Calcio

Totti a Scampia: sarebbe bello, ma inutile

Il capitano della Roma sulla tomba di Esposito: solo una suggestione. Per motivi di sicurezza e perché prima serve un altro gesto: rompere con i violenti

Piazza Ciro Esposito Ansa

Giovanni Capuano

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Sarebbe bello se Francesco Totti trovasse un'ora per uscire dal bunker del ritiro della Roma e andare da mamma Antonella. E sarebbe meraviglioso se i due, insieme, si recassero a rendere omaggio alla tomba di Ciro, caduto in nome del calcio dopo 50 giorni di terribile agonia. Non Totti e la signora Leardi, ma Francesco e Antonella, gli unici simboli davanti ai quali anche i barbari da curva che popolano il nostro calcio possono trovare motivazioni per sotterrare l'ascia di guerra. Sarebbe bello ma certamente è impossibile e, forse, non sarebbe nemmeno giusto. Di sicuro l'appello che è stato lanciato da Scampia, con l'obiettivo di provare a disintossicare una partita che si è trasformata in guerra, è sincero e non la solita boutade di chi cerca pubblicità. Viene dal cuore perché l'immagine sarebbe così potente da sovrascriversi alle altre mille che in questi mesi sono state (e abbiamo) pubblicate e che hanno raccontato in modo anche crudele la follia del 3 maggio.

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Bello e impossibile. Ingiusto. Perché il mondo del calcio ha bisogno d'altro per trovare pace. Sarebbe bello se Totti andasse sulla tomba di Ciro, ma ancor di più sarebbe stato bello se in questi sei mesi lui e tutti gli altri avessero preso le distanze con nettezza da quel mondo in cui sono nate le rivalità che intossicano le nostre domeniche e svuotano i nostri stadi. Non è accaduto, al di là di qualche frase buttata lì. E' un legame troppo stretto per essere sciolto. Sarebbe bella l'immagine di Totti davanti alla tomba di Ciro, se non fosse che una sua visita a Scampia dovrebbe essere frutto di una trattativa con i capibastone che controllano il quartiere, i capi curva del Napoli e financo quelli della Roma. Perché non tutti accetterebbero di vedere il proprio Capitano andare a rendere omaggio al nemico caduto. E' una logica perversa, ma è la logica delle nostre curve, quella che ha spinto gli ultrà della Roma prima a stringersi intorno a De Santis e poi a denunciare le derive dei cani sciolti. La logica, perversa, che pretende una vendetta per la morte di Ciro.

E' vero che a volte i gesti simbolici sono così forti da invertire il corso della storia. Guai, però, a fermarsi a quello come quasi sempre è accaduto. Quindi sarebbe bella l'immagine di Francesco e Antonella in silenzio a dire una preghiera per Ciro, ma ancor di più lo sarà vedere i nostri calciatori rifiutare l'abbraccio mortale con i violenti da stadio. Aspettiamo con ansia il giorno in cui qualcuno non si piegherà all'inchino alla curva o (ed è accaduto anche pochi giorni fa) alla penitenza dopo una sconfitta. Oppure non si toglierà la maglia a comando e avrà il coraggio di dire: "Basta". Fino ad oggi non è accaduto, nemmeno dopo la morte di Ciro. 

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