F1: Alonso fa la Ferrari più bella

Anche sulla pista di Budapest il pilota spagnolo è riuscito a fare la differenza con una monoposto tutt'altro che irresistibile. Raikkonen non riesce a stare al suo passo, come Massa

Alonso riceve i complimenti del suo team dopo il secondo posto a Budapest – Credits: EPA/SRDJAN SUKI

Dario Pelizzari

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Dicono che non sia abile a “leggere” le necessità della macchina come lo era quel volpone di Michael Schumacher, al quale era sufficiente scendere nell'abitacolo della monoposto per intuirne vizi e virtù. Dicono che dovrebbe tenere a freno la lingua quando la rabbia prevale sulla speranza, perché le gioie (poche) e le delusioni (tante) raccolte nel corso della sua esperienza in Ferrari vanno condivise prima ai box poi in salotto. Dicono anche che sia permaloso oltre ogni ragionevole dubbio: se qualcuno gli gira una critica poco lusinghiera, lui si piazza davanti alla difesa e studia la contromossa, spesso velenosa e pungente. Dicono infine che non sia bravissimo nel valzer delle qualifiche, specialità nella quale la matematica dell'ora e subito prevale sulla grammatica della passione. Eppure, non ci fosse lui, a Maranello sarebbe notte fonda. Da almeno un lustro.

Per Fernando Alonso vale la regola dei campioni senza tempo, vergata da Cassius Clay nei giorni della trasfigurazione in Muhammad Alì: “I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione”. Il samurai di Maranello risponde in pieno all'identikit. Lo dimostrano i numeri e le immagini scolpite nella memoria degli appassionati della Formula 1: Alonso è un asso del volante, un fuoriclasse per saggezza tattica e talento di guida, un fenomeno nella gestione delle gomme, ma anche e soprattutto un arrembante e meraviglioso cocciuto, un pilota difficilissimo da imbrigliare e mettere alle corde, un temerario col cappello, un vulcano di idee e di sospiri. Vedere per credere cosa è riuscito a fare domenica scorsa sulla pista del Gran premio dell'Ungheria. Con una macchina piena di cerotti e quattro gomme prossime al collasso. Lui davanti a tutti a improvvisare miracoli per rendere la vita difficile alla Red Bull di Daniel Ricciardo e alla Mercedes di Lewis Hamilton. Il secondo posto di Budapest vale un posto di tutto rispetto nella classifica delle più belle imprese di sempre del Cavallino.

In fondo, è colpa sua se Kimi Raikkonen viene preso per il bavero fuori e dentro i box. Alonso confeziona prodigi con una Ferrari tutta (o quasi) da rifare e il compagno di squadra, che non passa per essere un dilettante allo sbaraglio, fa quello che può, forse di più. E qui la sensazione tira la giacchetta al buon senso: se oggi al posto di Alonso ci fosse un pilota qualsiasi, da Nico Rosberg in giù, i risultati in pista della Rossa sarebbero molto più vicini a quelli di Raikkonen che a quelli di Alonso. Va così per il finlandese, andava così per il brasiliano. Per quattro anni, Felipe Massa ha provato a tenere testa ai ritmi del Fernando della F1, ma le cose non sono andate come avrebbe voluto. Fino al divorzio, che gli ha permesso di accasarsi alla Williams e di ritrovare il sorriso. La classifica del campionato in corso dice che Massa è dietro al suo ex compagno di scuderia di 75 punti. Ma pure che precede Raikkonen di 13. Come dire, Alonso è la discriminante che sfugge alle regole, tutto il resto è tradizione. Meglio, necessità.

Il confronto Alonso-Raikkonen nel 2014 dopo le prime 11 gare

  ALONSO RAIKKONEN
Punti 115 27
Podi 2 0
Qualifiche 9 2
Gara 11 0

Il confronto Alonso-Massa nel 2013

  ALONSO MASSA
Punti 242 112
Podi 9 1
Qualifiche 11 8
Gara 16 3

Il confronto Alonso-Massa nel 2012

  ALONSO MASSA
Punti 278 122
Podi 13 2
Qualifiche 18 2
Gara 18 2

Il confronto Alonso-Massa nel 2011

  ALONSO MASSA
Punti 257 118
Podi 10 0
Qualifiche 15 4
Gara 16 3

Il confronto Alonso-Massa nel 2010

  ALONSO MASSA
Punti 252 144
Podi 10 5
Qualifiche 15 4
Gara 14 5

Twitter: @dario_pelizzari

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