Poteva essere il week end della furia Rossa e, invece, Singapore rischia di passare alla storia come la gara che consegna il Mondiale 2017 a Lewis Hamilton e alla Mercedes. Un verdetto atroce, impossibile da accettare visto il dominio della Ferrari nel sabato delle prove, quando Vettel pareva avere una marcia in più rispetto al rivale.

I due piloti del Cavallino si sono giocati tutto nella roulette russa della prima curva. Poche centinaia di metri con in mezzo Verstappen che certamente non ha alzato il piede dal pedale per evitare il sandwich delle Ferrari, ma che ha meno responsabilità degli altri due nella carambola che ha spianato la strada a Hamilton gettando al vento una buona parte delle chance iridate.

Il momento del via è da sempre quello più complicato da gestire, a maggior ragione su una pista bagnata per la prima volta nella storia. La tentazione di addossare le colpe al terzo incomodo è comprensibile, però il modo in cui Vettel e Raikkonen hanno approcciato quel chilometro scarso andrà analizzato a fondo per comprendere alcuni limiti attuali della Ferrari.

Vettel e Raikkonen, quanti errori

Di sicuro Vettel è stato protagonista dalla pole di una partenza discreta ma non eccezionale. Ha visto avvicinarsi Verstappen e ha ceduto alla tentazione di chiudergli la porta in faccia. Legittimo e comprensibile, visto che il talentino olandese è noto per la sua spregiudicatezza in situazioni di corpo a corpo. Però così facendo Seb ha innescato uno smottamento verso sinistra dei leader che ha dato il via alla carambola.

Raikkonen, al contrario del compagno di squadra, è partito a razzo e ha accarezzato l'idea di saltare davanti a tutti. Forse se lo sarebbe anche meritato, ma quando si è accorto (unico con entrambi i rivali nello stesso colpo d'occhio) che proseguendo ad acceleratore a fondo avrebbe preso dentro Verstappen perché non ha ragionato da uomo squadra?

Che chiedere a un pilota campione del mondo di frenare sia difficile è evidente. Ma oggi Raikkonen è la spalla di Vettel e avrebbe dovuto proteggerlo dal rischio di un incidente, anche sacrificando la sua partenza. In ogni caso lo scontro di Singapore entra nella galleria degli incidenti di gara che fanno storia. Nel caso della Ferrari col sapore tafazziano di aver dato una mano considerevole alla cattiva sorte peccando quanto meno di saldezza di nervi.

Con un Mondiale da vincere e in mano una situzione estremamente favorevole ereditata dalle prove, l'avventatezza era l'unica opzione non comprensibile. Poi il popolo dei tifosi si divide, giustamente, tra innocentisti e colpevlisti e anche Verstappen non ha fatto nulla per evitare il botto. Lui, però, senza nulla in palio se non quella leadership alla prima curva da strappare alle Ferrari.

La Ferrari ha sottovalutato la situazione. Con un gran premio da correre in posizione di forza, il muro vicino di Singapore e lo stile aggressivo di Verstappen l'attenzione era un obbligo. Non è accaduto e il Mondiale vola verso casa Mercedes.

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