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Coppa d'Asia, il governo iraniano contro i giocatori: "Basta foto con le tifose"

A Sydney la comunità iraniana veste all'occidentale, stop ai "selfie". Per la Federazione è "contro la nostra morale"

Selfie con le tifose? Un divertimento per tutti gli sportivi tranne che per i giocatori della nazionale iraniana che hanno ricevuto il veto della Federazione a fotografarsi con le sostenitrici donne della nazionale. Se lo faranno, rischiano di essere immediatamente rispediti a casa e altre punizioni. Secondo quanto scrive il Sydney Morning Herald nell'edizione in edicola e su quella online, la decisione è stata presa perché in Australia vive una vasta comunità iraniana di circa 70 mila persone e sono numerose le presenze in occasione dei match della squadra nell'edizione australiana tutt'ora in corso della Coppa d'Asia. In Australia non vige la 'segregazione sportiva' (non possono assistere a partite fra uomini) imposta alle iraniane nel loro paese. Così sugli spalti ci sono sempre molte tifose iraniane, spesso poco vestite a causa delle temperature dell'estate australe.

Quanto basta per allarmare i dirigenti della nazionale allenata dal portoghese Carlos Queiroz che hanno visto alcuni giocatori dell'Iran, in particolare il centrocampista Karim Ansari Fard e il portiere Ali Reza Haghighi, pubblicare sui social network foto insieme a sostenitrici iraniane vestite all'occidentale. Il presidente del comitato per la morale della federcalcio dell'Iran, Ali Akbar Mohamedzade, ha messo in guardia i giocatori perché non si lascino "strumentalizzare per fini politici", avvertendo che diversamente dovrà prendere provvedimenti. Ciò perché certi 'selfie', oltre che essere contrari alla morale (e infatti certe immagini sulla stampa iraniana non sono state pubblicate, in quanto censurate), si prestano a possibili strumentalizzazioni. Particolare scandalo ha fatto ad esempio, la scritta "Ali Reza (Haghighi ndr), vuoi sposarmi?" fatta su una bandiera dell'Iran esposta da una tifosa sugli spalti. Mohamedzade ha ricordato che "tutto ciò è contro la nostra morale" e ha rivelato di aver chiesto al ct Queiroz di intervenire, ricevendo dal tecnico la risposta che lui aveva vietato i 'social network' ai calciatori.

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