Economia

Inter, le tre sfide finanziarie di Thohir nel 2015

Aumento di capitale, nuovo stadio, calciomercato: tutte le incognite del nuovo patron nerazzurro tra debiti del club e squadra da rafforzare

Soccer: Inter-Catania

Gianluca Ferraris

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I nodi verranno al pettine solo nella settimana tra il 18 e il 25 gennaio, quando Erick Thohir rientrerà a Milano per assistere a Inter-Torino e partecipare a una serie di incontri (istituzionali e non) sul futuro della società nerazzurra. Ma non è un mistero per nessuno che da tempo, nell’headquarter indonesiano, il presidente e i suoi più stretti collaboratori stiano già ragionando sulle prossime mosse finanziarie da intraprendere per trovare una quadra contabile ancora tutt’altro che definita.

I conti

La situazione è nota da tempo, visto che già nello scorso novembre l’Inter è finita assieme a un’altra dozzina di squadre europee nel mirino della Uefa per lo sforamento dei parametri previsti dal fair play finanziario. Nonostante un utile operativo di circa 33 milioni, via Durini deve rispondere di un rosso consolidato di quasi 103 milioni al 30 giugno 2014: lo sforamento massimo consentito da Nyon è di 45 milioni ma la previsionale dell’esercizio fiscale 2014/2015 ipotizza, per ora, una perdita più vicina ai 50. Se non interverranno operazioni di finanza straordinaria, plusvalenze significative da trading o un semplice (ma al momento assai poco probabile) miglioramento congiunturale, la società rischia multe salate e un taglio nella ripartizione dei proventi Uefa, oltre alla limitazione da 25 a 21 giocatori nell’eventuale rosa europea del prossimo anno.

Ma c’è di più. Pur avendo appena ottenuto un finanziamento da circa 230 milioni dal pool Unicredit-Goldman Sachs il club nerazzurro continua ad avere grossi problemi di liquidità, dato che buona parte dell’importo erogato è servito a liberare le vecchie garanzie debitorie della famiglia Moratti. È vero che il dato sul capitale circolante risulta in aumento e il nuovo patron - attraverso la holding veicolo International Sports Capital HK - si è impegnato a sostenere le perdite gestionali per il triennio 2014-2017. Ma la possibilità sempre più concreta di un’altra stagione senza Champions’ League (l’accesso al tabellone principale vale almeno 40 milioni di fatturato aggiuntivo) e la maxirata finale del prestito di cui sopra, prevista per il 2019, obbligano i vertici interisti a reperire risorse fresche per impostare una strategia di medio periodo che oltre ad autofinanziare il club sia in grado di generare i flussi di cassa aggiuntivi necessari a estinguere i debiti. Ecco quali sono le soluzioni al vaglio di Thohir e soci.

L'aumento di capitale

Se fino a un mese e mezzo fa l’ipotesi pareva esclusa, adesso è tornata di moda: difficile però che la strada scelta sia quella di una ricapitalizzazione “dall’interno”, che prevederebbe un’ulteriore esposizione dei due azionisti forti. Thohir e il suo staff già maldigeriscono la residua presenza di Massimo Moratti al 29,5% delle quote, e quest’ultimo ha ribadito più volte al suo socio di maggioranza di non essere disposto a buttare ulteriori risorse in una fornace dove la sua famiglia ha bruciato 1,3 miliardi di patrimonio in meno di 20 anni. La partecipazione autoctona, insomma, potrebbe ridursi ulteriormente, anche se non da subito. 

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Sembra al momento escluso anche l’ingresso diretto di un terzo incomodo: sondaggi ne sono stati effettuati parecchi, ultimi quelli presso la famiglia Bakrie e alcuni fondi cinesi, ma nessuno degli interpellati si è al momento reso disponibile. L’idea nuova alla quale via Durini starebbe lavorando, secondo quanto risulta a Panorama.it, è quella del bond.

In queste ore si ragiona su un’emissione da 40-50 milioni, ma per il momento i tassi prospettati dagli advisor, tra i quali figura ancora Goldman Sachs, sarebbero ancora troppo alti. Per intenderci, il prestito da 230 milioni è stato prezzato a un tasso medio di rimborso del 5,6% (Euribor a tre mesi più spread del 5,5%), mentre quello proposto ai mercati dovrebbe avere almeno uno o due punti in più. Quasi certi, in ogni caso, il collocamento in due tempi e la convertibilità obbligazionaria, opzioni che aprirebbero alla possibilità dell’ingresso soft da parte di un eventuale investitore nel medio periodo. 

Il calciomercato

Naturalmente esiste anche una quarta soluzione, che non piacerà ai tifosi e per ora non presa in considerazione dal patron dell’Inter, considerato l’obiettivo (ancora possibile) della qualificazione europea: vale a dire la cessione dei giocatori che hanno maggior mercato, come Kovacic e Icardi, per realizzare plusvalenze contabili e incamerare cash dall’estero o crediti garantiti in Italia.

Al contrario, l’ipotesi è quella di un rafforzamento dell’organico, anche se fino a giugno dovranno per forza di cose essere preferite scelte low cost: i prestiti con obbligo di riscatto a fine stagione, come appena accaduto per l’acquisto di Shaqiri, sono un classico del posticipo uscite. Per ora, infatti, la differenza tra plusvalenze e minusvalenze non riesce a coprire il costo annuale dei cartellini dei calciatori rappresentato dagli ammortamenti, cresciuti nell’ultimo esercizio da 55,3 a 66,4 milioni anche se nello stesso arco di tempo la riduzione degli ingaggi è stata significativa.

Lo stadio

Importante, e strettamente connessa alle altre strade intraprese, è anche la decisione di arrivare il prima possibile allo stadio di proprietà, per aggiungere così una “terza gamba” alla colonna dei ricavi nerazzurri, in linea con quello che fanno la Juventus e tutti i maggiori club europei.

A Washington, dove Thohir è coproprietario dei Dc United, la società ha ricevuto il 18 dicembre l’autorizzazione a costruire un nuovo impianto. Ma dati i tempi e i budget più ristretti, da questa parte dell’oceano l’idea più gettonata, scartate le ipotesi Parabiago e San Donato, è quella di rilevare in esclusiva San Siro.

Il vecchio progetto di stadio interista a San Donato Milanese. – Credits: Ansa

Thohir, assistito dai newyorkesi Inner Circle Fish Sports (finanza) e Jones Firstday (legal), specializzati in operazioni sportive, vorrebbe approfittare dei lavori di ristrutturazione che interesseranno il Meazza da qui al 2016, quando ospiterà la finale di Champions, e dell’intenzione del Milan di trasferirsi altrove per rinegoziare con il comune di Milano un long loan o un acquisto a prezzi simbolici, che sostituisca il canone concessorio teoricamente in vigore fino al 2030.

Si punta a una struttura da 50-55 mila posti, con il raddoppio delle skybox e il terzo anello quasi interamente destinato a negozi e ristoranti. Contrariamente alle attese, però, il progetto - già sottoposto in via ufficiosa alla Uefa insieme ai dettagli del piano di ristrutturazione – non coinvolgerà le vicine aree ex ippodromo, dove in un primo tempo si vociferava dovessero trasferirsi sede e campi di allenamento.

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