L'ultima notte di Ayrton Senna

A 20 anni dalla morte Giorgio Terruzzi ci racconta "un fuoriclasse di umanità" - Fotostoria - Video dell'incidente - Senna: i numeri - L'opinione di Turrini - Il ricordo  

Ayrton Senna al volante della McLaren – Credits: ARCHIVIO / ANSA / PAL

Dario Pelizzari

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Dal rapporto ingarbugliato con il padre Milton alle prime avventure al volante di un go kart, un regalo diventato passione. Dalle difficoltà di inventarsi pilota in un mondo lontano anni luce dal suo quotidiano alle relazioni con le donne che gli sono state vicino prima e durante la sua ascesa ai vertici della Formula 1. E poi, pensieri, crudi e asfissianti, opere e omissioni, verità e intuizioni. Giorgio Terruzzi, decano dei giornalisti della F.1, propone in “Suite 200. L'ultima notte di Ayrton Senna” (edito da 66thand2nd, nelle librerie dal 17 aprile) un viaggio nella memoria di uno dei più grandi piloti di sempre. Un percorso immaginario, colmo di emozioni e di rimandi, che prende forma nelle ultime ore di vita del fuoriclasse brasiliano. Fino alla tragedia, consumata sulla pista di Imola alla curva del Tamburello. Era il 1° maggio del 1994, quasi vent'anni fa. Un giorno tutto da rifare.

Ore 14.17, lo schianto a 307 chilometri orari. Con il passare dei minuti, la speranza lascia il posto alla disperazione.

“Come spesso accade, hai una sorta di protezione nei confronti delle persone care, una difesa inconsapevole che tenta di rimuovere le ipotesi peggiori. Sì, feci fatica a rendermi conto di quanto era realmente accaduto. Fu un fine settimana da capriccio di Dio. C'era stato un incidente gravissimo il venerdì, un morto il sabato e un altro incidente alla partenza della corsa. Per gente come noi che non vedeva niente di così grave da anni e che era convinta che Senna fosse in salvo di suo per ragioni celesti fu uno scoramento senza precedenti”.

Chi era Ayrton Senna?

“Chi lo conosceva da vicino, lo sa bene: Senna era una persona fuori media. Un ragazzo che aveva un tocco speciale al volante, ma anche un'umanità molto vicina a chi gli stava intorno. E questo si sentiva in modo molto forte. Era un campione straordinario, difficile capire davvero come riuscisse a fare certe cose in pista. Allo stesso tempo, dimostrava però anche i dubbi e le incertezze di un uomo comune. Ecco, la sua forza era proprio questa: la capacità di essere un fuoriclasse pur non perdendo mai il contatto con la realtà delle emozioni vere. Per chi invece non ha di lui una memoria visiva, Senna rappresenta un grande esempio, perché non ha mai dato per buono l'enorme talento che possedeva. Un ottimo stimolo per provarci. Non basta la fortuna, non basta il denaro, ci vuole dedizione, passione, lavoro. Un approccio moderno, il suo. Non si accontentava mai e avrebbe potuto anche permettersi di farlo qualche volta”.

Il primo incontro a tu per tu: bello e indimenticabile.

“Il mio più caro amico era andato a vivere in Brasile così, senza soldi e senza alcun progetto. Era il 1984. Presi le ferie per andare a dargli una mano. E per uno strano scherzo del destino, mi trovai poco dopo a intervistare Senna a casa sua, con il fratello e la nonna che gli giravano intorno. Come dire, è stata una bella partenza”.

“La sua ombra era ampia, lunga. Conteneva la percezione del proprio talento, della propria ricchezza, la consapevolezza di dover restituire sempre e comunque qualcosa di perfetto”. Come lui nessuno mai?
“Proprio così, come lui nessuno mai, ne sono convinto. Era un predestinato. Aveva la consapevolezza di venire da un Paese povero, sapeva di essere un privilegiato per tanti versi. Ed è come se avesse avuto un obbligo di restituzione nei confronti della vita che tanto gli aveva dato. Dico di più. La F.1 è un posto dove c'è tanta gente che fa alta qualità. E lui faceva le cose sul serio, fino in fondo. Se un giornalista si presentava alla conferenza stampa in ritardo, oppure se ripeteva una domanda che era già stata fatta, Senna ti riprendeva con toni duri. Come per dire, tu devi fare come me, devi dare sempre il massimo. Tutti dovevano dare il 100%, lui per primo”.

Il dramma di Ratzenberger: dalla necessità di vedere da vicino come erano andate le cose alle lacrime che segnano l'inizio del tormento. Senna era un leader anche a motori spenti.

“Un leader, certo, magari controverso, perché spesso era in opposizione con chi rappresentava il potere sportivo in pista, vedi Federazione, ma non mancava mai nei momenti importanti. E gli altri, i suoi colleghi, lo sapevano”.

Lo sgambetto di Nelson Piquet: un dolore lungo una vita, forse più.

“Che problema può avere oggi una persona qualunque se, nel condominio in cui abita, qualcuno gli dice che è un omosessuale? Diciamo la verità, sarebbe un mezzo disastro. Figuriamoci qual è stato l'impatto di una simile accusa negli anni Ottanta, con un tre volte campione del mondo che puntava il dito un pubblico contro un collega di pista, peraltro molto riservato. Sì, perché Senna non era il tipo di campione che si prestava alle telecamere. Non capitava di vederlo fare lo splendido con le donne. Insomma, fu una catastrofe. Perché il mondo dello sport è notoriamente maschilista, non è accogliente sulla diversità. E Senna ne soffrì moltissimo. Soprattutto, perché sentiva l'obbligo morale di essere un riferimento per la sua gente, era molto orgoglioso di essere brasiliano e di rappresentare il suo Paese”.

Jacques Villeneuve ha detto recentemente di lui: “Aveva sempre la macchina migliore. Come Prost, come tutti quelli che hanno vinto tanti campionati. In più, era affascinante, ha fatto sognare un popolo, perché si vedeva che viveva di passione”.

“D'accordo con Villeneuve, ma fino a un certo punto. Perché in F.1 non si vince mai se piloti una bicicletta. Poi ci sono grandi campioni che non vincono nemmeno con una macchina straordinaria, ma questo è un altro discorso. Io credo che il caso non esista. E' vero che devi avere l'opportunità per dimostrare quanto vali, ma Senna ha dimostrato tantissime volte di essere un numero uno. Sarebbe stato capace di convincerti ad acquistare un aspirapolvere in sette secondi. Aveva una marcia in più”.

Cosa ha lasciato in eredità alla F.1 il pilota brasiliano?

“Meno di quanto mi aspettassi. Aveva la grande capacità di mettersi in relazione con la stampa, sapeva comunicare benissimo. Mentre oggi i piloti hanno paura a dire persino cosa ne pensano del tempo. Sono iperdifesi e iperprotetti. Sono gelidi, mentre lui era caldo. E questa modalità di stare in pista si è perduta. Resta di Senna l'idea di un pilota che abbinava come pochissimi altri furore e talento, qualità e genialità agonistica. Dopo Senna è arrivato Schumacher. Non era previsto che dopo un vuoto così arrivasse un pilota capace di buttare dentro tanto pieno, pure se in termini diversi. C'è stato molto rapidamente un cambio di scenario con un altro ingombrante protagonista e questo ha modificato un po' le cose. Perché ha congelato l'immagine di Senna con un altro spettacolo incredibile. Quello offerto da Schumacher, che ha modificato i parametri. Un altro fuoriclasse”.

Sotto, la copertina del libro di Giorgio Terruzzi, in uscita il prossimo 17 aprile.

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Twitter: @dario_pelizzari

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