo di camber (cioè l’inclinazione della gomma rispetto alla vettura) e infine le pressioni, per le quali la Pirelli fornisce delle indicazioni ma che sono poi scelte liberamente dalle squadre, sempre alla ricerca di una soluzione diversa che possa dare un vantaggio sugli avversari. Con il pieno di carburante e con l’esuberanza dei piloti nei primi giri, a Silverstone il problema è così esploso nel vero senso della parola”.

C’è quindi anche una co-responsabilità dei team?

“Diciamo che non c’è solo una responsabilità della Pirelli. Tra l’altro, anche se in quei casi si trattava di un problema di delaminazione diverso da quelli che si sono verificati ieri, va detto che la casa italiana aveva detto di voler proporre nuove soluzioni già dopo i problemi accusati da Hamilton in Bahrein e poi da Massa, ma che alcuni team non hanno dato l’ok non volendo effettuare cambi al volo, con tutte le relative problematiche legate all’assetto”.

Per quando è ora lecito attendersi una soluzione al problema?

“Per quanto la Pirelli vorrà di certo trovare una soluzione il prima possibile anche per tutelare il suo nome commerciale, credo che sia impossibile avere modifiche sostanziali nel GP di Germania, in programma già il prossimo weekend. Prevedo allora vere novità per la gara di fine agosto a Spa, in Belgio, tenendo anche conto che in mezzo ci sarà il GP d’Ungheria su una pista lenta come quella di Budapest, dove gli pneumatici non saranno dunque sollecitati al massimo”.

Tutto ciò potrebbe influire sulle prestazioni dei piloti a livello di stress?

“In attesa di soluzioni definitive, una maggiore sicurezza deriverà dal fatto che saranno imposte pressioni delle gomme non troppo basse e angoli di camper non troppo accentuati. Certo alla partenza ci sarà qualche apprensione in più, ma in termini assoluti nell’animo di ogni pilota c’è il pensare che alla propria vettura non accada nulla… Non credo quindi che questo aspetto possa condizionare le gare, a parte ovviamente eventuali ritiri per pneumatici deteriorati”.

Tra le soluzioni proposte, anche quella di chi chiede di sviluppare la tenuta delle gomme nei test con i giovani piloti: che ne pensa?

“Mi pare una buona idea, anche perché questi piloti arrivano assolutamente attrezzati a dare indicazioni tecniche grazie ai simulatori. A proposito di questi ultimi, va poi fatta una considerazione: la F1 è l’unico sport in cui è vietato allenarsi nella realtà, ma solo virtualmente. E per quanto incredibilmente realistici, i simulatori non potranno mai replicare al 100% alcune condizioni ambientali: proprio riguardo alle gomme, va ricordato come l’inverno scorso - dopo i test di Barcellona e Jerez – i tecnici della Pirelli avessero fatto presente che le temperature erano troppo basse e non consentivano di testare davvero gli pneumatici nelle condizioni in cui ci si sarebbe poi ritrovati per gran parte della stagione di gara”.

Il ruolo della FIA in tutto questo?

“Sempre troppo debole, per non dire nullo. La FIA dovrebbe essere l’organo che dà regole precise e le fa rispettare, ma in realtà – poiché succube di un mondo dove conta solo il business - si mantiene sempre in zone d’ombra che consentono decisioni ‘alla Ponzio Pilato’ come quelle viste di recente e dalle quali non può sortire nulla di buono. Nemmeno in termini di sicurezza”.

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