Spurs sull'1-0, le Finali Nba viste da vicino

Alessandro Mamoli, inviato di Sky Sport, ci descrive da bordo campo l'atmosfera della finale tra Miami e San Antonio. Due filosofie del basket a confronto

Per fermare LeBron James gli Spurs non hanno risparmiato le maniere forti: ecco un "gancio" di Danny Green. – Credits: Getty Images.

Teobaldo Semoli

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Oltre 400 addetti ai lavori, tra giornalisti e cameraman, hanno invaso l’AT&T Center di San Antonio per il primo atto delle Finals Nba, che ha visto gli Spurs superare i Miami Heat di LeBron James (25 punti, prima di finire ko per crampi) per 110-95 grazie all'ennesima super-prestazione dei tre terribili "vecchietti" texani: 21 punti e 10 rimbalzi per il totem Tim Duncan, 19 punti per Tony Parker e 16 per Manu Ginobili, ai quali si aggiungono i 9 di Marco Belinelli per il piacere di tutti gli appassionati italiani.

Gli Spurs si sono aggiudicati il primo eposodio di uno scontro (in senso sportivo) tra due città, franchigie e culture cestistiche che sono agli antipodi. Da una parte, a South Beach, ci sono il talento e il "divismo" di Lebron James e soci. Dall'altra, nella dimessa San Antonio, c'è la "Spurs culture" di Gregg Popovich predicata sul primato della squadra sui singoli. Il resto lo chiediamo ad Alessandro Mamoli, inviato di Sky Sport, che sta vivendo le Finals "da bordocampo”...

Mamoli, provi a spiegarci che aria si respira intorno alle finali NBA?

“Si è capito tutto dal primo allenamento aperto al pubblico, con 400 persone che hanno invaso il campo per intervistare i giocatori. Questo solo per dare un’idea delle “dimensioni” dell’evento di cui stiamo parlando...”. 

E’ vero che le due squadre non si sopportano?

“Se facciamo riferimento al “battibecco” tra Duncan e James (che si sono sfidati a distanza con alcune dichiarazione pre-finals, nda) direi che l’allarme è abbondantemente rientrato. In conferenza stampa il caraibico si è scusato per alcune parole mal interpretate e in generale si respira un’aria di grandissimo rispetto tra le due squadre”. 

Eppure non era mai capitato che Duncan sfidasse in maniera così diretta un avversario…

“E’ evidente che se hai davanti l’unica squadra che ti ha battuto in una finale Nba, e che lo ha fatto dopo essere praticamente stata sconfitta (prima del tiro incredibile di Ray Allen, nda), le emozioni siano diverse dal solito. Duncan e Ginobili hanno sofferto moltissimo dopo gara 7 dello scorso anno ma non è nell’indole degli Spurs fare la guerra agli avversari. Loro giocano per vincere”. 

In ogni caso è lo scontro tra due mondi e due “stili” agli antipodi.. 

“Diciamo che le differenze sono dappertutto e si vedono, ancora prima di scendere in campo”.

Per esempio?

“Mario Chalmers (playmaker di Miami, nda) si è presentato a San Antonio con una maglietta con scritto “Heatles”, a significare “noi siamo i Beatles, noi siamo le star”. Ginobili e Duncan erano vestiti come due impiegati e in conferenza stampa sembravano più imbarazzati dei gregari degli Spurs. E ancora, mentre tutte le “stelle” di San Antonio si sono presentate in orario all’allenamento per i giornalisti, James e Wade sono arrivati 10 minuti prima della fine, tanto che quasi non hanno fatto in tempo ad allacciarsi le scarpe. Devo continuare?”.

Sei riuscito a parlare con Belinelli (primo italiano alle finali NBA, nda)?

“Sì, l’ho visto emozionato ma sicuro di sé. C’era molta attenzione intorno a Marco che ho visto parlare come almeno 6-7 televisioni. Nonostante la tensione sono tutti molto disponibili come è normale nella policy Nba, un po’ meno in quella italiana. L’ultima mezz’ora di allenamento i giornalisti possono entrare in campo e intervistare liberamente i giocatori”.

Cosa ne pensi della città San Antonio?

“Che non è Miami, e nemmeno una delle rinomate città americane. Tra l’altro il campo di allenamento degli Spurs è posizionato nella periferia della città, vicino al centro medico, e praticamente non è segnalato in nessun modo. A Golden State, tanto per fare un esempio, c’è un cartello con scritto “Warriors” sopra un hotel da 50 piani”.

Viste da bordocampo, quali sono le reali differenze tra le due squadre?

“Da una parte c’è una squadra che vive sul talento individuale ma che vince grazie al suo sistema, in cui anche Kawhi Leonard o Boris Diaw possono fare 15-20 punti e giocate decisive. A Miami ci sono due o tre giocatori, con caratteristiche tecniche e fisiche fuori dalla norma, in grado di fare canestro ogni volta che decidono di farlo, o quasi. Ma d'altronde se hai Lebron James, e vinci gli ultimi due titoli, può essere che abbiano ragione loro”.

Un pronostico? 

“Io vedo vincente San Antonio in 6 o 7 partite. In effetti era quello che stava per accadere lo scorso anno, prima del tiro di Allen e degli errori di Duncan e Ginobili. Considerata la crescita di Diaw, che sarà l’uomo chiave per Popovich, il fattore campo sfavorevole e la voglia di rivincita degli Spurs credo che Miami questa volta abbia qualcosina in meno di San Antonio. James a parte…”. 

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