Turrini: “Nemmeno una Jeep è riuscita a fermare Vettel”

Per il popolare giornalista, il tedesco della Red Bull ha firmato l'ennesima gara perfetta della stagione e merita il titolo, ma l'organizzazione del Gp della Corea è da condannare senza riserve

Per Sebastian Vettel terza vittoria consecutiva in Corea (Credits: Mark Thompson/Getty Images)

Dario Pelizzari

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“Il titolo di oggi? Nemmeno una Jeep in pista è riuscita a fermare Sebastian Vettel”, propone a panorama.it il popolare giornalista emiliano Leo Turrini al termine della gara che ha visto salire sul gradino più alto del podio per la 34esima volta in carriera il pilota della Red Bull, al terzo trionfo consecutivo sul tracciato coreano. Vettel primo, davanti a Raikkonen e Grosjean. Male le Ferrari. Alonso è soltanto sesto, Massa nono dopo il testacoda alla prima curva. A cinque gare dalla fine del campionato, Vettel può contare su un vantaggio di 77 puntaggio nei confronti di Alonso. Se non è mondiale, poco, anzi, pochissimo ci manca. Tuttavia, nella giornata delle conferme – vedi il dominio assoluto del tedesco della lattina, lo straordinario talento di Raikkonen, la sfortuna da Paperino di Webber, che è costretto al ritiro con l'auto in fiamme dopo uno scontro con Di Resta – va registrata l'imbarazzante figura rimediata in diretta tv dall'organizzazione made in Corea.

“Quello della Jeep in pista è un episodio incredibile che dimostra come la globalizzazione che Ecclestone ha voluto imporre a qualsiasi costo alla Formula 1 sia una gigantesca stupidaggine o come avrebbe detto il ragionier Ugo Fantozzi, fervente ferrarista, 'una boiata pazzesca' – spiega Turrini -. Non andiamo più a correre in Francia, che è una delle patrie dell'automobilismo, non andiamo più a Imola, che era il circuito di Enzo Ferrari, andiamo invece in questi posti dove non ci sono i pompieri pronti a intervenire se una macchina prende fuoco. E cosa dire della scena irreale che poteva innescare un disastro. Una macchina qualsiasi, non la safety car, una Jeep, che entra senza preavviso in pista davanti a monoposto che fanno i 300 km/h. Lo dico da sempre. L'automobilismo è anche se non soprattutto cultura, passione, tradizione. Ci sono Paesi che possono avere le risorse economiche per organizzare un gran premio di F1, ma che difettano completamente delle qualità di cui sopra. E la dimostrazione l'abbiamo avuta anche oggi. Non è un caso che tutti vanno dicendo che al di là del calendario ufficiale l'anno prossimo non si farà più tappa in Corea. Oggi se la Jeep fosse entrata qualche istante dopo in pista sarebbe potuto succedere un bel guaio ed è inammissibile a questo livello”.

Per Vettel, un'altra fuga in solitaria. Ormai è fatta. Il quarto titolo mondiale consecutivo è roba sua.

“I numeri e le statistiche suggeriscono che sia il più grande di tutti i piloti. A 26 anni, nessuno mai è riuscito a vincere quanto lui. Io aspetterei ancora qualche anno per dare un giudizio definitivo. Certamente, è un pilota assolutamente perfetto. Anche in Corea, pole position e primo posto in gara. Non sbaglia mai e non ha le sfortune assortite del suo compagno di squadra. Il che non è poco. Niente da dire. Vettel merita tutto quello che sta avendo. Anche se, ripeto, prima di considerarlo il più grande di sempre, io aspetterei ancora un po'. Senna e Schumacher hanno dovuto sudare più di lui per conquistare i loro successi. Nessuno dei due ha avuto in giovane età una macchina come la Red Bull”.

A Singapore, partiva tredicesimo ed è arrivato terzo. In Corea, ha fatto addirittura meglio: dal decimo posto in griglia al secondo gradino del podio dietro a Vettel. Anche oggi Raikkonen ha dimostrato di essere una forza della natura.

“Spero che questi risultati del finlandese giustifichino tutto l'impegno che io ho riversato a mezzo stampa per farlo tornare alla Ferrari. Raikkonen sta facendo vedere di essere un super campione con una macchina che non è eccezionale e in una situazione che certamente non è ottimale. Perché sta continuando a correre con la Lotus che non lo paga e alla quale ha già annunciato che se ne andrà a fine stagione. Esemplificativo a questo proposito, il team radio della Lotus nel finale di gara: dai box facevano il tifo per Grosjean, sperando che potesse passarlo per raggiungere il secondo posto”.

Detto della superiorità di Vettel, che effetto fa vedere lottare Alonso per il quinto posto?

“Credo che in Corea la Ferrari abbia sbagliato la scelta dell'assetto, perché negli ultimi tre gran premi, su piste molto diverse tra loro, Alonso ha fatto benissimo. I piloti non c'entrano niente. Andavano troppo piano. Non hanno il potenziale per vincere il gran premio, ma per quanto avevamo visto a Spa, Monza e Singapore oggi Fernando avrebbe dovuto essere a lottare con le due Lotus per giocarsi un posto sul podio. E qui mi viene da dire anche una parola su Massa, che in quattro anni non ha mai creato problemi ad Alonso in partenza e guarda caso, adesso che è definitivo il suo allontanamento da Maranello, in Corea pronti e via e per poco non spedisce il suo ormai ex compagno di squadra fuori pista. Con questo, non voglio dire che lo volesse mettere davvero in difficoltà, ma certamente il brasiliano è stato più aggressivo che in altre occasioni”.

Tra la Ferrari e la Pirelli non c'è pace. Una polemica tira l'altra.

“Credo che Paul Hembery (ndr, il direttore di Motosport Pirelli) dovrebbe ricordare un antico motto, che dice: 'un bel tacer non fu mai scritto'. Quest'anno la Pirelli ha falsato il campionato del mondo. Ha iniziato la stagione con un prodotto che non era all'altezza dell'esigenza dei team ed è stata costretta a cambiare in corsa il suo tipo di fornitura. Una cosa questa che non ha precedenti nella storia della Formula 1. In più, mettiamoci anche il test segreto con la Mercedes, di cui tanto abbiamo discusso nella tarda primavera. E aggiungiamo a tutto questo la famosa sequenza di esplosioni a Silverstone. Ecco, io penso che il responsabile tecnico dell'azienda che ha combinato questi guai dovrebbe farsi un bell'esamino di coscienza prima di permettersi di dire ad Alonso 'impari da Vettel come si gestiscono le gomme'. La dichiarazione di Hembery è inammissibile, di cattivo gusto”.

In Corea, abbiamo assistito a un'altra grande prova di Hulkenberg. Possiamo dire che se la F1 prevedesse tre piloti per team la Ferrari non ci avrebbe pensato due volte a metterlo sotto contratto con Raikkonen?

“Questo ragazzo ha talento. Mi ricordo la pole position che riuscì a fare nel 2010 in Brasile. E' uno che in pista ci sta stare, sa guidare e oggi è stato molto molto bravo. Poi, è chiaro che se qualcuno mi dice che la Ferrari avrebbe dovuto prendere lui al posto di Raikkonen, be', io non ho alcun problema a dire no. Ciò detto, penso che un pilota come Hulkenberg dovrebbe avere accesso a una squadra di spessore superiore alla Sauber. Dicono che potrebbe essere il sostituto di Raikkonen alla Lotus, ma sappiamo che rischia addirittura di rimanere a piedi. Purtroppo, in F1 il talento non è tutto. Conta anche la valigia dello sponsor”.

@dario_pelizzari

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