La Figc e la fuga di sponsor: ecco perché è stato scelto Conte
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La Figc e la fuga di sponsor: ecco perché è stato scelto Conte

Dopo il Mondiale si rischiava un flop commerciale e serviva un uomo forte. Una partita da 38 milioni di euro che ha portato all'ex della Juve - Tavecchio: "Puma non farà la formazione"

La scelta di Antonio Conte come ct non è frutto di un blitz ferragostano di Tavecchio, anche se la trattativa è stata veloce e la prima telefonata da via Allegri verso il cellulare dell'ex tecnico della Juventus è effettivamente partita solo a elezione della Federcalcio conclusa. No. La decisione che il prossimo selezionatore azzurro doveva essere un nome forte è nata già a Mangaratiba, nelle ultime ore della sfortunata spedizione azzurra al Mondiale. Momenti difficili, non solo per Prandelli e il suo staff appena dimessi e al centro delle polemiche. A fare i conti con una situazione di pericolosa emergenza erano anche gli uomini del marketing della Figc, preoccupati dalla prospettiva di una fuga degli sponsor dalla nazionale che avrebbe messo a dura prova il bilancio federale. Serviva una risposta forte, un nome in grado di catalizzare attenzione e interessi nella prospettiva di un biennio verso l'Europeo 2016 molto poco appetibile per partner commerciali e pubblicitari, considerato che l'Italia sarà impegnata in un girone di qualificazione dall'appeal scarsissimo e quasi senza il pathos della qualificazione.

L'idea che il dopo-Prandelli dovesse avere le fattezze di un tecnico di primo piano ha cominciato a maturare in quel momento. Poi c'è stata la dura campagna elettorale per la presidenza Figc, le polemiche e l'elezione di Tavecchio che - da candidato indebolito dalle sue stesse gaffes - è stato quasi obbligato a presentarsi con il migliore allenatore disponibile sulla piazza. Quasi il biglietto da visita della nuova Figc. Conte, che non aveva la nazionale nella sua agenda, è stato convinto concedendogli carta bianca su tutto, dagli aspetti tecnici a quelli logistici per arrivare allo stipendio-record costruito con l'intervento decisivo della Puma. Mentre i giornali si dividono sui costi dell'operazione, però, gli uomini della federazione fanno un altro calcolo e si fregano le mani: quanto porterà in termine di ricadute economiche essere riusciti a legarsi a Conte?

Ecco la chiave di lettura delle poche parole uscite in queste ore dalla bocca di Carlo Tavecchio, che ha parlato di "investimento che avrà delle ricadute" e di necessità di "vendere all'estero" il marchio-Italia. Un concetto che ha meglio definito il presidente della Lega B, Andrea Abodi, destinato ad avere un peso maggiore in federazione dopo aver giocato il ruolo di player dell'elezione di Tavecchio: "Il discorso è semplice: riuscirà Conte a far incassare alla Figc più di quanto viene speso? Siccome sarà così, l'operazione ha un vantaggio economico oltre che tecnico". Una questione di soldi, insomma. Una partita da 38 milioni di euro, quanti sono i ricavi da sponsor e pubblicità che la Federcalcio ha segnato nel budget 2014 (in leggero progresso rispetto al bilancio 2013) e che equivalgono al 24% del valore di produzione totale (159.561.820 euro). Un quarto del bilancio Figc passa, dunque, attraverso quanto la nazionale fa guadagnare con la sua attività commerciale e, se si tolgono i circa 68 milioni di euro dei contributi Coni (utilizzati per l'attività dei dilettanti e la promozione giovanile), l'incidenza sale addirittura al 42%.

Un calo vistoso di questa voce di ricavo avrebbe messo in ginocchio la Federcalcio e creato problemi gravi nel prossimo biennio. A Mangaratiba, nelle ore successive la disfatta, si discuteva anche di questo oltre che delle responsabilità di Prandelli e della squadra. L'operazione-Conte permette ai dirigenti di via Allegri di vendere il prodotto-Italia con più tranquillità fino al 2016 e lega ancor di più alla nazionale il suo sponsor tecnico (Puma) che già versa nelle casse Figc 14,3 milioni di euro a stagione più 1,2 milioni in royalties con contratto fino al 2018. Sono in tutto 20 gli sponsor e partner su cui conta la federazione; nomi importanti e marchi (Tim, Fiat e Compass i top sponsor) che avevano bisogno di un brand da spendere per confermare il proprio impegno. Conte è la risposta a questa esigenza.

L'accordo con Puma che ha consentito a Tavecchio di mettere sul piatto un contratto da 4 milioni netti all'anno più bonus non intaccherà questo budget, ma è un'ulteriore apertura di credito che la multinazionale dell'abbigliamento e una soluzione nuova per il mondo del calcio (anche Nike e Brasile hanno un rapporto strettissimo) ma già esistente in altri sport come Formula Uno e MotoGp. Nell'intesa non c'è ovviamente alcuna clausola che permetta a Puma di influenzare le scelte del ct o della federazione, mentre nei prossimi mesi lo sponsor utilizzerà l'immagine dell'allenatore inserendolo nella propria scuderia che già contiene numeri uno del football e dello sport mondiale. Interessante è anche capire quanto siano raggiungibili i bonus inseriti nel contratto. La verità è che Antonio Conte riceverà 9,5 milioni di euro per 23 mesi di lavoro alla guida della nazionale. L'ultimo mezzo milione, però, è quello più importante e complicato e scatterà solo al raggiungimento della finale ad Euro 2016.

Il milione per la qualificazione all'Europeo, invece, è praticamente scontato. Impossibile stare fuori in un girone con Norvegia, Croazia, Bulgaria, Malta e Azerbaijan che manda avanti le prime due e la migliore terza. E anche i 500.000 euro legati al recupero di almeno 5 posizioni nel ranking Fifa sono un obiettivo semplice. Oggi l'Italia è 14° ed era 9° prima del disastroso Mondiale. Il ranking, però, permette rapide risalite e lo stesso Prandelli lo sa bene, avendo ereditato da Lippi nel 2010 un'Italia che era precipitata addirittura in 16° posizione a ottobre e che a maggio 2011 era già 6°. Come? Battendo (a tavolino) la Serbia, vincendo in Ucraina e Slovenia e pareggiando le amichevoli contro Germania e Romania. Conte ha davanti il test contro l'Olanda e poi cinque sfide di qualificazione contro Norvegia, Azerbaijan, Malta, Croazia e Bulgaria; pensare di trovarsi nella prossima primavera già nella top ten non è una follia.

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Giovanni Capuano