Flavio Tranquillo: "Così vedo gli italiani in Nba"
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Flavio Tranquillo: "Così vedo gli italiani in Nba"

Intervista a tutto campo con la voce del basket "pro" di Sky sulla prossima stagione dei veterani Bargnani, Gallinari e Belinelli, oltre che dell'esordiente Datome

Con l’approdo di Gigi Datome ai Detroit Pistons sono diventati quattro gli italiani a giocare negli States, in una Nba rivoluzionata dal giro di allenatori e giocatori degli ultimi mesi. Un mercato che ha coinvolto anche gli azzurri, portando Bargnani nella Grande Mela e Belinelli a firmare un biennale con San Antonio. Nel futuro di Gallinari, ancora in fase di recupero dall’infortunio al ginocchio, ci saranno ancora i Denver Nuggets ma con il nuovo allenatore Brian Shaw. Delle speranze per i nostri portabandiera in terra americana abbiamo chiesto lumi a Flavio Tranquillo, voce dell’Nba per Sky Sport. 

Allora Flavio, cosa ne pensi di Datome a Detroit?

“Considerando la scelta dello scorso anno (nell’estate 2012 Datome decise di rimanere Roma riducendosi lo stipendio ndr) ha dimostrato di avere le idee chiare. A oggi però non si può fare un pronostico su quanto giocherà perché ci sono in ballo troppe variabili che non dipendo da lui”. 

Tipo?

“Ci sono fattori come lo stato di forma fisico e gli infortuni, propri o dei compagni, che non si possono prevedere ma in grado di regalare o togliere minuti”.

Può essere un vantaggio per il giocatore sardo essere approdato in una squadra in ricostruzione?

“Le carriera di un giocatore Nba non dipende dal lignaggio della squadra e nemmeno dalla forza dei suoi compagni. D’altra parte non credo che Datome potrà mai diventare uno specialista e da questo punto di vista direi che i Pistons gli possono offrire una chance di diventare un giocatore “totale”. Anche per l'Nba”.

Il fatto che Datome che sia arrivato in Nba alla soglia dei 26 anni, dopo passaggi anche in squadre minori, vuol dire che il basket italiano ha rischiato di perdere un talento? 

“In parte. Però mi viene difficile pensare che un giocatore che firma un biennale con una squadra Nba sia stato in qualche modo discriminato. Semplicemente gli scorsi anni Datome non era ancora così solido e completo come lo è oggi. Gli errori di valutazione, se ci sono stati, fanno parte del gioco”.

E’ stata una scelta giusta quella di Belinelli di firmare con San Antonio? 

“Sarebbe un errore pensare che gli Spurs siano adatti a Marco solo perché hanno un sistema che costruisce tiri da tre, o comunque molto adatto ai tiratori. E’ molto più importante ragionare sul fatto che San Anotonio e Belinelli si sono cercati e voluti (qui l’intervista a Marco Belinelli per Panorama.it ). Se riuscirà a tenere il campo difensivamente potrà giocare minuti di qualità”.

Come vedi il rapporto tra il Beli e coach Gregg Popovich?

“Quello che mi dicono tutti è che con Popovich è facile e allo stesso tempo difficile convivere. E' uno che dice ai giocatori quello che pensa. Questo non vuol dire che la cosa sia necessariamente positiva ma è ciò che lo distingue dagli altri allenatori Nba, anche per il sistema societario di San Antonio. Per Marco potrebbero esserci momenti difficili ma l'essere transitato da Chicago, dove viene richiesto un certo livello di disciplina ed etica del lavoro, potrebbe decisamente aiutarlo”.

Come procede il recupero di Gallinari dall’infortunio al ginocchio?

“Mi hanno detto che fa sei ore al giorno di allenamento... Lui è convinto di non perdere troppe partite della prossima stagione. La verità è che per il momento non si sa ancora quando rientrerà”.

Al rientro il Gallo troverà un nuovo allenatore al posto di George Karl, che lo ha portato ai massimi livelli…

“Non so se la crescita di Danilo sia stata di merito di Karl ma quando si è fatto male di sicuro la squadra ha perso completamente gli equilibri interni. Ormai non penso che il rendimento del Gallo dipenda dall’allenatore. Dopo le partenze di Iguodala e Brewer, Denver dovrà dargli ancora più responsabilità, probabilmente costruendo l’asse play-lungo insieme a Lawson”.

Infine c’è Bargnani, dal prossimo anno in versione newyorkese con la maglia dei Knicks…

“Voleva una squadra da playoff, un grande palcoscenico e una grande città  Quindi direi che ha avuto quello che cercava. A Toronto era una situazione semi impossibile visto che veniva considerato la causa principale delle sconfitte. Credo che ai Kincks potrà giocare minuti di qualità, senza troppa pressione”.

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Teobaldo Semoli