Massa e Ferrari, c'è aria di divorzio

Il pilota brasiliano si gioca la conferma al volante della monoposto di Maranello. Se sbaglia ancora, il suo posto potrebbe essere consegnato a Kimi Raikkonen

Felipe Massa durante le prove libere del Gp d'Ungheria 2013 (Credits: FERENC ISZA/AFP/Getty Images)

Dario Pelizzari

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Felipe Massa vorrebbe ma non può. Vorrebbe una macchina più veloce per dimostrare a tutti di non aver perduto lo smalto dei giorni migliori. Vorrebbe tornare a essere protagonista, sia in qualifica sia in gara, perché il podio regala emozioni bellissime e rimanere all'asciutto per troppo tempo fa male all'autostima. Vorrebbe recuperare lo slancio di qualche anno fa, quando tutto girava a meraviglia e il presidente Montezemolo non perdeva l'occasione di fargli avere complimenti a mezzo stampa. Vorrebbe, ma non può. Perché da qualche anno la dea bendata sembra avergli girato le spalle. Tra incidenti, gare così così e una Ferrari che, con lui al volante, pare addirittura un'altra macchina rispetto a quella che guida il suo compagno di squadra Fernando Alonso. Massa c'è, ma è come se non ci fosse. Colpa della sfortuna, ma probabilmente anche di un talento che era grandissimo e ora lo è un po' meno. 

Nel dicembre dello scorso anno, Montezemolo lo confermò in Ferrari con la speranza che il pilota brasiliano potesse ritrovare la fiducia nei propri mezzi. "Nella seconda parte della stagione, Felipe è andato meglio sia in gara sia in qualifica", disse il presidente del Cavallino. Tutto vero. Dopo un avvio di stagione a dir poco disastroso, Massa riuscì a risalire la china con risultati non esaltanti ma almeno soddisfacenti. Tuttavia, è la ragione numero due che spiega le logiche di una scelta che non ha mai convinto del tutto i tifosi della Ferrari. "Se si cambia - aggiunse Montezemolo - bisogna cambiare con qualcuno che fa la differenza e che sia veloce. Venire in Ferrari crea impatto. Piloti che dessero garanzia che fossero più forti di Massa non ne vedevo. E poi, non volevamo cambiare gli equilibri". Come dire, la conferma di Massa passò da un'attenta indagine di mercato, che portò evidentemente a un nulla di fatto. 

Mesi dopo, il tema si ripropone. Dopo un buon inizio di stagione, il pilota di San Paolo è tornato a navigare nelle parti basse della classifica generale. E mentre lui, il brasiliano, fa fatica a rimanere a galla, Alonso porta avanti come può la sua battaglia personale con Sebastian Vettel. La macchina è la stessa. I risultati no, quelli sono molto diversi. Il bilancio 2013 è impietoso: terzo in Spagna, quarto in Australia, quinto in Malesia, due volte sesto, due volte ottavo, e due volte (Gp di Monaco e Germania) ad attendere la fine della corsa dai box, a causa di incidenti più o meno gravi. Massa sa come vanno le cose in Formula 1. "Saranno i risultati a decidere se resterò o andrò via - ha detto il 32enne ad Autosport -. La possibilità di una conferma c'è, ma la cosa più importante sono i risultati". Che per ora non ci sono.

Sono in molti a pensare che la lenta discesa di Massa nelle zone d'ombra della F1 abbia cominciato a prendere forma il 25 luglio del 2009. Gran premio d'Ungheria, circuito dell'Hungaroring. Nella seconda sessione di qualifica, il pilota della Ferrari viene colpito alla testa da una molla pesante poco meno di un chilo che si stacca dalla Brawn di Rubens Barrichello. Massa viene trasportato urgentemente in ospedale per accertamenti.  Ha un taglio sulla fronte e non reagisce come dovrebbe agli stimoli esterni.  La diagnosi parla di commozione celebrale con una frattura nella zona sovraorbitale sinistra. Non è in pericolo di vita, ma il colpo è stato da ko. Rimarrà fuori dalle corse per tutta la seconda parte della stagione. Al suo posto, prenderanno le redini del Cavallino prima Michael Schumacher, poi Luca Badoer, quindi Giancarlo Fisichella. 

Prima dell'incidente, Massa non era un pilota di seconda fascia, tutt'altro. Nei primi tre anni in Ferrari ha raccolto traguardi importanti e pure di più. Nel 2006, primo anno a Maranello, porta la Ferrari 248 F1 sul podio in ben sette occasioni. Vince in Turchia e in Brasile. E arriva secondo  negli Stati Uniti, in Germania e in Giappone. Il Mondiale lo vince Fernando Alonso su Renault, davanti a Michael Schumacher, all'ultima stagione in Ferrari dopo i cinque titoli consecutivi. 

Nel 2007, Massa incassa 14 punti in più rispetto al 2006 pur potendo contare su due gare in meno, una da calendario, l'altra frutto di una squalifica. Vince tre gare (Bahrein, Spagna e Turchia) e arriva tre volte secondo (Francia, Belgio e Brasile), ma alla fine del campionato è soltanto quarto. Dietro al finlandese Kimi Raikkonen, alla sua prima avventura sulla monoposto di Maranello, al britannico Hamilton e allo spagnolo Alonso. 

Nel 2008, la svolta. Massa comincia malissimo, con due ritiri nelle prime due gare, poi prende il volo. Vince in Bahrein, arriva secondo in Spagna, quindi raccoglie un'altra vittoria in Turchia, il terzo posto a Monaco, il quinto in Canada e vince ancora in Francia. Da lì in poi, è un susseguirsi di risultati maiuscoli. Fatta eccezione per tre gran premi (Gran Bretagna, Ungheria e Giappone), in cui non riesce ad arrivare in zona punti. L'ultima gara si svolge come da tradizione in Brasile, nel suo Brasile. Si presenta al weekend che poteva portarlo sul tetto del mondo con sette punti di ritardo da Hamilton, il leader della classifica. Va tutto bene, anzi, benissimo. Massa vince il gran premio, ma non fa in tempo a esultare per il trionfo che gli fanno sapere che il collega della McLaren è riuscito in extremis ad agguantare il quinto posto. Hamilton fa suo il Mondiale per un punto e diventa il più giovane campione del mondo della storia della F1. Massa in lacrime. Era arrivato a un passo dalla gloria, ma ora si deve accontentare degli attestati di stima degli addetti ai lavori e della Ferrari. Andrà meglio il prossimo anno, si dirà. Mai augurio fu peggio assortito. 

Del possibile sostituto di Massa in Ferrari si parla da almeno due anni, da quando cioè i risultati del pilota brasiliano sono diventati a dir poco imbarazzanti. Voci più o meno incontrollate hanno suggerito soluzioni che nel tempo si sono sciolte come neve al sole. Tutto torna, il tempo passa e cambiano necessità e possibilità. Secondo i bene informati, sul taccuino del presidente Montezemolo sarebbero al momento tre i nomi caldi. Il primo è Nico Hulkenberg, che corre in F1 dal 2010. Ha iniziato al volante della Williams, poi è passato alla Force India, con la quale l'anno scorso ha fatto vedere buone cose. Quest'anno guida una Sauber, ma ha raccolto soltanto sette punti in dieci gare. Non è un segreto, ci si aspettava qualcosa di più. Sia dalla Sauber, sia da lui. 

Il secondo nome in lista è Paul Di Resta, 27enne pilota britannico che ha fatto tanta gavetta prima di salire al volante di un bolide di F1. Nel 2010 ha accettato la proposta della Force India ed è entrato nel team come collaudatore. Dall'anno successivo, è diventato titolare di una monoposto con risultati incoraggianti. Nel 2013, la stagione della consacrazione. Di Resta lotta spesso e volentieri per raggiungere un posto tra i primi dieci al traguardo. E' bene ricordarlo, guida una Force India, non una Mercedes. 

Tuttavia, è il terzo nome in lista che fa venire i brividi a chi tifa Ferrari. Stiamo parlando di Kimi Raikkonen, il fuoriclasse della Lotus che portò il Cavallino sul tetto del mondo nel 2007. Dopo di lui, il titolo iridato non ha fatto più tappa a Maranello. Il prossimo anno Kimi dagli occhi di ghiaccio quasi certamente lascerà la Lotus, che non gli garantisce una macchina per lottare al vertice e soprattutto non gli paga lo stipendio nei modi e nei tempi stabiliti. Raikkonen si è già proposto alla Ferrari e attende notizie da Montezemolo, che potrebbe prendere una decisione nelle prossime settimane. Raikkonen al posto di Massa e compagno di squadra di Alonso. Ecco servito il "dream team" che ha già ricevuto la benedizione del noto esperto di F1, Leo Turrini. 

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