Formula 1

Ferrari 2015: la rivoluzione d'inverno voluta da Marchionne

Tante le novità a Maranello: dall'addio di Tombazis e Fry alla promozione di Resta. Mosse vincenti o no?

aldo-costa

Dario Pelizzari

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La rivoluzione d'inverno si è compiuta. Sergio Marchionne, nuovo depositario del marchio Ferrari dopo il siluramento di Luca di Montezemolo, ha diramato le convocazioni per la stagione 2015. Al posto di comando della scuderia di Maranello, in vece e per conto dell'amministratore delegato del gruppo Fiat Chrsyler Automobiles - che ha comunque assicurato la sua vicinanza alla squadra nelle fasi calde del campionato - ci sarà come noto Maurizio Arrivabene, ex dirigente della Philip Morris e frequentatore per anni dei paddock della Formula 1 per ragioni di business e di diletto. Dicono che abbia il piglio del comandante il successore di Marco Mattiacci, accompagnato alla porta a pochi mesi dal suo insediamento perché non avrebbe convinto i padroni del vapore. Arrivabene sarà alla guida di un team molto diverso da quello che ha preso il via dell'ultima stagione. Sulla pista, soprattutto. Perché Fernando Alonso ha preferito puntare tutto sulla McLaren-Honda, deluso e sconfortato per i contorni di un progetto nel quale non crede più da tempo. Al suo posto, è arrivato il quattro volte campione del mondo Sebastian Vettel, tedesco come Michael Schumacher. Tutto torna, dicono da Maranello. E già si intonano i canti di battaglia.

Cambierà, e non poco, anche la composizione del box. Le novità che fanno più rumore sono sostanzialmente due, meglio tre. Dopo 8 anni di militanza sotto le insegne del Cavallino, è stato licenziato il capo progettista Nicholas Tombazis, responsabile dei disegni della Ferrari quando tutto andava bene (vedi il mondiale costruttori nel 2008) e quando tutto o quasi ha cominciato a girare meno bene (fatti due conti, dal 2009 in poi). Fuori lui e dentro Simone Resta, ingegnere imolese di anni 44 che fino a ieri riportava a Tombazis. Spetterà a lui firmare i progetti della monoposto del 2016, a meno che nel frattempo Arrivabene non riesca a convincere Adrian Newey a cambiare bandiera. Traguardo al momento tutt'altro che avvicinabile. Prima di lasciare, Tombazis ha definito le logiche e le sfumature della vettura 2015, che difficilmente sarà in grado di tenere il passo delle Mercedes, troppo avanti per essere raggiunte in pochi mesi. Con l'ingegnere greco lascia anche il direttore dell'ingegneria Pat Fry, in Ferrari dal giugno 2014 e con un'esperienza di poco meno di 20 anni nella Formula 1. In questo via vai senza fine, rimane al suo posto il direttore tecnico James Allison, arrivato, anzi, tornato a Maranello (dove aveva prestato servizio nei primi anni Duemila) nel luglio del 2013 e considerato dagli addetti ai lavori il nuovo braccio destro di Arrivabene, l'uomo in grado di cambiare gli equilibri nella squadra, per talento e saggezza. Dedizione e competenza.

Team che non vince, si cambia. Marchionne ha rifondato la Ferrari dalle basi nella convinzione che fosse necessario restituire entusiasmo e vigore e a un gruppo di lavoro in crisi di risultati. Per riprendere la corsa verso il titolo, ha deciso di mettere da parte tecnici che hanno lavorato a Maranello nell'ultimo lustro, quello peggiore a giudicare dalla casella dei titoli conquistati, ma tutt'altro che disastroso se si considera che Alonso ha accarezzato in due occasioni la gloria del mondiale. Lo testimonia la tradizione dello sport di ogni latitudine: il cambiamento, di per sé, non è né positivo né negativo, dipende dai contenuti e dalla prospettiva che rivela. Nel 2011 la coppia Montezemolo-Domenicali ha deciso di consegnare il foglio di via al direttore tecnico Aldo Costa, considerato il responsabile delle prestazioni poco esaltanti della Rossa alle prese con una Red Bull straripante. Tempo qualche mese e Costa è stato assunto dalla Mercedes con i gradi di direttore dell'ingegneria e responsabile della progettazione della monoposto. C'è anche e soprattutto lui dietro alla macchina che quest'anno ha fatto girare la testa a tutte le avversarie. Come dire, nulla è come sembra, tutto è come vogliamo che sia.

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