Formula 1

Arrivabene addio! La dura legge Ferrari: chi perde, paga

Si chiude dopo 4 anni l'era alla guida del Cavallino. Paga il mancato Mondiale e tanti errori nelle ultime stagioni. Al suo posto Guido Binotto

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Giovanni Capuano

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Maurizio Arrivabene non è più il team principal della Ferrari. Tecnicamente si tratta di un mancato rinnovo del contratto scaduto alla fine del 2018, ma il ribaltone assume i contorni del licenziamento per l'uomo che era stato chiamato da Sergio Marchionne nell'autunno del 2014 a prendere le redini del Cavallino Rosso da Montezemolo (scaricato a sua volta all'improvviso) per cercare di riportare a Maranello un Mondiale che manca ormai dal 2007.

Al posto di Arrivabene ci sarà Mattia Binotto, già direttore del reparto tecnico e delfino cresciuto in casa tanto che lo stesso Marchionne, prima della morte nella scorsa estate, lo aveva indicato come futuro responsabile della gestione sportiva del team.

Il cambio è avvenuto nei primi giorni del 2019 quando pareva che la lotta intestina alla Ferrari, esplosa in maniera evidente nel corso dell'ultima stagione, fosse stata ricomposta dalla famiglia Elkann con un accordo che prevedesse la convivenza di Arrivabene e Binotto nel nome dell'interesse comune della corsa al titolo. Non è stato così e l'addio al team principal proveniente dalla Philipp Morris ha sciolto il dubbio sulle scelte degli azionisti Ferrari. 

Perché la Ferrari manda via Arrivabene

L'addio ad Arrivabene è improvviso come lo fu quello di Montezemolo nell'autunno del 2014. Allora Marchionne disse dopo un disastroso Gran Premio di Monza le famose parole che segnarono la fine della storia in rosso dell'uomo arrivato a Maranello nel 1973 come assistente e poi tornatovi nel 1991 da presidente: "Tutti sono necessari, nessuno è indispensabile".

All'attuale team principal, invece, è stata fatale l'ultima stagione in cui il sogno del Mondiale si è infranto sugli errori di scuderia e del tedesco Sebastian Vettel. Il culmine è stata la mancata gestione dei rapporti interni alla squadra nel Gp d'Italia a settembre, con Raikkonen (senza ordine di scuderia) che ha finito col danneggiare il compagno di squadra in lotta per il titolo. Una scena già vissuta a Singapore nel 2017 con l'incredibile autoscontro tra le due Rosse partite in prima fila.

Arrivabene ha trascorso gli ultimi mesi in Ferrari attaccanto il reparto corse, accusandolo di non essere stato capace di limitare il gap dalla Mercedes e di aver sbagliato gestione in alcune scelte fondamentali in pista. Troppo per pensare di proseguire il rapporto con Binotto che aveva ricevuto offerte da altri top team e che era diventato un uomo mercato della Formula Uno.

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Maurizio Arrivabene – Credits: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Il bilancio di Arrivabene con la Ferrari

La grave colpa di Arrivabene è stata quella di non riuscire a giocarsi il Mondiale fino all'ultima gara nel 2017 e 2018, quando la Ferrari ha messo in pista monoposto competitive con la Mercedes. Chi perde, paga e poco contano i progressi fatti dal 2014 e il posizionamento a livello politico del team nella delicata fase di passaggio della Formula Uno ai nuovi proprietari di Liberty Media.

In quattro stagioni la Ferrari targata Arrivabene ha conquistato 15 vittorie (a secco solo nel 2016 dominato da Rosberg e Hamilton) di cui 11 nelle due stagioni della grande illusione. Ha messo insieme 1.919 punti con due secondi posti nella classifica piloti (sempre Vettel nel 2017 e 2018) e tre piazzamenti alle spalle della Mercedes in quella per scuderie in cui complessivamente ha incassato un distacco di 872 punti sceso, però, dai 367 del 2016 agli 84 di quest'anno.

Negli anni Novanta a Jean Todt furono concessi sei anni (dal 1993 al 1999) per costruire una macchina vincente e tornare a trionfare. La nuova Ferrari orfana di Marchionne e in mezzo a cambiamenti epocali ha deciso di tagliare prima il cordone col manager bresciano dando fiducia alla risorsa interna, nel solco della scelta fatta già dal defunto presidente che aveva dato impulso alla mobilità verticale all'interno dell'azienda.

Il 2019 è l'anno in cui l'obiettivo Mondiale è considerato imprescindibile. Non sarà facile. La Ferrari ha chiuso il 2018 in ritardo rispetto alla Mercedes e la nuova stagione porterà modifiche regolamentari difficili da interpretare. Maranello, però, considera non accettabile il periodo trascorso dall'ultimo successo con Raikkonen (2007) o di scuderia (2008). Vettel sarà chiamato a dimostrare di essersi meritato il rinnovo e il giovane Charles Leclerc (indicato da Marchionne) dovrà essere pronto in fretta a dargli una mano e ad essere lui per primo competitivo. La strada è tracciata e l'addio ad Arrivabene è solo uno dei tasselli del puzzle.

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