Inchiesta Ecclestone - Autodromo di Monza: le carte

Ecco i documenti dell’indagine condotta dalla Procura brianzola su un dubbio giro di fatture per un milione e 600 mila euro tra la Sias e alcune società riconducibili al patron della F1

Giorgio Sturlese Tosi

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Strane fatture, finanzieri in pista, denunce interne, valzer di nomine. Non c’è pace per l’Autodromo di Monza. La procura brianzola continua a spulciare i conti e la gestione della società che organizza il Gran Premio di Formula Uno. E attende con ansia l’esito di una rogatoria internazionale che faccia luce su strani e apparentemente ingiustificati movimenti di denaro con la Formula One Management (Foa) e la Formula One World Championship (Fowc) del magnate inglese Bernie Ecclestone, il patron del circus della F1, già incriminato in Germania per corruzione.

Nel mirino dei procuratori monzesi Walter Mapelli e Caterina Trentini, che a marzo hanno chiesto la collaborazione degli inquirenti britannici, ci sono le fatture per un totale di un milione e 600 mila euro, che vanno dal 2007 al 2011, tra la Sias, società per azioni con socio di maggioranza pubblico (l’Automobile Club di Milano) che gestisce gli eventi dell’Autodromo di Monza, e alcune società d’oltremanica: la Blast Events Limited, la Ad Evolution Ltd, l’Ara Service Ltd e le due società attraverso le quali Ecclestone gestisce gli immensi ricavi della Formula Uno.

Gli inquirenti ipotizzano una vasta evasione fiscale mascherata. Al centro delle indagini c’è Enrico Ferrari, già direttore generale di Sias e dominus assoluto, per decenni, del Gran Premio d’Italia. A tirare in ballo Ferrari, che per la procura risulta far parte della lista Falciani e avrebbe già scudato e riportato in Italia quattro milioni di euro, ci sono numerose fatture verso le società inglesi con oggetti poco chiari. Si parla, infatti, di generiche “prestazioni come da nostra proposta…”, di “prestazioni come da conferma…” e in un caso, addirittura, si fa riferimento ad attività di pubbliche relazioni in occasione del Gran Premio di Monaco”. Fatture peraltro scritte in italiano e, secondo un supertestimone di Sias, “relative ad operazioni commerciali inesistenti”. 

A tirare in ballo la gestione apparentemente poco trasparente di Sias è stato un esposto esplosivo consegnato ai magistrati da Paolo Guaitamacchi, nominato presidente di Sias dall’Aci di Milano e in seguito costretto a lasciare l’incarico perché evidentemente non organico a una gestione dell’Autodromo che la procura di Monza definisce tuttora “familistica e familiare”.

Almeno stando alle dichiarazioni dello stesso Guaitamacchi, che in un interrogatorio del 15 febbraio scorso fa mettere a verbale: “Ho verificato che in Sias vi era un ampio potere di spesa affidato a persone singole. […] Ai primi di febbraio mi accorsi che i fornitori erano scelti e le forniture discusse a trattativa diretta, senza alcun ricorso ad offerte comparative. Ne chiesi conto a Ferrari, il quale mi precisò che si trattava di fornitori storici di grande qualità, affidabilità e con prezzi competitivi. […] Non convinto delle valutazioni di Ferrari e preoccupato per la mancanza di offerte di confronto, chiesi ad un mio collaboratore, Sangalli Luigi, di chiedere ad altri imprenditori offerte comparative. Sangalli eseguì il compito ed a giugno verificò che la gran parte delle forniture era a prezzo superiore rispetto ai potenziali concorrenti. Feci presente a Ferrari le conclusioni di Sangalli senza ottenere alcun cambiamento”. Oggi, anche quei contratti sono al vaglio degli inquirenti. 

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