Calcio

Yaya Tourè, no all'Inter. Mancini deluso ancora dopo Cerci e Dybala

Il centrocampista che doveva essere il pilastro del progetto resta al Manchester City e il tecnico si interroga: chi ha sbagliato?

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Giovanni Capuano

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A meno di clamorosi colpi di scena Yaya Tourè resta al Manchester City: niente divorzio, solo una settimana fa dato per certo al 90%, con grande delusione dell'Inter e di Roberto Mancini, cui non basteranno le parole al miele dell'agente del giocatore per dimenticare in fretta la beffa. Seguito per mesi, agganciato, convinto (o così pareva) a sposare il progetto nerazzurro come ultima tappa di una carriera gloriosa, Yaya Tourè è stato blindato dal presidente Kaldoon Al Mubarak in persona. Ufficialmente si è sentito dichiarare incedibile e pilastro del City della prossima stagione e così ha ripiegato in fretta i propositi di fuga lasciando Thohir e gli uomini mercato nerazzurro a ragionare sul fallimento della trattativa più importante di questo inizio di mercato. Sempre a meno di clamorosi colpi di scena - perché il sospetto che si possa trattare di un gioco delle parti rimane vivo fino a prova contraria - l'Inter dovrà, dunque, studiare in fretta un piano B.

La sensazione è che la possibilità di prendere l'ivoriano sia stata sovrastimata per eccesso di ottimismo, senza considerare che il Manchester avrebbe potuto scegliere di far valere il contratto e che lo stesso Tourè potesse non avere tutto questo entusiasmo di lasciare la Premier League per tentare l'avventura in una club fuori dalle coppe. Tutto abbastanza prevedibile, ma che nelle ultime settimane era stato comunicato come superato dai fatti. Prudenza e ottimismo allo stesso tempo. Mancini è naturalmente deluso, ma a pesare è soprattutto la considerazione che il mercato nerazzurro fin qui gli ha regalato parecchie sorprese negative. A dicembre, ad esempio, il tecnico di Jesi aveva quasi annunciato l'arrivo di Cerci in un'intervista alla Gazzetta, salvo scoprire poche ore più tardi l'accordo tra Atletico Madrid e Milan. Anche allora si era speso personalmente per convincere il giocatore e gli uomini mercato del club avevano mancato la chiusura del colpo. Che poi Cerci sia stato un flop al pari di Podolski che ne ha preso il posto è tutta un'altra storia.

Due settimane fa, invece, Thohir ha dovuto incassare il no di Dybala pur essendo disposto a pareggiare l'offerta della Juventus. Mancini aveva parlato benissimo dell'attaccante argentino e sognava di metterlo insieme a Icardi per costruire il nuovo reparto offensivo. In questo caso il fascino del club campione d'Italia e con vista Champions ha potuto più dei soldi che Thohir era pronto a spendere. Nessuna colpa, insomma, ma la conferma che la strada per costruire un nuovo ciclo a Milano sarà lunga e in salita e che d'ora in poi saranno vietati passi falsi. I top player costano e non è facile convincerli a scendere di categoria rispetto ai top club.

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