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El Shaarawy e la scelta ricca (e facile) di rinchiudersi in Cina

Un contratto da 40 milioni in tre anni ma uscirà dal grande giro. E' giusto? O avrebbe fatto meglio a resistere?

Stephan El Shaarawy cina stipendio contratto

Giovanni Capuano

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Stephan El Shaarawy compirà 27 anni il prossimo mese di ottobre e lo farà nella lontana Shanghai, con un conto in banca pieno di yen, la certezza di aver fatto la scelta giusta per la sua carriera e vita ma anche la consapevolezza di aver chiuso in netto anticipo sui tempi con il calcio vero, quello che conta e che un 26enne di talento come lui dovrebbe inseguire con determinazione.

Le cifre del suo contratto con lo Shanghai Greenland Shenhua fanno spavento: 40 milioni di euro netti in tre stagioni più bonus vari e una plusvalenza anche per la Roma che ne incasserà 16 più 2 di parte variabile senza doversi porre il problema di offrire un rinnovo al rialzo visto che l'esterno offensivo era reduce da buone stagioni in giallorosso ma rischiava di andare via a zero tra dodici mesi.

Ha fatto bene El Shaarawy ad accettare la corte cinese e a chiudere presto col grande calcio? Oppure avrebbe potuto e dovuto resistere per ritagliarsi uno spazio in una grande e tornare, magari, in nazionale dove non gioca dalla disgraziata notte di Italia-Svezia a San Siro? La premessa alla risposta è che non c'è alcun moralismo dietro il giudizio sulla sua decisione.

E' difficile immaginare di rifiutare uno stipendio da 36.529 euro al giorno, 1.522 all'ora per misurarsi con una realtà professionale in cui certamente l'ex Roma spieccherà per le sue doti. Però è un dato di fatto che nessuno o quasi è tornato indietro dalla scelta cinese per ritrovare posto in Europa e giocarsi di nuovo una fetta di carriera ad alto livello. Solitamente ci va chi non ha più nulla da chiedere al campo e monetizza, immaginare un ragazzo in piena maturità calcistica fa una certa impressione.

E allora il pensiero che viene in mente è il paragone con Mourinho che gli yen cinese (cento milioni in tre anni sempre conditi di bonus) li ha lasciati sul tavolo pur non avendo al momento una panchina. Lo Special One ha pensato che non fosse ora di 'ritirarsi' e che il futuro riserverà ancora sfide stimolanti e vincenti. El Shaarawy ha ragionato pensando al portafoglio, forse andando contro le stesse indicazioni di chi lo ha assistito in questi mesi.

Questione di mentalità: vincente la prima, pragmatica la seconda. O perdente, se si vuole essere critici a tutti i costi. Comunque sia un peccato perché sarebbe stato più interessante vederlo lottare in Serie A nella stagione dell'Europeo per cercare di mettere in difficoltà Mancini. 

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