Formula 1

F1, Gp Malesia: il pagellone

A Sepang è andato in scena il gran premio dei numeri due. Webber e Rosberg meglio dei loro compagni di squadra pluridecorati. Alonso, che guaio - le foto delle "grid Girls" -

Vettel in festa al termine della gara (Credits: Mark Thompson/Getty Images)

8 - Mark Webber. Questa volta aveva azzeccato tutto. Le qualifiche, la gestione della gara, la scelta delle gomme e, udite udite, pure la partenza. Insomma, tutto benissimo, da primo della classe. L'australiano sa di avere un compagno di squadra fortissimo e ingombrante, epperò fa il suo, al meglio delle sue possibilità. A volte gli riesce tutto facile, come in Malesia. Altre volte, un po' meno. Ma lui dimostra di essere sempre competitivo. E utile alla Red Bull. Un uomo squadra, ecco tutto. Cosa che per l'ennesima volta ha dimostrato di non essere Sebastian Vettel, che lo infila all'interno con un sorpasso da ritiro della patente. Le scuse a fine gara stanno a zero. Certi errori possono costare cari e sono difficili da digerire.

7,5 - Nico Rosberg. Il pilota che parla l'italiano meglio di Schumacher nei giri finali del gp: "Pronto, ci siete? Avete capito bene? Sono a uno sbuffo da Lewis, mi date l'ok per sorpassarlo?". Risponde Ross Brawn, l'eminenza grigia della Mercedes: "No, tu stai al tuo posto. Hamilton va piano perché glielo abbiamo detto noi". Una vita da mediano, quella di Rosberg. Vorrebbe, ma non può.

Firma un weekend da copertina, corre che pare un missile con una macchina che gira a meraviglia, eppure arrivato al momento che conta, quello che può valere la gloria del podio, è costretto a spingere il piede sul freno, ordini di scuderia. Per il bene della squadra. E lui, da gregario di prima classe, obbedisce. Con lo sguardo triste, certo, perché non fa mai piacere fare meno di quanto sarebbe stato possibile, però la F1 è anche questo. E non da oggi.

7 - Lewis Hamilton. Un vero signore, lo Speedy Gonzalez di grigio vestito. Arriva terzo per grazia ricevuta, ma sul podio non fa finta di aver centrato l'impresa della vita, tutt'altro. Le prime parole sono per Rosberg, che gli ha lasciato strada libera per il bene della squadra. Gira e rigira lui, Lewis, è sempre lì, dietro alle Red Bull, che ieri sembravano meno imprendibili di quanto si pensasse, e dietro al fenomeno di turno, che di volta in volta può chiamarsi Raikkonen oppure Alonso.

Guai a sottovalutare il suo talento. Ora che la Mercedes gli ha messo a disposizione una macchina competitiva, può togliersi soddisfazioni importanti. Un vero spasso il siparietto al box della McLaren. Ma perché non gli hanno cambiato le gomme? Dopo tutto quello che ha fatto per il team di Woking, beh, sarebbe stato un gesto di cortesia poco meno che dovuto.

7 - Jenson Button. Per la serie, se ci sei, batti un colpo. E il colpo è arrivato, eccome se è arrivato. Il pilota della McLaren si rifà il trucco dopo la brutta partenza in terra d'Australia e sfodera una prestazione da vero leader. In Malesia, prende il via dall'ottava posizione, perché la McLaren oggi non può competere ad armi pari con i top team, e tempo qualche giro si ritrova in testa alla corsa. Button il magnifico si difende da par suo, lotta e spintona come un ossesso.

Poi, passa dai box per cambiare le gomme, come tutti gli altri. Con la differenza tutt'altro che trascurabile che a lui si dimenticano di stringere i bulloni di una gomma. Risultato: il pilota di Frome rimane nella terra di mezzo della pit lane con il motore spento senza sapere bene a chi chiedere il conto. Brutta storia.

6 - Felipe Massa. E' tornato il brasiliano che fino a un paio di stagioni fa prendeva per il bavero i grandi della F1. Nelle ultime quattro qualifiche della Ferrari, le ultime due della scorsa stagione e le prime due del 2013, ha fatto meglio del pluristellato compagno di squadra Alonso. Proprio così, 4 a 0 e fine della storia. Poi, in gara, le cose cambiano. Perché Alonso è un fuoriclasse, un pilota capace di far girare la macchina al 130% delle sue possibilità. Mentre lui, no. Massa fa bene se la Ferrari corre che è un piacere. Altrimenti, io speriamo che me la cavo. Raggiunge la sufficienza in Malesia per i tre sorpassi nel finale. Per il resto, gara anonima.  

5,5 - Kimi Raikkonen. Tutto qui? A Melbourne, la prodezza da fenomeno. A Sepang, il minimo sindacale. Partito settimo, è arrivato settimo. Dietro al compagno di squadra Grosjean, che in griglia di partenza era messo peggio. Vero, per vincere il Mondiale, ammesso che al finlandese di ghiaccio la cosa interessi davvero, è importantissimo e pure di più tagliare il traguardo con qualche punto nel sacco, ma il discorso fa acqua quando dai la sensazione di fare meno di quanto avresti potuto. La Lotus esce certamente ridimensionata dopo il weekend malese, ma Raikkonen ha smesso di crederci troppo presto.

4 - Fernando Alonso & Ferrari. Perché sbagliare così, proprio non si può e non si deve. D'accordo, in una manciata di secondi, si parla di una novantina di istanti o poco più, è difficile, meglio difficilissimo prendere una decisione che potrebbe decidere la gara. Tuttavia, il Mondiale della F1 è un campionato lungo nove mesi, conta vincere, certo, ma anche non perdere. In una parola, anzi, due, fare punti. Sempre e comunque.

Alonso dice che voleva aspettare un paio di giri prima di fermarsi ai box per evitare di rimanere intrappolato nella successiva girandola di pit stop. Scelta sbagliata e si è visto. Ma la Ferrari dov'era? Possibile che il pilota spagnolo abbia scelto in completa autonomia? E ancora, chi tampona la macchina che lo precede ha sempre torto. In città, come su una pista di F1. Tutto il resto, sono scuse che sanno di muffa.

4 - Sebastian Vettel. Oltre la vittoria, c'è di più. Il tre volte campione del mondo, un asso del volante, tra i migliori degli ultimi vent'anni di F1, voleva fare sua la gara, a ogni costo. Perché lui è il migliore, perché lui è bravo, perché tutto è concesso quando si manovra un bolide da 300 km/h. Peccato che la Red Bull non abbia gradito. E nemmeno Webber, sia chiaro. Giustissimo il richiamo all'ordine del team a fine gara. Giustissimo il silenzio rumorosissimo del compagno di squadra australiano che si meritava di salire sul gradino più alto del podio.

E giustissimo il giudizio unanime sulla manovra semplicemente folle del tedesco pigliatutto. Cosa sarebbe successo se avesse toccato la monoposto di Webber? Un piccolo grande dramma sportivo, ma forse anche qualcosa di più. Perché da quelle parti ci sono i box e non si sa mai. Vettel, così non si fa. Vincere non è tutto. Non sempre, almeno.

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