F1, Gp Emirati Arabi: le pagelle
F1, Gp Emirati Arabi: le pagelle
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F1, Gp Emirati Arabi: le pagelle

Vettel balla da solo (e si diverte), Alonso corre e lotta per l'onore e la classifica costruttori, mentre Webber e Rosberg sono ancora protagonisti sul podio. Raikkonen? Non pervenuto

10 – Sebastian Vettel. Sette vittorie di fila sette. E fanno undici nel 2013, l'anno dei record, il suo anno dei record, tedesco con le ali come un certo Michael Schumacher, idolo e mito di almeno un paio di generazioni di apprendisti piloti, Vettel compreso. Tra le dune del deserto ricco di petrolio e di dollari, Seb il fenomeno ha firmato l'ennesima gara da extraterrestre. Il tempo di dare una spallata al suo sfortunatissimo compagno di squadra alla partenza ed ecco che comincia lo show. Un monologo lungo 55 giri. Vettel balla da solo e si diverte pure.

Dicono che con il quarto mondiale in tasca abbia ancora voglia di stupire e di sorprendere. Per accumulare nuovi primati da raccontare ai nipotini, ma pure (e soprattutto) perché la Formula è il suo mondo, il suo pane, la sua personalissima rivoluzione. Nel 2014 tutto o quasi cambierà. L'ha stabilito la Fia, che ha deciso di tirare una riga e ripartire da zero. L'obiettivo è chiaro, anzi, chiarissimo: rompere l'egemonia del binomio stellare Vettel-Red Bull per regalare più imprevedibilità al campionato. Appresa la notizia, il tedesco con le ali non ha ancora smesso di ridere.

9 – Fernando Alonso. Spiega una massima del codice d'onore dei samurai ripresa dal film 'Ghost dog': “Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando ci sorprende un acquazzone cerchiamo di non bagnarci affrettando il cammino. Ma anche sforzandoci di passare sotto i cornicioni delle case ci bagniamo ugualmente. Agendo con risolutezza fin dal principio eviteremo dunque ogni perplessità e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose”. Alonso non pensa più, corre. Come ha sempre fatto e pure di più. Perché se è vero che il mondiale è ormai un capitolo chiuso per l'ennesima volta, c'è ancora tantissimo per cui valga la pena di continuare a battagliare in pista giro dopo giro.

C'è l'orgoglio, prima di tutto. Alonso vuole dimostrare di essere stato battuto, non sconfitto. E poi, certo, c'è il mondiale costruttori. La Ferrari è ora al terzo posto a meno undici dalla Mercedes. Merito del samurai spagnolo, che nella terzultima gara della stagione si inventa un paio di numeri da applausi a scena aperta (il sorpasso a Vergne è un capolavoro d'altri tempi) e agguanta con le unghie un quinto posto che sa di meraviglia. Non può piovere per sempre.

7 - Mark Webber. Prima della gara, Nico Rosberg ha puntato tutto o quasi sulla proverbiale jella del pilota australiano, ai titoli di coda nella Formula 1. Webber? “Uno sfigato”, ha detto sorridendo il tedesco della Mercedes sfregandosi le mani. Perché tanto, prima o poi, Webber si farà da parte. Ma sì, un guasto meccanico, la foratura di una gomma, il passaggio di una famiglia di ricci sulla pista, un fulmine a ciel sereno. Insomma, qualcosa doveva capitare. Anche ad Abu Dhabi. Si spengono i semafori e inizia il tormento che si trasforma col passare dei minuti in smorfia e sorriso. La Red Bull di Vettel prende il largo, mentre quella di Webber fa fatica. Ci risiamo? Che sia un problema al Kers? La corsa continua, Webber fa il diavolo a quattro, recupera e mette sotto anche Rosberg, che si deve accontentare del terzo posto. No, questa volta no, tutto è andato per il verso giusto. “Mi sarebbe piaciuto vincere, ma Seb è su un altro pianeta”, l'ammissione che chiude il cerchio e riporta la tregua nella scuderia.

7 – Nico Rosberg. Una gara di contenimento e di attesa, quella del pilota Mercedes. Che partiva terzo e terzo è arrivato, dopo aver resistito per una ventina di giri al ritorno in grande stile di Mark Webber. Felice lui e felice il team tedesco, che aumenta il vantaggio nei confronti della Ferrari nella classifica costruttori. Per Rosberg, è il secondo podio consecutivo, il quarto della stagione. Dopo gli extraterrestri, c'è lui.

7 - Romain Grosjean. Terzo, terzo, terzo e... quarto. Il francese della Lotus sfiora il poker di podi e fa festa alle spalle di Kimi Raikkonen, il suo sempre più ex compagno di squadra. Da quando gli hanno detto che sarà il numero uno della scuderia che fu di Jim Clark e Ayrton Senna ha messo insieme una serie di prove da fenomeno che fanno ben sperare per il domani che verrà. Entusiasmante la lotta con Rosberg e Webber. Rivelazione più che speranza.

7 - Felipe Massa. Prima parte di gara da 8 e seconda da 6. Il brasiliano, che a fine stagione saluterà Maranello per approdare in altri lidi (dove ancora non si sa), tiene dietro Alonso per una quarantina di giri, poi viene richiamato dai box per il cambio gomme e cade nel buio della disperazione. Perché la strategia con le medie e non paga e lui finisce ottavo. Annus horribilis.

5 – Kimi Raikkonen. L'unica sua colpa è di non essere riuscito a evitare il contatto che lo mette fuori gioco alla partenza. Partiva ultimo per l'irregolarità riscontrata sul fondo della sua Lotus. Non poteva che rischiare il tutto per tutto. Fin dal pronti e via. Gli è andata male.

@dario_pelizzari

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