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Conte, il 'corvo' bianconero e le due anime della Juventus

Cosa succede all'interno del clun bianconero? Agnelli schierato al fianco dl suo allenatore ma le voci di addio non si placano. E John Elkann tace...

Conte e Agnelli

28 maggio 2012, Antonio Conte ed Andrea Agnelli fianco a fianco nella dichiarazione sulla vicenda calcioscommesse – Credits: La Presse

La domanda è legittima osservando il susseguirsi di voci, smentite e nuove indiscrezioni che stanno accompagnando le settimane di passione bianconero legata al destino di Antonio Conte. Cosa sta succedendo nella Juventus? Chi comanda davvero in società? E la posizione ultra-garantista di Andrea Agnelli, pronto a sfidare la Figc pur di non abbandonare l'allenatore, è condivisa da tutta la proprietà?

Domande che rimangono senza una risposta ufficiale anche se lo scenario proposto da 'La Gazzetta dello Sport' circa l'esistenza di un 'corvo' interno alla società al lavoro per minare la posizione di Conte e accreditarne rottura ed allontanamento con i vertici del club rischia di risultare credibile a fronte dell'inusuale fibrillazione che caratterizza queste giornate.

La certezza è che Andrea Agnelli ha ufficialmente scelto la linea dell'appoggio totale ad Antonio Conte. Lo ha fatto sin dalle prime battute della vicenda calcioscommesse esponendosi personalmente e schierando la Juventus anche a rischio di mischiare (almeno agli occhi dell'opinione pubblica) la posizione della società, del tutto estranea alle inchieste, a quella del tecnico che comunque deve rispondere di alcune circostante quanto meno imbarazzanti.

Il sospetto è che la proprietà della Juventus, e cioè il ramo Elkann della famiglia che controlla il club attraverso il 63,80% delle azioni in mano alla cassaforte Exor, non abbia condiviso fino in fondo la strategia. John Elkann tace sull'argomento Conte dallo scorso 26 luglio, giorno del deferimento dell'allenatore. Andrea Agnelli aveva appena fatto pubblicare sul sito una nota di "profonda amarezza" per lo sviluppo "mitigata dalla consapevolezza che le regole dello sport arriveranno a fare chiarezza" e preannunciando comunque che la Juventus avrebbe appoggiato i suoi tesserati come si fa "in una squadra in cui non si resta mai soli". John era parso un po' più tiepido: "Mio cugino ha fatto una dichiarazione molto chiara. Sosteniamo in pieno il nostro allenatore e i giocatori. Preoccupato? No, sono fiducioso e credo nella giustizia".

In precedenza risultano un paio di "no comment" in passaggi delicati della vicenda come le perquisizioni in casa di Conte (28 maggio) e voci sul possibile coinvolgimento del tecnico (18 maggio). E un altro appoggio con richiamo alle parole del cugino Andrea il 29 maggio all'assemblea degli azionisti Exor: "Gli elementi di oggi non sono sufficienti a trarre conclusioni. Andrea si è espresso in maniera chiarissima". Un appoggio con precisazione: "Tutta questa vicenda non tocca la Juventus, noi non ne facciamo parte e adesso vediamo come proseguiranno queste inchieste".

Rilette a distanza di quasi tre sembrano parole profetiche di quanto sta accadendo oggi. Tenere distinte le posizioni di Conte e della Juventus era allora la preoccupazione di John Elkann. Non è accaduto e due soli interventi in cento giorni legittimano qualche dubbio. Anche perché nel frattempo Andrea Agnelli ha scelto una strategia altamente aggressiva che è utile ripercorrre nei passaggi fondamentali.

Si parte dal monologo di sei minuti del 28 maggio con il presidente e Conte fianco a fianco: "Il ruolo attribuito ad Antonio sarebbe insignificante... E' persona di valore, onestà, integrità e lealtà. Sarà lui il nostro allenatore e ci guiderà in Champions League". Poi la negazione dell'esistenza di un piano B ("non esiste alcun piano B, sono sereno sugli sviluppi") alla presentazione della nuova maglia l'11 luglio in attesa dell'audizione davanti a Palazzi.

Tra il 26 luglio, giorno del deferimento, e oggi arrivano tre note ufficiali pubblicate sul sito e una visita a Vinovo per dimostrare a Conte la vicinanza della società (3 agosto). Agnelli dichiara guerra alla Figc e alla giustizia sportiva definita "sistema dittatoriale che priva le società e i tesserati di qualsivoglia diritto alla difesa e alla onorabilità", incassa la risposta stizzita di Abete e un probabile deferimento. I rumors sulle frizioni tra Conte e la società si rincorrono e non serve la smentita ufficiale (6 agosto) nel giorno in cui ci sono le dimissioni di Stellini, primo pezzo che si stacca dal vagone bianconero.

In mezzo c'è la figura di Michele Briamonte, legale della Juventus e componente del cda bianconero. Fa parte dello studio legale di Franzo Grande Stevens, storico "avvocato dell'Avvocato" e uomo vicinissimo alla famiglia Agnelli, già presidente della Juventus dal 2003 al 2006 per volontà di Umberto e vicinissimo a John Elkann. Briamonte è più di un semplice avvocato ed è l'unica voce ufficiale della Juventus - oltre ad Agnelli - ad essersi espresso negli ultimi giorni: "Solo Conte può decidere... Ogni sostituzione o modifica del collegio sara' decisa insieme e valutata sulla base degli eventi. In ogni caso in questo momento c'e' unita' di intenti". Conte scaricato? "La società non farà mancare il proprio supporto e aiuto". All'apparenza tutto chiaro. Però le voci continuano a circolare e i tifosi della Juventus si chiedono perché John Elkann non prenda una posizione chiara al fianco del cugino Andrea e dell'allenatore che ha riportato lo scudetto a Torino dopo Calciopoli, altra vicenda in cui John e Andrea hanno tenuto due profili significativamente differenti.

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