Calcio

Crollo Napoli: addio scudetto a nervi scoperti

La squadra di Sarri crolla a Udine: espulsi il tecnico e Higuain. Tutti i motivi della resa partenopea

Higuain espulso 2

Giovanni Capuano

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Il sogno di riportare lo scudetto sotto il Vesuvio è svanito in una domenica di inizio aprile, sul campo di una squadra in corsa per la salvezza e che mai, nelle settimane precedenti, aveva dato così grandi segnali di vitalità.

Il Napoli si butta via, cade contro l'Udinese e, in preda a una vera e propria crisi di nervi, vede la Juventus scappare via: 6 punti di distacco a 7 giornate dalla fine assomigliano a una sentenza, anche perché la differenza reti (+4 in favore dei bianconeri) regala ad Allegri un ulteriore bonus.

 

Squadra troppo nervosa e la resa di Higuain

L'immagine simbolo dell'addio ai sogni scudetto è Gonzalo Higuain, trascinato dai compagni a bordo campo dopo aver incassato dal contestato Irrati il secondo giallo e l'espulsione. L'argentino si era messo sulle spalle la squadra rimediando al primo pasticcio difensivo con la rete numero 30 del suo incredibile campionato, ma questa volta non è stato sufficiente.

Troppo nervoso il Napoli, schiacciato mentalmente prima ancora che fisicamente e tatticamente da un'ottima Udinese. Sarri temeva da settimane per la tenuta psicologica dei suoi e la realtà ha confermato i suoi timori. Alla vigilia si era lamentato per l'ennesima volta del calendario e della mancata contemporaneità con la Juventus, in campo si è fatto buttare fuori dopo meno di mezz'ora per proteste. Esagerato.

Sarri e l'alibi precostituito per la sconfitta

Il tecnico toscano farà bene a riflettere su come sono andate a finire le cose. Continuando a discutere su calendario, orari e scelte della Lega ha fatto un favore ai suoi o ha preconfezionato l'alibi perfetto? Che messaggio ha fatto arrivare a un gruppo già poco abituato di suo a stare così in alto?

Tra l'altro i numeri lo smentiscono, perché nel girone di ritorno la Juventus ha giocato prima 9 volte contro le 5 del Napoli, ma in 4 di queste occasioni non c'è stata alcuna discrezionalità da parte della Lega essendoci obblighi legati agli impegni europei delle due squadre o richieste precise dell'Osservatorio del Viminale. Dunque, zero alibi. Eppure le energie mentali dei partenopei si sono consumate anche così.

Reina, assenza troppo pesante (e quel mercato mancato)...

L'altra considerazione è che il Napoli ha pagato carissimo l'assenza di Pepe Reina. Non è mancato solo il portiere, ma la guida spirituale della difesa e dell'intera squadra. Gabriel ha fatto il possibile, ma è franato sull'episodio decisivo, quello che ha indirizzato la partita dalla parte dell'Udinese pochi istanti prima dell'intervallo.

E' evidente che fare a meno del numero uno sia un rischio che tutti corrono, ma il ragionamento va esteso alla scelta del Napoli di giocarsi il campionato con 12-13 giocatori al massimo. Una rotazione strettissima che nemmeno il mercato di gennaio - con la possibilità di vincere lo scudetto - ha modificato. Che De Laurentiis si sia fatto sfuggire l'attimo decisivo?

L'obbligo di non gettare tutto al vento

Resta l'applauso che merita la stagione del Napoli fin qui. Un campionato da record e non solo grazie alle reti di Higuain. Sarri ha costruito una macchina da gioco funzionale e a tratti irresistibile, che ha tenuto testa alla Juventus con orgoglio e dignità pagando la coperta corta, la scarsa abitudine a queste altezze e la presenza di un avversario mostruoso nella sua regolarità.

Ora l'obbligo è non gettare tutto al vento. Il Napoli merita di chiudere secondo e andare in Champions League senza patemi agostani: attenzione, il calendario è difficile e propone due trasferte contro Inter e Roma che sono autentiche trappole. Sarri compia l'ultimo miracolo: dimentichi i facili alibi e regali alla sua gente un finale all'altezza della recita.

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