Cobolli Gigli: "Uno sbaglio se Conte patteggia"

"E' un'ammisione di colpa. Capisco la decisione della Juventus ma non la condivido"

Antonio Conte, oggi compie 43 anni (credits: LaPresse)

Teobaldo Semoli

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Alla fine Antonio Conte e i suoi avvocati hanno scelto di patteggiare. L’accordo, che verrà presentato domani in commissione disciplinare, è stato trovato con la procura e prevede 3 mesi di squalifica e 200mila euro di multa per il tecnico bianconero. Troppo alto il rischio per la Juventus e il suo allenatore. Il Procuratore federale Palazzi chiedeva da 7 a 12 medi di squalifica per l’allora tecnico del Siena colpevole, secondo l’accusa, di non aver denunciato la combine in due diverse partite, contro Novara e Albinoleffe.

Potrebbe essere questo l’epilogo della questione Conte-calcioscommesse. O forse no. Proprio oggi che sembrava tutto finito (o quasi) spuntano nuove accuse verso l’allenatore bianconero. A “parlare” questa volta è l’ex giocatore del Bari Micolucci che ha inviato un fax al Procuratore Palazzi in cui scrive di partite truccate (contro Piacenza e Salernitana) relative al periodo in cui allenava proprio Antonio Conte. Tutte cose riferite e non viste in prima persona, scrive Micoluzzi. Spetterà ora alla Procura vedere se c’è il materiale necessario per aprire una nuova inchiesta.

Intanto sui blog e sui siti juventini si è scatenata la protesta. A fare arrabbiare i tifosi non sono tanto i 3 mesi (oramai quasi ufficiali) di squalifica per il loro condottiero. Ci sarà agli allenamenti, seguirà le partite dalla tribuna. Sicuramente da qui al primo novembre la Juve non perderà l’impronta di Antonio Conte. Quello che lascia l’amaro in bocca a buona parte del popolo bianconero è la scelta del patteggiamento. Volevano leggere una sentenza con scritto che il loro allenatore con l’affare calcioscommesse non centra nulla.

Cobolli Gigli, dopo le dichiarazioni d’innocenza delle scorse settimane alla fine Conte ha deciso di patteggiare. La decisione non è piaciuta a molti tifosi, lei cosa ne pensa?

“Penso che sia stata una scelta tattica suggerita dalla Juventus. Conte mi sembrava volesse andare avanti fino alla fine facendo riconoscere la sua innocenza com’è nelle regole. Poi chiaramente la società ha fatto i suoi conti sul numero dei possibili mesi di squalifica e probabilmente ha convinto Conte e i suoi avvocati a scegliere il patteggiamento. Il fatto che Conte abbia detto “io mi sento innocente e voglio arrivare fino alla fine” è una cosa che apprezzo perché un uomo deve fare così. Il fatto che la società lo abbia indotto a patteggiare tenendo conto dei propri interessi è una cosa che accetto solamente…”.

Il patteggiamento suona un po’ come un’ammissione di colpa…

“E’ un’ammissione di colpa. Sebbene quella di Conte sia un’ammissione fatta per opportunità e tenendo conto delle indicazioni che la società gli ha dato. D’altra parte la Juventus e i suoi tifosi, tra cui c’è anche il sottoscritto, si sono trovati benissimo con Conte, per i risultati e per il suo carattere”.

Cosa ne pensa di questo stile juve che si potrebbe definire come “noi contro il mondo”?

“Penso derivi più che altro da una questione caratteriale. Essendo il presidente della Juventus l’unico maschio rimasto di nome Agnelli mi sembra che Andrea abbia mantenuto lo stile di sempre, diciamo di famiglia. Personalmente l’ho incontrato al massimo una decina di volte però mi è sembrato subito un uomo dal carattere deciso. Però attenzione, molte volte si guarda alla forma più che alla sostanza delle dichiarazioni. Agnelli ha detto più volte che il problema della questione Conte era anche che la Juventus è quotata in borsa, una decisione presa non da Andrea ma da suo padre insieme a Giraudo. Questo per dire che a volte bisogna sottostare a logiche d’azienda. Una società di calcio deve pensare all’interesse dei suoi tifosi ma una società quotata in borsa deve pensare a quello dei suoi azionisti”.

Non vede un accanimento della procura federale contro la Juventus?

“Il fatto che ci possa essere una congiura nei confronti della Juventus mi fa francamente sorridere. Di questo passo veramente non andremo da nessuna parte. La procura fa il suo mestiere e il suo mestiere è quello di interpretare i risultati delle deposizioni e decidere se incriminare o meno. Vero è che molte volte in fase di giudizio non ottiene le pene che magari aveva inizialmente richiesto. Quello che non deve succedere è ciò che è successo a Criscito, mandato via dalla nazionale senza essere incriminato. A volte l’emotività porta a prendere delle decisioni che poi si rivelano ingiuste”.

Tra le cose che i tifosi contestano alla procura c’è il fatto che in questa fase vengano tenute buone deposizioni con frasi come “non poteva non sapere” che invece nel processo del 2006 vennero ignorate nei riguardi di altre squadre…

“Credo che le cose siano diverse. Allora il problema riguardava più che altro la presentazione di alcune intercettazioni telefoniche e non di altre. Questa è una cosa che tuttora mi fa girare le scatole e nessuno è ancora riuscito a spiegarmi. In quel caso però è stata la procura ordinaria a commettere l’errore e non quella sportiva che poi invece, avendo i documenti in mano, ha ravvisato un illecito”.

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