Il derby di Balotelli e Schelotto

I due punti persi dal Milan e quello guadagnato dall'Inter nella partita di SuperMario - il video del gesto di Balotelli - l'analisi tattica - le foto

Schelotto esulta con Guarin dopo la rete del pareggio (Credits: Marco Luzzani Getty Images)

Carlo Genta

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Certe volte il calcio, che è solo un bizzarro e meraviglioso gioco, prova a seguire un filo di logica. Il Milan che scoppia di salute fisica, tanto da essere oggi la squadra migliore del nostro campionato, spinge nell’angolo l’Inter: primo su ogni palla vagante, più forte su qualsiasi contrasto. Stramaccioni dà una mano, capendoci poco nel disegno della squadra e De Sciglio sembra il suo attuale allenatore in seconda, Mauro Tassotti.

Le stelle vogliono il gol di Balotelli, ma anche qui si segue la logica: il moro sente la partita sotto la pelle, dietro quella maschera da bullo e sbaglia quello che può. Sembra una partita di basket, rugby o pallavolo, dove i più forti vincono. Nel secondo tempo torna ad essere il bizzarro calcio, il gioco aleatorio più popolare del Pianeta. L’Inter si sistema e il Milan un po’ si incarta non riuscendo più a trovare le scintille degli esterni, di Boateng e Balotelli. Già, Balotelli. Chi si aspettava un titolo da prima pagina, tra un gol che sembrava scritto negli astri e una colata di odio, fa giusti conti con la delusione.

Il linciaggio sonoro, violento nella sua insistenza, per Ronaldo fu tutta altra cosa. La gente nerazzurra fischia di rabbia verso il figlio traditore, cori scurrili da casermaccia piovono come acqua sporca. Ma tutto entro limiti, sempre troppo larghi dell'accettabilità calcistica, maleducata per definizione. Spunta una banana gonfiabile che un idiota isolato sventola per farsi un po' di pubblicità, piena d’aria come il suo cervello. Ignorato come giusto, invisibile macchia di pseudo-razzismo da bambini dell'asilo.

Balotelli è un personaggio che dividerà sempre. E il derby di ieri sera non ha fatto eccezione. Lui, dietro quella maschera da cattivo ragazzo l'ha sentito, finendo per prendere a calci di rabbia un palo. Ma è stato composto in una notte diversa dalle altre. E per questo un applauso lo merita anche Mario, che ha fatto solo il centravanti, non il crociato di una guerra santa personale e sbagliata. L’embolo gli è partito proprio sulla sigla di chiusura, quando rientrando negli spogliatori, ha risposto agli ululati della tribuna rossa dei ricchi con una mano sul basso ventre. Non sarebbe Balotelli e nemmeno uno qualunque forse, che passa quasi cento minuti a farsi insultare e fischiare.

Così il Balo-day, diventa uno Schelotto qualunque: spernacchiato acquisto novembrino di Moratti che segna e piange. Giusto così: il calcio deve rimanere il regno dell’imprevedibilità emotiva e il gol un improvviso orgasmo, come lo definì magistralmente una volta Hernan Crespo. Quanto al resto del campionato impossibile fare mezzo discorso. La Juventus batte il Siena come fanno le squadre mature. Tra neve (Fiorentina ferma) e polverizzazione dei calendari (Napoli e Lazio stasera), perfettamente inutile fare ora uno straccio di valutazione.

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