Calcio

La Var è il futuro: 5 proposte per migliorare il protocollo

Ha cancellato molti errori ma c'è chi non la vuole. Chiaro errore, challenge e figure specializzate: così si può rendere più funzionale

Var proposte migliorare protocollo errori

Giovanni Capuano

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Tra favorevoli e contrari la Var (Video Assistenza Arbitrale) continua a dividere il mondo del calcio. Su richiesta della Fifa l'Ifab, board che valuta le modifiche al regolamento del gioco del calcio, ha dato il via libera al protocollo Var attualmente in uso aprendo all'utilizzo nel Mondiale di Russia 2018. L'Uefa, contraria, ha ritardato di almeno una stagione l'introduzione nella Champions League mentre nei maggiori campionati europei il dibattito è aperto.

Una discussione a tratti strumentale, inquinata dalle polemiche settimanali per gli errori che sono drasticamente diminuiti ma, a differenza di quanto si aspettavano tanti, non del tutto spariti. L'impressione è che il (o la) Var sia un percorso irreversibile, dal quale non si potrà tornare indietro.

Anche i contrari dovranno adeguarsi e mettersi al passo. Due anni di sperimentazione, offline e online, sono un tempo sufficiente però per cercare di capire anche come lo strumento del supporto tecnologico possa essere rivisitato e migliorato.

In che modo? Ecco cinque proposte concrete per intervenire. A formularle in un colloquio con Panorama è Luca Marelli, ex arbitro di Serie A e profondo conoscitore del protocollo Var nella sua versione attuale.

Modificare la dizione 'chiaro errore' in 'errore possibile'

"Oggi il protocollo Var prevede che si possa intervenire solo in presenza di un "chiaro errore" o di una situazione non vista dall'arbitro di campo. Modificare in "possibile errore" aprirebbe la strada a un confronto più libero tra Var e direttore di gara, eliminando l'attuale status secondo cui un varista che chiama l'arbitro alla revisione sta di fatto certificando un suo errore.

Si darebbe vita così alla moviola in campo? No. Semplicemente si amplierebbe il margine di intervento con il risultato di vedere un numero maggiore di review negli episodi dubbi in cui oggi si evita la revisione perché restano in una zona grigia interpretativa".

Ampliare la casistica scritta del protocollo

"Oggi i campi di intervento sono delineati solo per grandi temi: rigori, gol, espulsioni e scambio di persona. E' necessario che, così come avviene per il regolamento del gioco del calcio, venga codificata una casistica il più possibile ampia caso per caso. 

Diventerebbe strumento di chiarezza per gli arbitri, obbligati all'uniformità di giudizio e utilizzo, oltre che per gli addetti ai lavori e osservatori esterni oggi penalizzati nella conoscenza (peraltro scarsa) delle regole d'utilizzo. 

Un documento di 67 pagine, che sarebbe anche utile tradurre ufficialmente in tutte le principali lingue del mondo, non può bastare per normare uno strumento così importante nella svolgimento delle partite".

Comunicazioni pubbliche tra arbitro e Var

"Sul modello della Nfl, così che il direttore di gara possa argomentare cosa lo ha portato a prendere la decisione dopo la review. Sarebbe il passo avanti che copre l'attuale vuoto nella comunicazione tra il mondo arbitrale e il pubblico. Che gli arbitri rispondano a domande è ancora prematuro e impensabile, non solo in Italia.

Ma dare ai fischietti l'opportunità di spiegare al pubblico allo stadio e a casa significherebbe aiutare a comprendere la decisione, placare gli animi e creare un rapporto più trasparente. Nessuna immagine, invece, sui maxischermi dello stadio perché spingerebbero il pubblico a crearsi comunque un piano parallelo di valutazione acritica dell'episodio contestato".

Introdurre un challenge per squadra

"Ipotesi da valutare come adeguamento del protocollo, esattamente come fatto in altri sport che hanno man mano modificato le regole di utilizzo della video assistenza arbitrale. E' vero che oggi i Var effettuano un check silenzioso di tutti gli episodi, ma si può immaginare che il processo coinvolga in maniera diretta gli allenatori.

Una chiamata per partita a disposizione di ogni squadra legando l'utilizzo del challenge a una forma di penalizzazione. Ad esempio, pensando alla perdita del diritti di compiere una sostituzione nel caso la revisione abbia dato torto a chi l'ha richiesta. Sarebbe un deterrente contro l'uso tattico del challenge".

Creare un team di addetti Var

"Una volta gli arbitri erano anche guardalinee e viceversa. Poi le due figure si sono specializzate e divise. Quindi sono arrivati gli assistenti e oggi non sarebbe immaginabile che un fischietto potesse essere designato anche come assistente. 

Arbitro di campo e 'varista' hanno specializzazioni differenti ed è fisiologico che nell'evoluzione del gioco del calcio finiscano per avere anche percorsi dedicati. Basta una squadra di una trentina di persone per campionato, altamente specializzate e formate; figure distinti da quelle dell'arbitro e dell'assistente, con percorsi di formazione specializzati così come alta deve essere la specializzazione e la sensibilità tecnica e procedurale che gli è richiesta.

Stare al Var è un lavoro usurante, non una passeggiata. Creare una squadra dedicata significa anche consentire turni di riposo o pause di riflessione nei momenti di difficoltà e appannamento".

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