Calcio

Violenza e razzismo negli stadi: come saranno le nuove norme

Niente chiusura e divieti, celle di sicurezza, pene personali e no all'anno sospensione delle gare: così Salvini vuole bonificare il calcio italiano

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Giovanni Capuano

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Pugno duro per sradicare i violenti, ma senza penalizzare la massa che segue il calcio ogni settimana. Dodici milioni di persone che, nel pensiero del Ministro dell'Interno Matteo Salvini, non possono ora essere penalizzate da seimila delinquenti (6500 i Daspo attivi).

Il grande vertice del Viminale con i responsabili del calcio e dell'Osservatorio delle manifestazioni sportive, convocato dopo i fatti di San Siro, porta alla decisione di riscrivere da zero le norme sulla sicurezza negli stadi. Un testo del 1989 più volte emendato che ha bisogno di essere "riscritto e modernizzato". Dentro c'è tutto, dalle camere di sicurezza negli impianti alla certezza della pena per i violenti. Non la sospensione delle partite e nemmeno il divieto di trasferta i gli stadi chiusi che "rappresentano la resa dello Stato e la sconfitta del calcio".

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Il vertice col Viminale dopo i fatti di San Siro – Credits: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Come cambieranno le norme

Ecco i pilastri della riforma della gestione della sicurezza dentro e intorno gli stadi italiani. Proposte che verranno inserite all'interno della normativa riscritta partendo dal presupposto della "responsabilizzazione" e del dialogo con chi accetta il confronto e della tolleranza zero con "quelli che vanno allo stadio per spacciare droga o fare scommesse clandestine".

CERTEZZA DELLA PENA - Accelerazione dei tempi di giustizia per i reati da stadio (per i quali è privisto anche un aggravio di pena è una diversa modulazione delle sanzioni accessorie). Aiutare i club a costruire impianti moderni nei quali prevedere anche celle di sicurezza per isolare i violenti e intervenire immediatamente. Anche la funzione degli steward andrà ridisegnata con poteri maggiori, ma nel contesto di stadi infrastrutturati. Lo stesso vale per la figura dello SLO con la quale i club dialogano con i tifosi.

RESPONSABILITÀ OGGETTIVA - Rischia di essere un'arma di ricatto in mano a tifoserie infiltrate. Si va verso un sistema di responsabilità del singolo (penale e non solo) che non penalizzi le società e la massa di persone senza colpe. No a stadi chiusi e partite sospese.

RAZZISMO E SOSPENSIONE - Il Governo è contrario e, comunque, rimane la responsabilità finale del responsabile dell'ordine pubblico e non dell'arbitro. Condanna del razzismo, ma servono criteri oggettivi difficilmente identificabili per decidere se un coro è discriminatorio o semplicemente maleducato. Uniformità del sistema di sanzioni su tutto il territorio. 

TRASFERTE COLLETTIVE - L'idea è ripristinare le trasferte collettive in base al principio secondo il quale gli ultras sono più controllabili su un treno prenotato identificandosi piuttosto che in carovane sciolte. L'identificazione servirà per colpire singolarmente chi si macchia di reati. No a divieti di trasferte, ma regole certe per la vendita tagliandi nei settori ospiti.

ORARI DELLE PARTITE - Pur capendo le esigenze del calcio e delle televisioni, si va verso un inasprimento nella scelta delle gare per le notturne. Deve essere una decisione degli organismi di forza pubblica pur essendoci contratti firmati e slot venduti alle pay tv. Le gare a rischio devono andare in orari diurni.

I numeri della violenza

Detto che anche i tesserati vengono richiamati a comportamenti più attenti e responsabili, con tirata d'orecchie soprattutto per i presidenti, ecco il bilancio di incidenti e forze dell'ordine nei primi cinque mesi della stagione culminati negli episodi tragici di Inter-Napoli costati la vita al capo ultrà Daniele Belardinelli.

In calo netto il numero feriti civili (-60%) e tra le forze dell'ordine (-50%) che continuano a essere impegnate in maniera massiccia per garantire l'ordine pubblico: 75mila agenti contro gli 83mila di un anno fa.

Nessuno steward ferito, in calo anche arresti (da 50 a 10 con un significativo -80%) e denunciati (da 555 a 316). Sempre troppi ma, secondo il Ministro Salvini, non sufficienti per considerare gli stadi un'emergenza di ordine pubblico.

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