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Carobbio mente ma per Conte nessuno sconto. E la Juve chiede i danni

Cancellata la combine contro il Novara e confemato lo stop. Furia Agnelli: "Caccia alle streghe". Un giudice: "Gli è andata bene"

Agnelli terza stella

Andrea Agnelli nel giorno della presentazione delle maglie della Juventus 2012-2013 – Credits: La Presse

La camera di consiglio che ha portato alla conferma della squalifica per dieci mesi di Antonio Conte è stata lunga e tormentata e il dispositivo pubblicato dalla Corte di Giustizia federale lo testimonia. Solo a prima vista, infatti, i giudici hanno confermato la sentenza di primo grado. In realtà non è così perché basta leggere bene le poche righe depositate dalla Corte per scoprire che a Conte è stato cancellato uno dei due capi di imputazione, quello relativo alla (presunta) combine di Novara-Siena.

Scrive il dispositivo: "La Corte di Giustizia federale, in parziale riforma della decisione impugnata, proscioglie il sig. Conte Antonio in relazione all’incolpazione relativa alla gara Novara/Siena dell’1.5.2011 e, rideterminando la sanzione, infligge la squalifica di mesi 10 in relazione alla gara Albinoleffe/Siena del 29.5.2011".

Una svolta clamorosa che conferma anche quanto anticipato da Panorama.it lo scorso 19 agosto quando era stato spiegato come un errore negli accertamenti sulle cellule telefoniche intorno alla stadio di Novara nel giorno della partita avrebbe costretto i giudici a considerare l'ipotesi della impossibilità di riscontrare pienamente e senza alcun dubbio le parole di Carobbio sull'ormai celebre riunione tecnica in cui Conte avrebbe annunciato alla squadra l'intenzione di pareggiare contro i piemontesi.

Ma il retroscena ancora più clamoroso lo svela Piero Sandulli uno dei membri della Corte. I giudici, infatti, si sono convinti che Conte avrebbe dovuto essere deferito per molto più che 'omessa denuncia' in relazione ad Albinoleffe-Siena. "Parecchi elementi. Si poteva ipotizzare anche qualcosa di diverso. Illecito? Il problema se l'era posto anche la sentenza di primo grado, ma di sicuro sarebbe stato più coerente. A Conte è andata bene. Fosse stato un illecito sarebbero stati tre anni". Una critica dura all'operato del procuratore Palazzi. Avesse chiesto l'illecito diretto probabilmente avrebbe ottenuto una squalifica maggiore.

Per capire se davvero la vicenda delle celle telefoniche sia stata questa l'arma con cui i legali del tecnico hanno vinto una parte della battaglia bisognerà attendere la pubblicazione delle motivazioni entro un paio di settimane. E' scontato che Conte andrà al Tnas per un nuovo ricorso e a qusto punto è possibile che otterrà lì lo sconto che gli è stato negato dalla Corte di Giustizia anche se peseranno e non poco le parole che verranno scritte per giustificare i 10 mesi ottenuti ricalcolando il peso della squalifica per un solo episodio di omessa denuncia (Albinoleffe-Siena). La Disciplinare aveva scritto che la pena per ogni singolo episodio era da misurarsi in 6 mesi. In appello sono diventati 10 con le aggravanti del ruolo.

In apparenza un controsenso che ha mandato su tutte le furie Conte e la Juventus. La presa di posizione di Andrea Agnelli non ammette interpretazioni: "In presenza di una vittoria giuridica lampante, cioè il proscioglimento per l’omessa denuncia di Novara-Siena che ha fatto emergere le contraddizioni e le ritrattazioni ad orologeria di un “pentito” interessato solamente a sgravare la sua posizione personale, si è deciso di uccidere la logica e di applicare in modo arbitrario una sanzione addirittura raddoppiata" scrive il presidente bianconero in una nota.

La società ha scelto di fare più che mai muro con il suo allenatore e probabilmente studierà anche un ricorso immediato per chiedere la sospensione della squalifica in attesa del pronunciamento del Tnas dove, lo ricordiamo, si siedono al tavolo gli avvocati della Figc e quelli della parte ricorrente. E così si legge tra le righe anche il messaggio che Agnelli lancia alla Federazione: "Per mesi ho dovuto sentire le lezioni, provenienti da membri delle istituzioni e illustri opinionisti, che invitavano alla fiducia in un sistema di giustizia sportiva che, in assenza di prove riscontrate, si accontenta di celebrare processi sommari con tempi asimmetrici, caso per caso, filone per filone, forse persona per persona o peggio società per società, e con modalità barbare che non trovano cittadinanza in democrazia. Non solo: questo sistema brandisce dapprima il patteggiamento come facile via d’uscita in spregio al sentimento di giustizia del singolo, salvo poi rifiutarlo immotivatamente".

La rottura è completa. La Juventus chiede al Coni di riparare all'errore secondo lei subito e - un anno dopo la vicenda relativa a Calciopoli e allo scudetto assegnato all'Inter nel 2006 - torna a brandire l'arma del ricorso alla giustizia civile per quantificare i danni. La squalifica di Conte secondo Agnelli è "una profonda ingiustizia, che tra l’altro ha creato e crea un danno anche alla società, che dovrà fare in questo senso le sue opportune valutazioni e quantificazioni".

Il dispositivo della Corte di Giustizia federale ha, insomma, avuto l'effetto di un cerino gettato in un barile di benzina. Basterà attendere due settimane per capire come hanno ragionato i giudici in quella camera di consiglio così tormentata che ha prodotto una vittoria per Conte e il suo collegio difensivo trasformandola, però, allo stesso tempo in una concente sconfitta.

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