Il patto del Diavolo con El Shaarawy

Ecco i retroscena sull'accordo che toglie dal mercato il Faraone. Cosa gli ha chiesto il Milan - Juve, ecco Llorente - Inter, le vere cifre della trattativa Thohir - CALCIOMERCATO IN DIRETTA

Stephan El Shaarawy è stato bloccato da Sabatini e potrebbe tornare utile anche a Spalletti: unisce fase offensiva e difensiva – Credits: Getty Images Sport

L'incontro è durato 90 minuti, quanto una partita di calcio. Un'ora e mezza per dirsi tutto in faccia dopo settimane di voci e mezze verità alimentate non dallo sterile chiacchiericcio del mercato, come spesso accade, ma dall'apertura del Milan a una cessione che sarebbe stata clamorosa perché Stephan El Shaarawy rappresenta uno dei talenti più interessanti del nostro calcio ed è reduce da una stagione positiva. Ecco perché, dopo tante parole spese, è stato necessario per il Milan e per il giocatore vedersi e mettere un punto fermo utile a far tacere da oggi le sirene di mercato ma, soprattutto, a gettare le basi per il futuro.

Perché il risultato della partita da 90 minuti che El Shaarawy, accompagnato dal padre e dal procuratore, e Adriano Galliani hanno giocato in un luogo vicino alla sede del Milan di via Turati, non era per nulla scontato. Il Faraone è stato davvero sul mercato in questo pazzo mese di giugno che ha trascorso in ritiro con la nazionale in Brasile. Le parole di Galliani dello scorso 12 giugno ("E' il giocatore che ha più mercato. Il prezzo? Non è ancora stato fissato, però non dico che è incedibile perché nel calcio moderno è una parola difficile da pronunciare") non erano state una boutade e nemmeno gli approcci con i club di mezza Europa.

Un po' per ragioni di bilancio, con la necessità di finanziare il mercato in ingresso senza toccare i conti tornati in equilibrio, un po' per motivazioni tattiche, il Milan era davvero entrato nell'ottica di cedere El Shaarawy davanti a un'offerta irrinunciabile: 35-40 milioni di euro. La verità è che non è arrivata. Il Manchester City ha ritenuto l'operazione non interessante e Pellegrini, una volta insediato sulla panchina di Mancini, l'ha bocciata. L'Anzhi non era una meta oggettivamente appetibile per un ragazzo di 20 anni in piena ascesa e l'interessamento del Chelsea nelle ultime ore non è mai stato formalizzato in maniera concreta così come il Napoli non è mai andato oltre una manifestazione di stima su cifre comunque lontanissime da quelle 'indecenti' necessarie per smuovere il Faraone da Milanello.

Dunque El Shaarawy ha avuto gioco facile nel voler ribadire la sua volontà di rimanere al Milan al quale è legato da un contratto appena rinnovato e prolungato fino al 2018 con stipendio a crescere che lo porterà nell'arco di poche stagioni al livello dei top se saprà confermare le buone indicazioni della prima metà dell'ultimo campionato. In fondo è quello che Galliani gli ha chiesto espressamente nel corso del vertice, organizzato anche per spazzare via le perplessità sorte nello staff tecnico rossonero dopo gli ultimi mesi difficili dell'attaccante.

Non solo il gol perduto (non segna dal derby del 24 febbraio), ma un modo di fare che a Milanello ha fatto suonare più di un campanello d'allarme sulle reali potenzialità di crescita di El Shaarawy. Qualche atteggiamento sbagliato in allenamento, ritardi, scarsa concentrazione nelle riunioni tecniche e poca disponibilità a un supplemento di lavoro sul campo come sempre viene chiesto ai giovani che devono affinare le proprie qualità. Galliani ha chiesto al Faraone di rimettere indietro le lancette dell'orologio e tornare allo scorso autunno, quando con i suoi gol e la sua leadership si era preso il Milan aiutando Allegri a superare il momento più difficile.

Il patto del Faraone con il Diavolo comprende, dunque, atteggiamenti diversi con i compagni e l'allenatore e maggiore leadership in spogliatoio e in campo, quella che persa completamente con l'arrivo di Balotelli nel mese di gennaio. Il pensiero di Allegri (e di Galliani) è che non si tratti di incompatibilità tattica tra i due, ma di una questione mentale, come se El Shaarawy abbia scaricato sulle spalle più larghe del nuovo compagno il peso della responsabilità della guida dell'attacco. I due sono amici anche fuori dal campo, ma Stephan sembra quasi andare a traino di Mario e questo ha creato scompensi anche in partita.

Poi è stato affrontato anche il tema del nuovo modulo di gioco. Il Milan si è votato al trequartista e alle due punte, ed El Shaarawy non potrà più avere quello spazio da esterno di un tridente che lo ha reso grande e prolifico fino a dicembre esaltando la sua qualità migliore. Al giocatore è stato chiesta la piena adesione alla nuova identità tattica del Milan e il sacrificio di interpretare il ruolo di seconda punta al fianco di Balotelli senza malumori e mugugni, accettando anche qualche panchina o esclusione come nella seconda parte di questo campionato. Accettare di cambiare modulo e posizione in campo significa, come prima conseguenza, predisporsi a un lavoro intenso durante la settimana e, quindi, si torna al punto precedente.

El Shaarawy ha dato ampie garanzie e ha ribadito la volontà di rimanere legato al Milan rifiutando qualsiasi ipotesi di cessione in questo mercato. I novanta minuti più importanti della sua giovane carriera si sono conclusi con una stretta di mano e il comunicato ufficiale con cui il club lo ha tolto da qualsiasi trattativa. Ora le vacanze fino al 24 luglio prima di aggregarsi ai compagni di squadra per la nuova vita. Reggerà? 

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