Addio Mondiale, la resa della Ferrari è totale e viene firmata a Suzuka. Dopo l'autoscontro suicida di Singapore e il ko tecnico della Malesia, quasta volta Vettel è riuscito a rimanere in pista la miseria di tre giri. Un lasso di tempo sufficiente per accodarsi ad Hamilton in partenza e venire poi superato da Verstappen, Ocon, Ricciardo e Bottas. Ko tecnico, Ferrari col freno a mano tirato a causa di una candela e mesto ritiro.

"Stop the car" hanno detto gli ingegneri al tedesco e a Vettel non è rimasto altro che rientrare nei box e aspettare pazientemente che i suoi uomini gli dessero il via libera per tornare nel paddock. Il tutto mentre Hamilton sfrecciava in testa al Gp del Giappone volando verso il titolo mondiale. Nelle ultime tre gare la Ferrari che doveva riportare a Maranello il titolo che manca da dieci anni ha percorso una manciata di chilometri. Troppo poco per evocare solo la sfortuna.

Hamilton torna a casa dal Giappone con un tesoro di 59 punti di vantaggio da gestire nelle ultime quattro tappe del Mondiale e già ad Austin in Texas avrà il primo match point per tornare iridato.

Ferrari spinta al limite per battere la Mercedes

Il sospetto, ma anche qualcosa in più, è che la Rossa sia stata spinta al limite per cercare quel salto prestazione in grado di tenerla davanti nel duello con la Mercedes. Gli uomini del Cavallino ci hanno provato, ma la macchina non ha retto. Non è possibile vedere la stessa scena due volte di fila, con il giro di formazione che si trasforma in incubo: prima il connettore del turbo e poi una candela. Guai impossibili da riparare in griglia.

Non è una colpa, anzi. E' la conferma che si è tentato di arrivare al risultato più grande bruciando le tappe come era stato fatto anche nella prima parte della stagione. Ma è anche l'ammissione di aver fallito e l'immagine di una Ferrari incapace anche solo di prendere il via o di reggere il passo per particolari di componentistica è una sconfitta per tutti, da Marchionne in giù.

La lezione deve servire anche per il futuro. Guai ad illudersi di essere al livello dei tedeschi. E' vero che primavera ed estate avevano fatto sognare, ma quando si è trattato di sviluppare e far crescere il progetto Stoccarda è stata meglio di Maranello per distacco. E, dunque, si ripartirà da qui e da una situazione di superiorità della Mercedes sulla Ferrari, un gap su cui lavorare per evitare l'anno prossimo di dover ripartire da capo.

Il primo passo sarà evitare di evocare la sfortuna. Tanti piccoli problemi in sequenza significano un grande problema di affidabilità che in Formula Uno non è un dettaglio ma un pilastro fondamentale per essere competitivi. Concentrarsi sulle ultime quattro tappe del Mondiale può aiutare a guadagnare tempo anche se la corsa al titolo è virtualmente finita in Giappone.

Il crollo della Ferrari nei numeri

La fotografia della crisi Ferrari è nei numeri. Negli ultimi cinque gran premi le Rosse hanno conquistato due miseri podi con Vettel sui dieci potenziali, incassando anche quattro ritiri (due per pilota). Nello stesso lasso di tempo la Mercedes ha vinto sempre tranne che in Malesia dove ha gioito Verstappen.

Hamilton si è preso 118 punti mettendo in cassaforte un Mondiale che pareva compromesso. Vettel? Solo 45 come un comprimario qualsiasi. Ma il dato più preoccupante è che anche la Red Bull è andata nettamente meglio della Ferrari: 112 a 77 (Mercedes 190). Bottas è vicino al sorpasso ai danni di Vettel, avanti solo di 13 lunghezze. Sarebbe una beffa e la Rossa non si meritano un finale così.

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