Ibra e la Champions, è nato un amore

Con la doppietta al Bayer Leverkusen, l'asso svedese è diventato il capocannoniere della coppa dalle grandi orecchie. Non era mai stato così decisivo in Europa: sarà la volta buona?

Zlatan Ibrahimovic, migliore in campo contro il Bayer Leverkusen – Credits: EPA/FEDERICO GAMBARINI

Dario Pelizzari

-

C'era una volta uno Zlatan dimezzato, incontenibile nei campionati nazionali - nei quali furoreggiava con il piglio del fuoriclasse da prima pagina, meraviglioso nella sua proverbiale indolenza, spesso incontentabile e decisivo – epperò mai protagonista fino in fondo sui palcoscenici internazionali. Ibrahimovic campione a metà, si diceva, fenomeno contro le piccole nei tornei domestici, bello ma non impossibile nelle gare che contano in Europa. Appunto, uno Zlatan dimezzato. Perché raramente leader e conductor contro avversari di rango.

Cinque gol in 13 presenze nella seconda stagione con la maglia dell'Ajax, 2 in 8 in quella successiva. L'asso svedese prende per mano i biancorossi di Amsterdam e li porta a spasso per il continente tra gli applausi di tifosi e mestieranti. L'inizio non è male, tutt'altro. Ibra c'è e si fa sentire. Anche in Champions League. Tanto che nell'estate del 2004 la Juventus mette la mano al portafogli e sborsa per lui 16 milioni di euro. Mica bruscolini per un giocatore di 23 anni ancora tutto da scoprire. Il progetto funziona così così. Nei due anni in bianconero - segnati da “zero tituli” e tanti mugugni – l'attaccante di Malmö stecca in Europa spesso e volentieri. Alla fine, saranno tre i gol realizzati in 19 presenze in Champions con la casacca della Signora. Pochini per un cecchino della sua fama.

Il copione non cambierà negli anni successivi. Il ruolino di marcia di Zlatan l'imperatore dice 6 gol in 22 presenze con la casacca dell'Inter (5 nell'edizione 2007-08, ma tutti nella fase a gironi), e 4 in 10 nella breve (e certo per lui non felice) avventura con i galattici di Barcellona. Ibra dà la sensazione di essere sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Via lui e dentro Eto'o e l'Inter sale sul tetto d'Europa. Via lui e dentro Villa e il Barca entra nella leggenda. E mentre in Italia e in Spagna colleziona scudetti con una continuità disarmante, quasi come se fosse un portafortuna (prendi Ibra e vinci il campionato), davanti alla platea della Champions si sgonfia come un palloncino a contatto con le nuvole.

Le cose vanno meglio nei due anni al Milan. Ibra stende l'Auxerre con tre sberle nella prima stagione (in totale, i suoi gol saranno 4 in 8 presenze) e comincia a mostrare sprazzi di interventismo europeo nella seconda, condita da 5 marcature in 8 presenze. Da segnalare il gol segnato all'Arsenal nel fragoroso 4-0 rossonero, storia degli ottavi di finale. Zlatan finalmente protagonista nelle gare che si decidono in 180 minuti? La speranza travestita da sogno si spegne poco dopo. Ai quarti, il Milan incrocia il Barcellona, già affrontato nella fase a gruppi, e si fa male. Zero a zero a San Siro e capitombolo in Spagna: 1-3. Bye bye rossoneri. Bye bye Ibra.

Il trasferimento in Francia, a due passi dalla Tour Eiffel, non è indolore. Il giocatore viene accompagnato tra le braccia del Psg degli sceicchi insieme con Thiago Silva. Ragioni di blancio: il Milan sposa la spending review applicata alle faccende del pallone e Zlatan accetta con lo sbuffo. Andrà benissimo da subito. Soprattutto in campionato: 30 gol in 34 presenze. Ibrahimovic incanta e seduce dentro i confini nazionali. Al primo tentativo, arriva lo scudetto e la Supercoppa di Lega. Come si diceva, nulla di nuovo nella carriera dello svedese volante. Peccato che nulla cambi anche nel suo approccio all'Europa. Il Psg raggiunge i quarti e crolla sotto i colpi del solito Barcellona. Ibra si toglierà lo sfizio di segnare un gol alla sua ex squadra, ma non stravolge le sorti del doppio incontro: 2-2 a Parigi e 1-1 in Catalogna. Un'altra delusione, la stessa di sempre.

18 febbraio 2014: la possibile svolta. Che prende forma ufficialmente nel fortino del Bayer Leverkusen, squadra di ottime intenzioni e buona sostanza. Nella gara di andata degli ottavi di finale della Champions, Ibra si illumina d'immenso e spacca la partita con due gol, uno su rigore e l'altro su azione, una pennellata di grazia e talento che finisce nell'angolino e consegna la meritata gloria al suo autore. Ma c'è di più. Lo svedese recita la parte del protagonista assoluto. Per novanta minuti. Il migliore in campo è lui, senza alcun dubbio. Zlatan fa suo a fine gara lo scettro di capocannoniere provvisorio del torneo. Dieci reti in 6 partite, semplicemente straordinario. Come la quaterna di confetti che rifila all'Anderlecht nella fase a gironi. Qualcuno dice che è un fuoco di paglia e nulla più. Che Ibra presto o tardi tornerà a recitare la parte dello Zlatan dimezzato, bravo ma non bravissimo, campione ma non leggenda. Tuttavia, a 32 anni suonati non esiste domani se di mestiere fai il calciatore. E questo Ibracadabra lo ha imparato sul campo. Se continuerà a brillare come un diamante grezzo anche in Europa, gli si apriranno le porte del mito. Il suo personalissimo traguardo.

Twitter: @dario_pelizzari

© Riproduzione Riservata

Commenti