Tutto l'Andrea Pirlo che non avete (ancora) letto

Gli scherzi a Gattuso, le fughe a Madrid, Barcellona e Londra, la beffa di Istanbul. Ritratto di un fuoriclasse vero

Pirlo stanco

Mercato e non solo: l'addio al Milan, le motivazioni nell'approdare alla Juventus, i corteggiamenti di Inter e Roma e il rapporto speciale con Antonio Conte. No, nel libro di memorie e aneddoti 'Penso quindi gioco' che Andrea Pirlo ha consegnato alle librerie (edizione Mondadori) c'è il ritratto di un campione che tutti ammirano e nessuno conosceva così da dentro. Tanto timido e schivo secondo il giudizio altrui, quanto simpatico e aperto per chi ha condiviso la carriera con uno dei maggiori talenti espressi dal calcio italiano. Un uomo (oltre che un giocatore) mai banale anche nelle sue scelte. Ecco alcune delle storie che racconta.

IO E IL REAL MADRID - Estate del 2006, quella del Mondiale vinto in Germania. "In quel momento non ero più un giocatore del Milan ma del Real Madrid. Nella testa, nel cuore, nell'anima ma soprattutto con un contratto di cinque anni già pronto e uno stipendio al di là del bene del male" scrive Pirlo. E ricorda le telefonate con Capello e il disegno di inserirlo a centrocampo con Emerson. Tutto saltato per il no di Galliani e del Milan e per un contratto in bianco presentato a lui e al suo procuratore. Perché voleva andarsene? Era l'estate di Calciopoli "un giorno si leggeva che ci avrebbero retrocesso in serie B e quello dopo di penalizzazioni... Un puttanaio mai visto... Però ero sicuro di una cosa: non sarei mai sceso in serie B".

IO E IL BARCELLONA - 25 agosto 2010, la notte del Trofeo Gamper e dell'incontro con Guardiola chiuso nel suo ufficio al Camp Nou. "Stiamo cercando un centrocampista da alternare a Xavi, Iniesta e Busquets e quel centrocampista sei tu. Hai tutte le caratteristiche per giocare nel Barcellona e una in particolare: sei un fuoriclasse" l'offerta di Pep. Irresistibile per chi, come Pirlo, ha il mito del Barcellona. E infatti lui vuole andare ma non se ne fa nulla perché il Milan non cede. Arriva Ibrahimovic ma il sogno di vestire blaugrana per Andrea rimane tale. Confinato alle sfide alla PlayStation con Nesta.

IO E IL CHELSEA - Nell'estate del 2009 Pirlo vuole andare da Ancelotti al Chelsea. Berlusconi lo blandisce e gli annuncia l'acquisto di Huntelaar. Andrea ricorda che a Londra gli offrono un quadriennale."Ma che problema c'è , Andrea? Di questo parlerai sicuramente con Gallianoi, ne sono certo. Dallo per scontato". Due mesi prima (giugno 2009) era stato intercettato mentre parlava con un tifoso: "Pirlo mi costa troppo... 54 miliardi di lire all'anno".

IO E LA NAZIONALE - "Dopo il Mondiale 2014 in Brasile smetterò di giocare con l'Italia, appenderò il cuore al chiodo, però fino ad allora nessuno - se non Prandelli per scelta tecnica - dovrà permettersi di chiedermi di abbandonare". Non accadrà come lo stesso ct scrive nella prefazione. E ancora: "Se non per saltare qualche amichevole, nessuno dei club in cui ho giocato ha mai fatto pressione perché rinunciassi a una convocazione. Partivano da una certezza: avrebbero incassato una risposta poco gentile".

IO E GATTUSO - Da leggere, da cima a fondo. Una per tutte: "Lo chiamavo terrone e lui mi picchiava, allora per vendicarmi gli rubavo il cellulare e con il suo numero mandavo un sacco di sms a Braida". Come durante una trattativa per il rinnovo del contratto: "Caro Ariedo, se mi dai quello che voglio io ti do mia sorella". Seguono botte e altri scherzi per la parlata di Rino o in ritiro con la nazionale l'agguato con l'estintore nel cuore della notte. E forchettate che qualche volta sono costate un'assenza strategica da partite.

IO, CONTE E LE SCOMMESSE - Che Pirlo ritenga Conte il numero uno è già stato scritto. Nel libro ricorda il periodo della sua squalifica per omessa denuncia: "Alessio a Carrera facevano semplicemente quello che diceva lui, non è che avessero molto da inventarsi. Neppure nelle interviste post partita potevano godere di particolari margini di libertà: loro ci mettevano la faccia e Conte i concetti". Teleguidati. Si era capito.

IO E MORATTI - E' il vicino di ombrellone a Forte dei Marmi e Pirlo ne parla così: "E' una bravissima persona, esattamente come si vede in televisione. Un padre di famiglia, un lord fuori contesto, un pezzo di pane in un mondo di squali... Averne di presidenti come lui". L'Inter era la sua squadra del cuore. Fosse rimasto Lippi, spiega, sarebbe diventato una bandiera del club ma poi arrivò Tardelli e non lo fece mai giocare: "Stavo male, soffrivo. Quante volte avrei voluto dirgli. 'Sai dove te lo puoi mettere quell'urlo che ti ha reso famoso?'".

IO E LA BEFFA DI ISTANBUL - 25 maggio 2005 Milan-Liverpool allo stadio Ataturk. Come è finita lo sanno tutti. Cosa è successo dopo no. "Non mi sentivo più un giocatore e già questo era devastante, ma neanche un uomo e questo era peggio... Non mi specchiavo, avevo paura che l'immagine riflessa rispedisse indietro uno sputo". Confessa di aver pensato di smettere e lo definisce "un breve e intenso periodo di merda".

Il resto merita di essere letto. Dalla prima all'ultima pagina. Ah, c'è anche il racconto di quella volta che al Mondiale 2006 Lippi chiuse tutti in una stanza denunciando che tra di loro c'erano solo spie e un "gruppo di stronzi". Poi arrivò la notte di Berlino.

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