Ferrari: da Domenicali a Mattiacci, cosa cambierà?

Il presidente Luca di Montezemolo, ha attribuito i gradi di direttore tecnico del Cavallino al referente di Maranello in Nord America. L'opinione dei giornalisti Zapelloni, Vanzini e Terruzzi

Stefano Domenicali, ex team principal della Ferrari – Credits: EPA/VALDRIN XHEMAJ

Dario Pelizzari

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Luca di Montezemolo ha detto sì. Il presidente della Ferrari ha chiuso il fascicolo relativo a Stefano Domenicali, autoproclamatosi responsabile numero uno della crisi di risultati che ha coinvolto la scuderia di Maranello nelle ultime stagioni, per aprire l'incartamento dedicato a Marco Mattiacci, uomo di governo del Cavallino nel Nord America richiamato in tutta fretta da New York per sistemare i guai della rossa. Un avvicendamento in corsa che suscita numerosi dubbi circa i possibili sviluppi del team di Maranello. Ne abbiamo chiesto conto a tre giornalisti che conoscono la Formula 1 da vicino: Umberto Zapelloni, vicedirettore della Gazzetta dello Sport, Carlo Vanzini, la voce di Sky Sport per la F1, e Giorgio Terruzzi, prima firma di Mediaset Sport per le due e quattro ruote, autore di “Suite 200 – L'ultima notte di Ayrton Senna”, nelle librerie da qualche giorno.

Domenicali alla porta: l'unica scelta possibile?
Terruzzi: “Chiariamo l'equivoco: fino a prova contraria è stato Domenicali a togliere il disturbo. Anzi, credo che la sua decisione abbia anche un po' spiazzato Maranello. Che poi abbia scelto di fare un passo indietro perché aveva intuito che il destino sarebbe stato quello, be', è un altro discorso. Il problema è che se ora mettiamo San Pietro al suo posto, 100 cavalli di motore non si trovano. Perché non stiamo parlando di una squadra allo sbando, ma di una squadra tecnicamente in difficoltà. Domenicali, lo penso da sempre, è un manager di altissima qualità. Sono un suo amico, mi ha insegnato tante cose e in questi anni alla guida della Ferrari non si è mai lamentato. Anzi, ha lavorato come un pazzo e mi dà fastidio che si parli di lui soltanto come di una persona buona. No, Domenicali ha fatto tantissimo per Maranello”.

Zapelloni: “E' una rivoluzione inutile, ma forse necessaria. Una cosa era chiara: così la squadra non poteva andare avanti. Ha fallito l'anno scorso, ha fallito quest'anno, non poteva fallire anche l'anno prossimo, bisognava intervenire subito. Perché, ripeto, considero questa stagione ormai irrecuperabile. Come nel calcio, a pagare è stato l'allenatore. Nell'attesa che paghi qualcun altro, magari chi ha progettato male la power unit, è stato questo il tentativo di dare una scossa all'ambiente per non rendere il campionato in corso disastroso fino in fondo. E soprattutto, per pianificare il futuro, perché credo che l'obiettivo del nuovo Domenicali sia costruire un 2015 all'altezza, convincendo Alonso a restare. Se le cose non cambiano, il rischio è infatti che lo spagnolo accetti la corte della McLaren”.

Vanzini: “No, ma la più responsabile da parte dello stesso Domenicali. Nel paese del 'teniamoci stretta la Poltrona' ha dato un segnale da grande persona rifiutando qualsiasi alternativa a lasciare l'azienda dove è entrato da bambino ed è uscito uomo. Ha comunque vinto tre mondiali e sfiorati due”.

Come cambierà la Ferrari con Mattiacci?

Terruzzi: “Non conosco Mattiacci. Ma so che la Ferrari ha su di sé una grande pressione. In Formula 1 ci sono problematiche tecniche che sono connesse a moltissime variabili: situazioni, intuizioni e colpi di fortuna. Il nuovo regolamento ha introdotto un'unità motrice sulla quale la Mercedes ha accumulato un'esperienza unica nel corso degli anni, perché le vetture di serie dell'azienda tedesca hanno da tempo motori ibridi, simili a quelli usati sui circuiti di F1. E persino la Red Bull, che può contare sul miglior progettista in circolazione, ovvero Adrian Newey, ha problemi a stare al suo passo. Cosa succede adesso? Mattiacci potrà avere uno stile, una muscolatura e una voce diversa, ma la sua fortuna come manager è strettamente legata a quanto succede sotto il profilo tecnico. Le scelte che lasciano il segno non sono determinate dal capo della gestione sportiva. Non è il calcio, che si cambia l'allenatore e tutto può risolversi. E' un'altra storia”.

Zapelloni: “Credo che debba cambiare qualcosa nella progettazione e nell'approccio. Non bisogna continuare a illudersi di essere migliori degli altri. Anche quando si approvano i regolamenti. A questo proposito, penso che si debba puntare più i piedi quando ci si rende conto che si va a lavorare su campi dove magari la Ferrari non è prima. La Mercedes, per esempio, è avanti anni luce rispetto a Maranello nello sviluppo della power unit ibrida, lo vediamo anche nelle macchine stradali. Il mondiale 2014 è già scritto. Sarebbe un miracolo vedere una Ferrari vincere un gran premio. Bisogna guardare al 2015 con la paura che non sia così semplice riprogettare una power unit vincente come quella della Mercedes e con il rischio che l'anno prossimo arrivi una Honda che ha avuto tutto il tempo di prepararsi nel miglior modo possibile”.

Vanzini: “Non è il calcio, qui serve la tecnologia applicata. Di certo, ci sarà molta più responsabilità da parte di tutti. Da adesso, chi sbaglia paga. Il nuovo team principal avrà un ruolo non facile perché dovrà imparare a nuotare in fretta in mezzo agli squali. Sono convinto che chi ha avuto la responsabilità negli ultimi anni dei due mercati principali per Ferrari sa il fatto suo. Dovrà valutare le persone e capire come migliorare, ma non dimentichiamo che la Formula 1 insegna che questo sport è fatto spesso di ere e non sempre è l'era giusta”.

Twitter: @dario_pelizzari

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