Merito alla Juve, ad ai suoi allenatori

E' stato un turno di Champions importante per i bianconeri che a Palermo riavranno Conte in panchina

I giocatori della Juventus esultano dopo il gol vittoria contro lo Shakhtar (Credits: Daniele Badolato - LaPresse)

Carlo Genta

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Alleluja. Si avvicinano giorni santi e senza la minima intenzione di mescolare il sacro col profano, ci viene questa parola nel vedere le nostre due poverette arrivare ai confini della primavera. Una zoppicando e sbuffando, con la fortuna e con le iniezioni di carisma del proprietario. L’alta a testa alta e sul cavallo bianco, mangiandosi i biscotti e pure il pasticcere. Poco importa che si autorete e anche che ci sia il vizio di un fuorigioco. In fondo dettagli nel quadro della partita di Donesk, giocata come fanno le squadre grandi. O almeno quelle che si stanno costruendo una armatura europea a costo di andare un po’ a strappi e spinte in campionato.

Milan e Juventus. Eccole qui, Oltre la siepe e il buio della fase a gironi. In modi e con prospettive diverse. Ma intanto metteranno giacca e cravatta per presentarsi al gioco del sorteggio. Che poi oggi, come è bello, vale tutto: da chi la fa fuori dal vaso come Bonucci che vorrebbe il Real Madrid, a chi è più equilibrato, guarda la lista e mette il dito sul Celtic. Tanto il gioco è bello perché dura poco e soprattutto resta in mano al destino che pescherà le palline il 20 dicembre.

C’è chi festeggia anche Giovinco, il ragazzo abbonato ai gol che non contano, che era al posto giusto quando serviva. E pazienza se ci vuole altro per poter dire di essere un giocatore decisivo sullo scacchiere internazionale. Che poi la sensazione è che il Diavolo col forcone di plastica abbia fatto il massimo possibile, mentre la Signora possa guardare al futuro con il brivido della speranza di un bellissimo ignoto. Ma non fateci caso, sbagliamo sempre, o quasi. Intanto adesso sarà solo campionato fino alla fine del freddo e gli equilibri diventeranno più chiari.

Intanto nel weekend si scornano quelle che inseguono: l’Inter che non può fare a meno di complicarsi l’esistenza e si è creata da sola lo strano caso-Sneijder, che poteva e doveva essere gestito in guanti di velluto e invece è stato trasformato in un reality. E il Napoli, che è una piccola Juventus quando riesce a giocare con il sangue agli occhi oltre ai suoi limiti chiari e a spremere meravigliosi miracoli calcistici dalle sue stelle. Ma resta troppo corto in quantità e qualità per sperare di arrivare per primo sulla montagna.

Sarà anche il fine settimana nel quale Antonio Conte smetterà di fare l’allenatore di rugby, quello che guarda la partita da lontano, rosicchiandosi le unghie fino a farle sanguinare. Spaccherà metaforicamente quel vetro fumè e tonerà a calpestare nervosamente l’erba del bordo campo di Palermo, dalla steppa ucraina alla Sicilia. A occhio e croce non ci pare che la Juventus abbia patito poi più di tanto l’assenza del suo condottiero in castigo. Carrera prima e Alessio poi tornano nell’ombra con una squadra prima in classifica e qualificata in pompa magna in Champions. Ma quanto contano poi gli allenatori nel pallone?

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