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Doping? Solo lo 0,1% positivo e il futuro è la manipolazione del Dna

Prima delle Olimpiadi 107 atleti sospesi dalla Wada su oltre 71mila controlli. Le ricerche sui geni la nuova frontiera. I test di Londra analizzati fino al 2020.

Laboratorio antidoping

L'atletica ha registrato 29 casi di doping nella storia olimpica – Credits: La Presse

Alex Schwazer è una delle vittime della nuova strategia antidoping della Wada. Un misto di intelligence, ricerca in laboratorio e collaborazione internazionale con procure e polizia che sta consentendo agli 'sceriffi' dello sport mondiale di ottenere risultati sempre migliori nella lotta alle frodi chimiche. Quello di Oberstdorf dello scorso 30 luglio è stato un controllo mirato perché il nome del marciatore altoatesino compariva nelle carte della Procura di Padova che sta indagando sull'attività di Michele Ferrari, medico bandito dal Coni e che è già costato la partecipazione a Londra 2012 al ciclista Filippo Pozzato, reo di averlo frequentato malgrado i divieti.

La nuova frontiera della lotta al doping è questa: inchieste preventive, passaporto biologico e ricerche in laboratorio per non farsi trovare impreparati ai passi avanti di chi non si rassegna a taroccare i risultati sportivi. Per intenderci, la Wada (organizzazione ondiale antidoping) sta già studiando dal 2009 il cosiddetto 'doping genetico' salito alla ribalta della cronaca a Londra per le accuse statunitensi alla nuotatrice cinese Ye-Shiwen. Una forma attualmente quasi impossibile da rilevare se non attraverso un campione di muscolo, pratica evidentemente troppo invasiva. Gli esperti studiano ma difficilmente prima di Rio de Janeiro 2016 si potranno avere risultati concreti.

Ecco perché l'Epo assunta da Schwazer (anche nella sua evoluzione di terza generazione come il Cera) e ancora di più anabolizzanti e steroidi vari rappresentano sempre più il passato del doping anche se, per paradosso, rimangono in cima alle classifiche dei prodotti riscontrati nei controlli. A Londra 2012 saranno circa 15mila di cui 6500 nel laboratorio di Harlow. Un lavoro immenso che si concluderà soltanto nel 2020 perché il Cio conserva i campioni per otto anni e le nuove regole consentono di intervenire senza termini di prescrizione. Per intenderci quello che capitò a Rebellin dopo Pechino nel 2008 e alla maratoneta russa Yulamanova il cui oro europeo a Barcellona 2010 è stato cancellato 23 mesi più tardi.

Nei sei mesi precedenti i Giochi la Wada ha realizzato 71.649 test in discipline olimpiche con sanzioni per almeno 107 atleti, la maggior parte dei quali convocati dalle rispettive nazionali per Londra. A loro si aggiungeranno quelli pescati con le mani nel sacco durante la manifestazione. Secondo uno studio statistico dell'inglese 'The Economist' i casi di doping acclarati durante i Giochi dagli anni Settanta ad oggi sono stati 85 (0,49% del totale dei controlli): 30 nel sollevamento pesi, 28 nell'atletica e, a sorpresa, 8 negli sport equestri dove a essere controllati sono i cavalli e a Pechino su ben sei vennero trovate tracce di pratiche illecite.

Di sicuro la prevenzione sta facendo passi da gigante grazie alla sempre maggior diffusione del passaporto biologico, nato nel 2007 da un accordo tra Wada e Uci (federazione mondiale del ciclismo) ed esteso ora anche a sci di fondo, pattinaggio di velocità e atletica leggera con aperture dal nuoto. Consente di monitorare i valori ematici di un atleta nel corso del tempo mettendo in risalto eventuali 'sbalzi' sospetti. Ha il limite di essere operativo solo per il doping del sangue.

In Italia il doping è un giro di affari stimato in 600 milioni di euro con quasi mezzo milione di assuntori. I dati 2011 raccolti dalla Commissione di vigilanza e controllo del doping istituita nel 2003 dal Ministero della Salute dicono che la percentuale di positività si attesta al 3% dei 1676 controlli effettuati con medie superiori nel ciclismo (4,4%), nella pesistica (9,7%), nella pallamano (6,3%) e a sorpresa nel rugby (5%). Diuretici e agenti mascheranti, anabolizzanti e stimolanti di vario genere i prodotti trovati. Ma l'Italia sembra essere fortunatamente lontana dalle frontiere avanzate del doping. L'inchiesta chiarirà se davvero Schwazer ha fatto tutto da solo collegandosi a internet o sta mentendo, ma è certo che il fai-da-te è il modo preferito da migliaia di sportivi spesso solo amatori.

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