Calcio

Arbitri, errori e polemiche: anche il Var soffre di sudditanza psicologica

Juventus, Napoli e Roma favorite dalle scelte arbitrali e scatta la rivolta delle piccole. Perché anche con le immagini gli errori sono a favore delle big?

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Giovanni Capuano

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Il Var fa discutere e a metà stagione del campionato di Serie A si conferma argomento che divide. La tecnologia ha certamente cancellato molti errori arbitrali, ma quanto accaduto nelle ultime settimane prima della sosta ha suscitato un vespaio di polemiche. Le piccole squadre accusano gli arbitri di continuare a favorire le grandi, anche attraverso l'utilizzo delle immagini.

Dopo l'episodio del braccio di Bernardeschi in Cagliari-Juventus non visto da Calvarese e non fatto revisionare da Banti al Var, il presidente dei sardi Tommaso Giulini ha dato voce al sospetto che anche il Var (o la Var inteso come strumento) si stia ammalando di sudditanza psicologica

Una tesi avallata da una serie di interventi o mancati, errori, interpretazioni che da dicembre in poi hanno spesso soccorso le big nei momenti di difficoltà. A memoria si ricordano le proteste della Spal uscita sconfitta dall'Olimpico contro la Roma, quelle dello stesso Cagliari per il gol di Fazio in tempo di recupero con sospetto tocco di braccio, il mani perdonato a Mertens in Crotone-Napoli e il polverno sollevato da Doveri, poi fermato, in Juventus-Torino di Coppa Italia per il mancato annullamento del raddoppio bianconero viziato da fallo di Khedira su Acquah.

E anche la Lazio, protestando per la gestione della coppia Giacomelli-Di Bello nella sfida col Torino (mani di Iago Falque ignorato e successivo rosso mostrato a Immobile) ha in fondo sollevato lo stesso tema e, cioé, che possa esserci un disegno per farla fuori dalla zona Champions League a favore delle altre grandi più potenti dei biancocelesti.

Var, una svolta con tanti nemici

Tesi impossibile da provare, anche se basta mettere in fila le moviole della prima metà della stagione per verificare come sia cambiata la ragione delle proteste anti-Var. Che restano numerose, trasversali e a volte insospettabili. Come se la svolta che doveva togliere di mezzo dubbi e polemiche abbia da difendersi prima di tutto dal fuoco amico di tanti addetti ai lavori che male la digeriscono, un po' per gli errori (troppi) e molto per partito preso.

Detto che di sperimentazione si tratta, infatti, va anche sottolineato come il saldo tra scivoloni evitati e danni procurati rimane nettamente positivo. Eppure... Eppure all'inizio non piaceva alle big e le prese di posizione di personaggi del calibro di Sarri, Allegri, Buffon e Di Francesco avevano fatto discutere.

Adesso a lamentarsi sono i pesci piccoli, quelli che stanno covando il sospetto che nella fase decisiva della stagione la corsa scudetto sia privilegiata rispetto a quella per salvarsi. "Anche noi ci giochiamo la vita ad ogni partita" ha detto il presidente del Cagliari, come a significare il retropensiero che gli arbitri in campo e dietro lo schermo possano essere condizionati dal peso della squadra protagonista dell'episodio.

La cara, vecchia, sudditanza psicologica che rientra dalla finestra dopo essere stata cacciata dalla porta principale in autunno. C'è solo un modo per dimostrare che non è così: correggere gli errori in fretta, uniformare l'utilizzo della Var, spiegare cosa si può e cosa non si può fare a chi ancora non l'ha capito (non solo tra i tifosi purtroppo) e sanzionare, se necessario, chi sbaglia in maniera palese dimostrando di non aver ancora digerito la svolt.

Solo così non si correrà il rischio di gettare via uno strumento utilissimo e che rappresenta il futuro. Quanto accaduto nelle ultime settimane è segnale di confusione e mai la sosta è stata così utile per fare il punto. Il rodaggio è fisiologico ma non può essere infinito.

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