F1, Gp Singapore: le pagelle

Sul circuito cittadino di Marina Bay, Vettel fa gara a sé. Primo e imprendibile. Alonso è il migliore del campionato di B - Il commento di Turrini

Il podio di Singapore. Da sinistra: Alonso, Vettel e Raikkonen (Credits: Paul Gilham/Getty Images)

Dario Pelizzari

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10 – Sebastian Vettel. Lo si dice da tempo. Con la Red Bull spaziale confezionata da sua eccellenza Adrian Newey, vincerebbe chiunque. Anche un pilota così così. Sbagliato. Lo dicono i numeri. Sulla pista di Marina Bay – voto 12, uno spettacolo di colori e di idee, la dimostrazione che non basta avere (tanto) denaro per dare forma al buon gusto – il tre volte campione del mondo ha inflitto distacchi record a tutti i colleghi. Trentadue secondi ad Alonso, 43 a Raikkonen, 51 a Rosberg e 53 ad Hamilton. Webber? Prima di parcheggiare la Red Bull malconcia per l'ennesimo guaio della stagione (la sua, del pilota australiano) il compagno di squadra di Vettel accusava un ritardo di quasi un minuto dalla testa della corsa. E meno male che a metà gara è dovuta intervenire la safety car per consentire la rimozione della Toro Rosso di Daniel Ricciardo, altrimenti il tedesco della lattina avrebbe avuto la tentazione di fermarsi ai box per prendere un caffè e dare un'occhiata alle prime proiezioni di voto in Germania.

Vettel non perde un colpo. E' perfetto. Dall'inizio alla fine della gara. La Red Bull gli ha consegnato una macchina stellare che lui ha il merito di guidare alla perfezione. E non è cosa da tutti. Con la stessa monoposto, Webber arranca e si dispera. I numeri del confronto sono impietosi: 13-0 Vettel nelle qualifiche, 12-1 Vettel in gara. Altra storia, altro pianeta. Altro pilota. Peccato per i fischi a fine corsa. Vettel non li merita. Vince e stravince perché è un fuoriclasse. Le chiacchiere, come si dice, stanno a zero.

9,5 – Fernando Alonso. Il primo dei terrestri. Il migliore del campionato di Serie B, al quale prendono parte tutte le monoposto della Formula 1. Tutte, tranne quella di Vettel, che come è ormai stato ampiamente dimostrato fa gara a sé. Il pilota spagnolo arrivava da un sabato tutt'altro che esaltante. Il settimo posto in griglia di partenza, quarto peggior risultato stagionale, non gli permetteva di fare grandi progetti per la gara. Non restava che provare il tutto per tutto. Anche perché, numeri alla mano, non c'era più nulla da perdere. Pronti e via e si compie il primo mezzo miracolo. Alonso indovina la fuga all'esterno e raggiunge il terzo posto dietro a Vettel e Rosberg. Straordinario.

Quindi, la corsa. Il pilota spagnolo amministra e controlla. Punta tutto sull'affidabilità della Ferrari e sulle scelte degli uomini al box, che studiano il modo per guidarlo verso un risultato importante. Il progetto funziona alla grande, anche meglio del previsto. Sì, perché tra un pit stop e l'altro Alonso si ritrova secondo a poco meno di venti giri dal traguardo. Prima Button, poi Raikkonen provano a metterlo in difficoltà ma il ferrarista non si fa intimorire e guida da par suo. Vettel è irraggiungibile e altro non si può fare. Non quest'anno, almeno. Negli ultimi tre gran premi, Alonso è arrivato tre volte secondo. Troppo facile indovinare chi ha fatto meglio di lui.

9 – Kimi Raikkonen. Dopo il doppio passo falso in Belgio e in Italia, il ritorno in grande stile del pilota del momento. Partiva tredicesimo, è arrivato terzo. Con una classe che sa di champagne e una determinazione che non è seconda a nessuno. Da applausi il sorpasso all'esterno su uno stremato Button quando mancavano pochi giri alla conclusione della corsa. Lascerà la Lotus a fine stagione per giocarsi l'ultima carta della carriera in Ferrari. Probabilmente, era la migliore scelta possibile. Per tutti. Red Bull esclusa.

7 – Nico Rosberg. Un sabato da leoni, culminato con il secondo miglior tempo nelle qualifiche. E una domenica da jene, a pasteggiare sui resti di una McLaren che si perde per strada a pochi chilometri dal traguardo. Secondo per 40 giri, il tedesco della Mercedes paga a caro prezzo l'ingresso della safety car e i passaggi ai box per il cambio gomme. Fa meglio del compagno di squadra Hamilton e questa è giù una soddisfazione di tutto rispetto.

6 – Lewis Hamilton. Ma come, tutto qui? Il celebratissimo pilota britannico, fiore all'occhiello della Formula 1 ormai da qualche stagione, incappa in un weekend poco gradevole. Lo dimostrano i risultati in qualifica e in gara. Sempre dietro a Rosberg, sempre distantissimo dai migliori. Si può dare di più.

6 – Felipe Massa. Sesto in partenza, sesto all'arrivo. Così è, se vi pare. Senza infamia e senza gloria. Il pilota brasiliano galleggia da almeno un paio d'anni nel mare dell'anonimato. Pochi, pochissimi acuti e tanta, tantissima noia, spezzata soltanto da una serie di incidenti che per fortuna si sono risolti con qualche cerotto e tanta paura. Per rimanere in una Ferrari che vuole lottare per il titolo c'era bisogno di fare di più. Molto di più.

5 – Mark Webber. Pare che in Australia stiano raccogliendo le firme per sollecitare un incontro al vertice tra il pilota della Red Bull e Supermario Balotelli. La ragione? La consegna a Webber della maglietta che sfoggiò il calciatore del Milan ai tempi della tormentata avventura a Manchester. La scritta, tutto un programma: “Why always me?”. Ecco, perché sempre lui? Se soltanto la metà delle disgrazie tecniche che hanno colpito negli ultimi mesi la Red Bull di Webber fossero capitate alla vettura di Vettel probabilmente ora staremmo parlando di un altro campionato. A Singapore, macchina a fuoco a due giri dal traguardo. Che jella.

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