Calcio

Europei 2016: Adidas ancora leader tra gli sponsor tecnici

Dieci finaliste su 32 vestiranno le tre strisce. Arranca Nike, orfana dell'Olanda, bene Puma. Briciole per gli altri marchi sportivi

La formazione spagnola

Gianluca Ferraris

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Se nella nostra serie A i numeri delle sponsorship di maglia, sia tecniche che commerciali, non sono ancora soddisfacenti, e in Premier League fungono da cartina di tornasole di un’economia in divenire, le grandi manifestazioni internazionali restano una vetrina eccellente per i brand sportivi, che ormai concentrano tutti gli sforzi di marketing sui grandi eventi e sui loro protagonisti.

I prossimi campionati europei, fra conferme, tramonti scioccanti, resurrezioni, nuovi player e una sempre più marcata tendenza alla concentrazione, non si sottrarranno alla regola nonostante l’allargamento a 24 squadre. A giocarsi la ledadership europea in occasione della rassegna 2016, infatti, saranno ancora una volta tre grandi marchi: gli eterni contendenti Adidas e Nike più la sorprendente Puma. Al tema il sito specializzato Calcio&Finanza ha dedicato un dettagliato articolo e un’infografica, che riproponiamo più in basso.

 

Come già accaduto nel corso degli ultimi mondiali brasiliani, il brand tedesco si aggiudica la leadership: vestirà infatti 10 squadre su 32, comprese le favorite Spagna, Germania e Belgio, qust’ultimo conquistato lo scorso anno con un’offerta che non è stata resa pubblica ma doveva essere di certo multipla rispetto ai 4 milioni sborsati a suo tempo dalla minuscola Burda, che ha griffato le maglie dei Red devils fino a Rio2014.

A ogni vincitore corrisponde naturalmente uno sconfitto. E, anche se i ritorni commerciali garantiti dall’Europeo saranno comunque cospicui e utili a rimpolpare la sua leadership di mercato planetaria nell’abbigliamento sportivo (attualmente la quota è del 36 per cento contro il 34 di Adidas), tocca a Nike recitare la parte del marchio deluso. Non solo perchè il “baffo”, dopo gli ultimi spareggi, è rimasto con sole 6 squadre alla fase finale, ma anche perchè alla vigilia, nonostante non circolino cifre complessive, l’impressione di tutti gli addetti ai lavori era che l’azienda statunitense avesse messo in campo investimenti più corposi. Basti pensare al blitz del 2013, quando per sottrarre la sponsorizzazione della Francia ad Adidas, Nike avrebbe sborsato ben 42 milioni. Ai mondiali brasiliani i bleus non hanno brillato per gloria e visibilità e anche gli europei non si presentano sotto i migliori auspici. La partnership con la favorita Germania, per dire, costa ad Adidas poco più della metà. 


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Alle spalle dei due marchi big si piazza Puma, che nonostante la rappresentatività apparentemente esigua detiene un record: il brand tedesco, acquisito dal gruppo del lusso francese Kering, è infatti riuscito a portare alla fase finale tutte e cinque le squadre europee che rappresenta: l’esclusiva dell’Italia, pagata 20 milioni, non è certo stata monetizzata con lo scorso disastroso mondiale e al quartier generale felino si augurano che la maglia azzurra migliori l’estate prossima performance e visibilità. La “nobile decaduta” Umbro riesce a piazzare in extremis una propria divisa grazie alla qualificazione irlandese; completano il quadro l’esordiente Joma (che firma le maglie romene) e l’italiana Errea (Islanda).

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